E’ difficile comprendere l’animo femminile per un uomo, così come, probabilmente, è vero anche il contrario. Si ha come la sensazione che in passato ci fossero modelli prestabiliti all’interno dei quali tali incomprensioni venivano risolte, per così dire, oggettivamente dalla società. Tali modelli erano quasi sempre profondamente ingiusti nei confronti della donna. Ed è quindi giusto che stiano tramontando. Adesso, però, è venuta del tutto a galla la quasi totale impossibilità di cogliere gli stati d’animo dell’altro genere. Si annaspa. Alcuni cercano di afferrare pragmaticamente quali sono le istruzioni per l’uso e rinunciano a capire, considerando i pensieri dell’altro alla stregua di una sorta di scatola nera, come facevano i comportamentisti. Ma chi vorrebbe saperne di più va incontro spesso a forti delusioni.
Hanno scoperto alcuni poliziotti che approfittavano della loro posizione per estorcere denaro. Intervistato in TV, il capo della Polizia locale ha detto che se qualcuno della Polizia ha sbagliato deve pagare. Sono espressioni del tutto inappropriate. Avrebbe dovuto dire, se qualcuno ha violato la legge subirà la sanzione appropriata. Non dobbiamo sovrapporre il nostro linguaggio morale a quello giuridico. Noi non possiamo sapere se quei poliziotti hanno sbagliato o meno, perché non conosciamo le motivazioni che li hanno condotti ad agire a quel modo. Non sappiamo neppure se erano realmente liberi di non agire così. Possiamo solo affermare che non vogliamo che nel nostro contesto sociale le persone agiscano in questo modo e che faremo tutto il possibile per evitarlo, punendo chi commette tali reati, come esempio per gli altri e come impedimento affinché egli non li ripeta.
Ho partecipato a una conferenza sulle persecuzioni antiebraiche a Bologna dal 1938 al 1945. Molto interessante. Tuttavia è emerso di nuovo il mito che gli italiani sono diversi dagli altri, perché al riguardo non avrebbero collaborato con il Fascismo e il Nazismo. Certo ci sono state importanti eccezioni, ma questa non è stata la regola. Ad esempio, mia bisnonna è morta sul treno per Auschwitz a causa di una delatrice. Pensiamo invece a come i danesi abbiano salvato tutti gli ebrei del loro Paese. Si fa il confronto con la Polonia o con la Lituania, dove la popolazione si è comportata molto peggio. Ma là gli ebrei erano milioni, non migliaia. Che il numero faccia la differenza lo stiamo vedendo adesso che i musulmani in Italia cominciano a essere tanti. Infatti gli italiani stanno diventando xenofobi, come tutti gli altri.
Oggi molti scienziati sono convinti che tutto prima o poi si spiegherà con la fisica, la chimica e la teoria dell’evoluzione. Può essere, anche se non riesco bene a capire che cosa sia una spiegazione di tutto. E’ tuttavia certo che adesso solo una parte minima della realtà che ci circonda è comprensibile nei termini di quelle teorie. Diciamo un decimo. Per farsi un’idea degli altri nove decimi conviene studiare storia, psicologia, economia, sociologia, antropologia, leggere i grandi classici della letteratura ecc. E allora, se qualcuno ha scelto come modo della propria esistenza la conoscenza non può che coltivare tutte queste scienze assieme. Ecco, in un certo senso, che cosa è la filosofia, un percorso fra tutte queste attività umane. Forse tra mille anni il filosofo studierà solo scienze naturali, perché esse saranno in grado di comprendere una parte molto più grande della realtà, ma quelle teorie future saranno profondamente diverse dalle attuali e avranno, in un certo qual modo, risucchiato in sé le odierne scienze umane.
Achmedinegiad non ha torto a sostenre che esiste una connessione fra la fondazione dello stato di Israele e la Shoah. In effetti senza quel terribile evento l’ONU difficilmente avrebbe acconsentito alle richieste di autonomia dei primi coloni ebrei in Palestina. Già allora era chiaro che sarebbe scoppiata una guerra di difficile soluzione. L’operazione è stata molto miope dal punto di vista politico. I sensi di colpa di tutti gli Alleati e le immagini tremende di Auschwitz hanno giocato un ruolo decisivo. Tuttavia politicamente ilrisarcimento a un errore è il creare le condizioni affinché la situazione che lo ha reso possibile non si ripeta. La fondazione dello stato ebraico non andava in questa direzione, anche se non si può dire che sia la prosecuzione della Shoah, come dice il Presidente dell’Iran. Certo è che l’antisemitismo sta rinascendo e non solo nei paesi arabi.
Nel caso delle elezioni in Palestina ci si chiede: e se vincesse Hamas contro Fatah? Cioè, e se trionfasse democraticamente un partito non democratico? Si può accettare una procedura democratica che decide di non esserlo? Nel caso del Nazismo e del Fascismo le cose non sono andate proprio così, anche se questi partiti hanno ottenuto grande potere, benché non la maggioranza, mediante metodi sostanzialmente democratici. E poi hanno realizzato il loro programma non democratico. In questa situazione emerge, credo, la rilevanza del concetto di diritto naturale, nel senso antico del termine, come diceva Leo Strauss. Ovvero nel senso che, benché non ci siano diritti naturali del singolo cittadino, che erano sostenuti dai moderni e che, in fondo la Arendt ha dimostrato infondati, ci sono tuttavia diritti naturali della convivenza civile. E questi possono essere difesi con la forza e non possono essere abrogati per legge. E’ questa rimarrà sempre la differenza radicale fra chi durante la seconda Guerra mondiale ha combattuto da una parte e chi dall’altra, concesse tutte le importanti sfumature e vie di mezzo che si possono individuare.
guido fano Says:
January 19th, 2006 at 5:49 pm eSono sostanzialmente d’accordo con quanto scritto sopra sui rischi che si corrono a lasciare che delle forze fondamentaliste ed essenzialmente non democratiche vadano al potere partecipando a delle elezioni democratiche. E credo anche che a un certo momento possa essere necessario l’uso della forza per fermarle, anche se certo non nel modo improvvido usato da Bush.
Ma, pur essendo consapevole che le mie parole potranno peccare di eccessivo ottimismo, non è completamente detto che una eventuale ascesa di Hamas alla guida dei palestinesi sia nociva al processo di pace; ciò è probabile, ma non certo, perchè vi è un altra possibilità: e cioè che Hamas decida che è il momento, sia pure per ragioni tattiche, di accettare un compromesso territoriale con Israele. Se ciò avvenisse, come è già accaduto altre volte nella storia (vedi ad es. il caso di De Gaulle che riuscì a far accettare ai francesi residenti in Algeria l’abbandono del paese) forse Hamas potrebbe far accettare ai palestinesi una spartizione più facilmente di quanto non riuscirebbe a fare Abu Mazen. Inoltre non bisogna dimenticare che governando e avendo quindi tutte le strutture più esposte al rischio di attacchi aerei, è meno facile parlare di guerra e di distruzione totale dello Stato ebraico.
Non sono in grado di valutare se questa compromissione politica dei DS con l’affare UNIPOL possa nuocere al Centrosinistra dal punto di vista elettorale. Certo la compromissione giudiziaria di Berlusconi non gli ha nuociuto molto; ed è stato un errore politco insistervi tanto da parte della sinistra. Il problema del governo Berlusconi non è il fatto che il Primo Ministro sia o meno in regola con la legge, ma che le leggi promulgate e le scelte politiche attuate andavano in generale a favore dei pochi che hanno già e contro i molti che non hanno, come si vede dal fatto che in Italia la distanza fra ricchi e poveri si è aggravata in questi anni. Oppure che questo Governo ha tagliato gli investimenti in cultura e formazione e ricerca invece di triplicarli, come farebbe un politico lungimirante. Certo ho trovato giusto il richiamo di Casini e Fini a occuparsi delle idee e non dei processi e delle accuse. In fondo un politico non lo si giudica dalla sua moralità personale, ma da ciò che è in grado di fare per il benessere e la pace e la democrazia della collettività. Il Corriere della sera di oggi riporta solo in una pagina lontana il fatto che l’Italia è 60 anni indietro da un punto di vista della ricerca tecnologica rispetto agli Stati Uniti o ai paesi messi meglio in Europa, come risulta da un’indagine della Commissione europea. Credo che siano questi i problemi e non se D’Alema ha bevuto un Crodino assieme a Consorte o Berlusconi ha approfittato di un condono.
Oggi, alla Camera, un deputato della Lega, nel contrastare la legge sull’amnistia e l’indulto, si è rifatto alla lezione dei filosofi della Magna Grecia, cioè Aristotele e Platone! e a quelli del secolo scorso, cioè Kant e Hegel! La Magna Grecia è il Sud Italia e Aristotele e Platone erano greci; il secolo scorso è il Novecento e Kant è vissuto nel Settecento, mentre Hegel nell’Ottocento. Questo aneddoto non ha un gran significato politico, né sociologico; che il nostro sistema elettorale selezioni spesso persone non dotate di un’adeguata cultura è cosa nota. E’ tuttavia un episodio divertente.
Un anno fa il Manifesto riproponeva l’articolo dell’economista Federico Caffé “La solitudine del riformista”, in cui il grande economista keynesiano tracciava la figura di chi vuole migliorare le situazioni come di un isolato preso fra l’incudine dei conservatori e il martello di coloro che credono solo alle grandi palingenesi, per cui stigmatizzano i piccoli passi, alla ricerca dei cambiamenti radicali. ll tono drammatico di quella pagina si accompagna all’improvvisa e misteriosa scomparsa di Caffé. In realtà il riformista è tutt’altro che solo, poiché è la voce di quella maggioranza silenziosa, che vorrebbe modificare le cose, ma soccombe sotto l’arroganza di chi detiene i privilegi e non vuole cederli e di chi incapace di pensare un progetto politico effettivo, sa solo strillare.
E’ tornata alla ribalta la celebre frase del “mercenario” detta subito prima di essere assassinato. E con lui l’orgoglio nazionale di Fini e il giudizio di irrilevanza politica del Direttore del Manifesto. Sicuramente Quattrocchi non era andato in Iraq mosso dall’altruismo o da un coerente disegno politico, ma con l’obiettivo di far soldi in un modo discutibile. Ma, almeno dalle Lettere di S.Paolo e, più vicino a noi, dall’enciclica Pacem in terris di Giovanni XXIII, sappiamo che non bisogna confondere l’errante con l’errore. Di fronte alla morte Quattrocchi, in un mondo lontano e ostile, probabilmente preso anche da un odio per gli arabi che lo stavano ammazzando, ha voluto affermare il suo essere italiano. E’ un impeto d’orgoglio, che commuove e fa ripensare a chi nel passato si è sacrificato consapevolmente per l’Unità d’Italia e per la liberazione dal Nazifascismo. Quattrocchi resta quello che era, ma quest’azione colpisce, anche se unica e isolata. Mi viene in mente il lungo servizio sull’Italia dell’Economist di qualche settimana fa, che, dopo aver mostrato tutti i guai di un’Italia che culturalmente ed econimicamente sta andando alla deriva, molto più di quanto succede in altre democrazie europee e non, nell’ultimo articolo riprende autorevolmente il luogo comune trito e campanilista del tipo “ma in fondo l’italiano ha fantasia e alla fine ce la farà”. Io non ci ho mai creduto, ma forse è vero!
Delle Anime morte di Gogol, a volte si sente dire che è un libro che descrive la situazione tremenda dei contadini in Russia ai tempi della servitù della gleba. Altri dicono che da Gogol deriva tutta la letteratura russa successiva, cioè Tolstoj e Dostoievskji. In realtà è un grande romanzo comico, dove l’ironia dell’autore si scaglia contro quasi tutti gli aspetti della natura umana, senza pietà. E’ appunto questo che lo distingue da Dostoevsji, che invece guarda con compassione ai suoi personaggi. Cicikov, il protagonista, molto dotato e di umile origine, cerca di salire la scala sociale e incontra una serie di disavventure, fino a che gli riesce questo grottesco commercio di contadini morti, ma non ancora censiti. Il romanzo ha anche un che di settecentesco, nel continuo rivolgersi dell’autore al lettore, per spiegargli la sua poetica e le sue scelte. Di Gogol è bellissimo anche un lungo racconto di Pietroburgo che si chiama Il ritratto, dove emerge la contrapposizione fra chi persegue con umiltà per tutta una vita la sua arte e chi invece si fa abbindolare dal successo. A mio avviso la sua opera più bella.
Ho la sensazione che tutti quelli che affermano, come Turani su Repubblica e Galli della Loggia sul Corriere, che il DS deve riconoscere che ha sbagliato, stanno ragionando in modo eccessivamente teorico. Tutti i partiti hanno sempre avuto grossi legami finanziari in Italia, dalla Democrazia Cristiana al Partito socialista a Forza Italia. Inoltre tutti i grandi potentati finanziari gestiscono le loro cose in una sostanziale situazione di monopolio. Mi sembra che Consorte e D'Alema fra tutti i finanzieri e i politici di oggi sono quelli meno sporchi. La loro grande colpa è di non essere già della partita. Ma si può fare politica incidendo nella realtà o finanza contando qualcosa in Italia senza sporcarsi le mani?
viverestphilosophari Says:
January 11th, 2006 at 9:38 pm eUn collega mi ha detto che D’Alema è stato sciocco a pensare che Consorte potesse entrare nel salotto buono della finanza italiana, dove si ruba senza essere beccati. Questa è una critica ragionevole.