VIVERESTPHILOSOPHARI di Vincenzo Fano

Febbraio 26, 2006

DEMOCRAZIA E AZIONE POLITICA

Archiviato in: FILOSOFIA POLITICA — viverestphilosophari @ 6:49 pm

Ci sono due problemi distinti nella politica: 1. dato un insieme di cittadini, qual è il modo migliore - o, se si è pessimisti, il meno peggiore - in cui essi potrebbero convivere civilmente? 2. Io Pinco Pallino, che faccio parte di questo gruppo di cittadini, quali sono le azioni migliori - o meno peggiori - che posso intraprendere? Il primo ha un carattere più teorico: io Pinco Pallino cerco di comprendere quale potrebbe essere la situazione che rende più democratica tale società. Lo chiamerò “il problema della democrazia”. Il secondo, invece, ha anche un risvolto morale, in quanto io Pinco Pallino, che ho una certa indole, una data cultura e una determinata condizione socio-economica, devo stabilire che cosa posso fare concretamente per portare questo gruppo di cittadini nella direzione che ho individuato prima. Lo chiamerò “il problema dell’azione politica”. Nella realtà molti politici compiono un vero e proprio hysteron-proteron, cioè stabiliscono che cosa è meglio fare, senza riflettere seriamente sul problema della democrazia; e questi sono quelli che possiamo chiamare “politicanti”. Per contro, ci sono molti che si fermano a metà strada; cioè dopo aver risolto alla meno peggio il problema della democrazia, non si occupano del problema dell’azione politica e agiscono solo in base al loro ragionamento teorico; questi sono i “velleitari”. Inutile dire che chiamerei “riformisti” quelli che portano a termine correttamente questo percorso politico, risolvendo prima il problema della democrazia e affrontando poi quello dell’azione politica. E’ chiaro che fra le due questioni sussiste una sorta di circolarità, cioè occorre continuamente tornare all’altra per aggiustare il tiro.

mario Says:
March 2nd, 2006 at 9:35 pm e

bravo!
bello avere un blog!
commento: in astratto e in generale, chi dice che il problema di come vivere in società il meglio possibile si indentifichi col problema della democrazia? Fare questq identificazione significa avar già dato una sorta di risposta al problema!

Febbraio 24, 2006

LO STIPENDIO DEI PARLAMENTARI

Archiviato in: POLITICA — viverestphilosophari @ 2:21 pm

Sono sempre stato poco sensibile agli appelli che denunciano gli stipendi troppo alti dei parlamentari. Innanzitutto perché lo stipendio di chi ricopre un ruolo così importante non può essere troppo basso, perché altrimenti sarebbe facilmente corrompibile. In secondo luogo, così possono diventare parlamentari tutti, mentre nel Regno d'Italia subito dopo l'unificazione, quando i parlamentari non avevano uno stipendio significativo, potevano partecipare solo i notabili, cioè chi aveva già una rendita. In effetti nell'odierno Parlamento italiano sono rappresentate adeguatamente molte categorie di cittadini. In terzo luogo, mi sembra che questi appelli denotino più l'invidia di chi li formula che una seria meditazione politica. Devo però dire che forse un significativo ridimensionamento degli emolumenti e dei benefici dei parlamentari in un momento come questo di sostanziale recessione, oltre che una sana misura di contenimento della spesa, sarebbe anche un modo per migliorare la qualità del nostro personale politico. Infatti oggi è talmente vantaggioso essere parlamentare che non sono pochi quelli che si sobbarcano gli impegni psicologici e finanziari per diventare Senatore o Deputato più per motivi materiali che politici. Credo che questo Governo abbia operato una piccola riduzione con l'ultima finanziaria, ma sembra opportuno un taglio più cospicuo.

  1. eugenio Says:
    February 28th, 2006 at 10:21 pm eVincenzo
    “mi sembra che questi appelli denotino più l’invidia di chi li formula che una seria meditazione politica.”

    Ecco, io ci vedo anche quel sentimento popolare noto come l’antipolitica, che semplifica tutto insultando i politici in quanto ladri e fancazzisti. Ultimamente il nuovo epiteto che va di moda e’ stato introdotto da Beppe Grillo che ha preteso che i politici vengano chiamati “dipendenti”.
    E’ un problema che va sicuramente arginato. La mia modesta opione e’ che non andrebbero ridotti tanto gli stipendi, quanto i benefit di cui godono i parlamentari che lasciano la sensazione che i nostri rappresentanti conducano una vita che procede a suon di “bazze” di ogni tipo.

  2. mario Says:
    March 2nd, 2006 at 9:41 pm econcordo quel che dici tu, enzo: mi risulta che dopo esser stato parlamentare anche per una sola legislatura (o forse anche meno) uno ha già diritto a una lauta pensione : se questo non si chiama sistemarsi … D’altronde non credo che questa sia la molla principale nel desiderio di essere parlamentare: c’è il prestigio, il potere … Insomma, di soldi ne basterebbero molto meno. Il fatto è che gli alti emolumenti dei parlamentari sono di fatto una forma di finanziamento della politica e dei partiti … un annoso problema della nostra vita politica.

Febbraio 23, 2006

TERTULLIANO E I MACROBIOTICI

Archiviato in: SOCIETA' — viverestphilosophari @ 3:48 pm

Sul tavolo di un ristorante macrobiotico si legge un articolo di quotidiano secondo cui un giovane di venti anni è morto di cirrosi perché mangiava solo patatine fritte! Mi è venuto in mente quel passo di Tertulliano, ripreso da S.Tommaso, sulla base del quale Nietzsche nella Genealogia della morale fonda la sua teoria che il Cristianesimo è intriso di risentimento. Diceva il teologo africano del secondo secolo dopo Cristo che uno dei piaceri dei beati sarà quello di vedere i malvagi che verranno puniti all'inferno!

  • Andrea tontini Says:
    March 6th, 2006 at 12:40 pm eTertulliano era un fanatico, e le sue esagerazioni lo portarono fuori dall’ortodossia. Ricordo che Gesù, da risorto, si manifestò, in un’occasione, arrostendo del pesce per i propri amici. Magari non si saranno abbuffati. Ma, proprio l’altro giorno ci riflettevo, andando in auto, quella è per me una delle più alte e convincenti pagine del Nuovo Testamento. Se Dio si deve incarnare, ed essere credibile, cucinare per gli amici è una delle cose migliori che possa fare. Altro che risentimento!
  • Febbraio 21, 2006

    L’INTENSITA’ DELLE EMOZIONI

    Archiviato in: SOCIETA' — viverestphilosophari @ 8:31 pm

    Quali sono le emozioni più intense? Quella dell’etilista in astinenza di fornte a un boccale di birra, oppure quella di una madre che educa giorno dopo giorno un bambino Dawn fino a fargli vivere una vita con una parvenza di dignità? Quella di un soldato che non vede una donna da mesi di fornte a una bella e procace prostituta, oppure quella di un biochimico che lavora tutta la vita per scoprire la struttura tridimensionale dell’emoglobina? Il senso comune ci direbbe le prime, mentre Platone sostiene con forza che sono le seconde le emozioni più travolgenti. L’intensità di un’emozione è certo proporzionale alla nostra incapacità di resistergli. In questo le prime sono più intense delle seconde. Tuttavia è anche proporzionale alla nostra volontà di accoglierle, e in questo le seconde sono certo più intense delle prime. E’ inoltre proporzionale alla loro durata e in questo le seconde sono ampiamente superiori alle prime; è infine proporzionale alla difficoltà con cui vengono disincentivate, e in questo di nuovo le seconde sono più forti delle prime. Su quattro fattori importanti che abbiamo individuato per valutare l’intensità di un’emozione, solo uno pende a favore della birra dell’etilista e della prostituta del soldato. Qui il senso comune si fa correggere da un buon senso più profondo.

    Febbraio 19, 2006

    NORMALE NON SIGNIFICA SENZA PROBLEMI

    Archiviato in: SOCIETA' — viverestphilosophari @ 6:29 pm

    Durante una assemblea dei genitori della materna di mia figlia, le maestre hanno sollevato il problema che alcuni maschietti picchiavano, senza dire quali. Una delle mamme è subito intervenuta dicendo che sa che suo figlio si accapiglia tutti i giorni con Tizio, aggiungendo “ma questo va benissimo!”; un’altra, invece, con aria di scusa disse che suo figlio era uno di quelli e che se ne vergognava ed era preoccupata. La prima mamma aveva chiaramente operato una negazione del problema. E’ abbastanza normale che un maschio di cinque anni si azzuffi con i compagni, ma questo non significa che non sia una cosa da affrontare. Neghiamo molto spesso non tanto i fatti, quanto la loro problematicità. Morire, ammalarsi, sono cose naturali e comuni, ma questo non significa che non siano delle tragedie. E’ tremendo sentirsi dire da qualcuno, a cui stai raccontando una disgrazia, affermazioni del tipo “così è la vita”. Viene da rispondergli: “Così è la vita un corno. Ho bisogno del tuo aiuto per affrontare questo momento drammatico, per riuscire a tornare fra tre mesi in quello stato di distacco del tipo così è la vita, ma adesso sono nella merda!”.

    Febbraio 14, 2006

    LA DEMOCRAZIA DEI MIGLIORI

    Archiviato in: FILOSOFIA POLITICA — viverestphilosophari @ 6:05 pm

    Democrazia significa anche che i cittadini possono scegliere con una ragionevole cadenza coloro che li governano. Il mandato rappresentativo, però, non ha carattere imperativo, cioè il governante non è costretto a prendere le decisioni che i cittadini che rappresenta gli impongono. Esso quindi ha una certa autonomia. Secondo autorevolissimi studiosi della democrazia, come ad esempio Dahl, democrazia non è altro che la lotta fra i diversi interessi dei cittadini, che eleggono coloro che meglio sanno difendere tali interessi. Con buona pace di Popper, quando si vuole capire che cosa sia la democrazia, vale la pena di leggere anche la Repubblica di Platone. I governanti non devono essere solo rappresentativi dei diversi interessi, ma devono anche essere i migliori. Ovvero i meccanismi elettorali dovrebbero essere così strutturati da favorire, tra quelli che portano un dato interesse, i migliori. Ma quali sono i migliori? La risposta è semplice: sono coloro che, oltre all’interesse del proprio gruppo, sanno anche tenere conto dell’interesse generale. Salvemini diceva che su cento politici, venti sono tra le persone migliori, altri venti sono tra le persone peggiori e i restanti sessanta sono nella media. Oggi si ha la sensazione che le procedure di selezione del personale politico non arrivino a rispettare neanche le non troppo lusinghiere percentuali del grande storico.

    FOBIA DELLA TERZA PERSONA PLURALE

    Archiviato in: SOCIETA' — viverestphilosophari @ 5:48 pm

    In Italia sono pochissimi che usano la prima persona plurale, che è invece la più importante di tutte. Alcuni, essenzialmente autarchici, usano molto la prima singolare, ma la maggior parte usa quasi sempre la terza plurale. “Hanno aumentato il biglietto dell’autobus”, “Hanno tolto il finanziamento per le biblioteche”, “Non hanno chiuso il centro storico”. A nessuno viene in mente che anche egli fa parte del corpo politico che prende queste decisioni. Come dice giustamente Zygmut Bauman, si tende a considerare la vita come una sorta di campeggio, dove si chiede che vengano prestati certi servizi, ci si arrabbia se non li si ottiene, ma a nessuno viene in mente che, seppur in piccola parte, ognuno di noi è gestore di tale campeggio. Da qui la mentalità del complotto. Dietro qualcosa che non va c’è sempre qualcuno che ha ordito una trama. Nessuno pensa che quella cosa non va sostanzialmente perché nessuno si è preso la briga di farla andare. Faccio un esempio. Sono stato eletto nel Consiglio di Amministrazione del’Università di Urbino. Dopo ogni riunione, assieme a un collega, mandiamo una dettagliata relazione a tutti i docenti che rappresentiamo. Un giorno incontro una cara collega, che fra l’altro è stata una delle mie elettrici, che è appena uscita dalla ragioneria e con aria scocciata mi apostrofa: “Hai saputo che hanno congelato i fondi di ricerca!”. Sono desolato. Ovviamente ero presente mentre si deliberava questo blocco, decisione assolutamente obbligata. Ho mandato anche a lei il resoconto di quella riunione. Lei ha votato me e io ho preso questa decisione. Vorrei capire, non era meglio dire “Abbiamo dovuto congelare i fondi di ricerca”?

    Febbraio 12, 2006

    I DEMOCRATICI DI SINISTRA E I GIOVANI

    Archiviato in: POLITICA — viverestphilosophari @ 9:20 am

    Anche a queste politiche voterò DS, però bisogna osservare che questo partito negli ultimi venti anni ha perso circa la metà dei suoi suffragi. Le ragioni sono tante, m una mi interessa in modo particolare. Si sente spesso dire che ai giovani non interessa la politica, che sono attratti da attività più divertenti, che hanno troppi soldi in tasca per occuparsi dell’ingiustizia sociale. Io rovescerei la cosa: è la politica del DS che non si interessa dei giovani. Per definizione politica significa vivere civilmente assieme, questione che non può non interessare ai giovani. La sensazione è che la classe dirigente del DS abbia vissuto il crollo progressivo di un pensiero forte basato su modelli che si sono dimostrati inaccettabili. Tuttavia non c’è nessuna ragione perché non si possa fare una politica volta ad affrontare le ingiustizie sociali, cioè di sinistra, fuori da quei modelli. Il DS è perennemente in difesa, con la paura di perdere quello che ha, senza la spinta a conquistare ciò che non ha. La sua classe dirigente, chiusa in se stessa, teme che si scopra che il re è nudo, cioè che dentro non c’è più nulla da difendere, mentre fuori, come sempre, emergono problemi politici nuovi. La grande questione della possibilità di esprimere la propria individualità in un mondo invaso dall’industria culturale, che tende a schiacciare le singolarità, non viene neanche affrontata. Da questo deriva il paradosso che le destre e Rifondazione hanno saputo demagogicamente intercettare il voto giovanile e di protesta, mentre il DS, pur possedendo un apparato ben strutturato e un personale politico serio e mediamente onesto, continua a peredere consensi.

    Febbraio 6, 2006

    IL MEGLIO DEL COSMO

    Archiviato in: FILOSOFIA MORALE — viverestphilosophari @ 4:29 pm

    Per Aristotele la politica e la saggezza (phronesis) non sono le scienze più perfette, perché si occupano degli uomini e questi ultimi non sono la cosa più eccellente del cosmo. Infatti gli astri e il motore immobile sono più perfetti, quindi la scienza che concerne essi è più perfetta della saggezza. Anche per il Cristianesimo l’uomo non è la creatura migliore dell’universo, ma in un senso diverso. Oggi abbiamo buoni motivi per ritenere che l’uomo è la cosa più complessa dell’universo conosciuto. Ma questo non significa che sia la migliore. Le cose semplici sono spesso migliori di quelle complicate. Come dice un mio amico, la burocrazia di Bruxelles sarebbe la cosa migliore dell’universo! Mi chiedo quale sia un buon criterio per stabilire ciò che è meglio e ciò che è peggio. Non la permanenza, perché altrimenti una pietra sarebbe meglio di una volpe. Sussiste un’antitesi fra stabilità e complessità. Le cose complesse decadono facilmente. Si potrebbe allora pensare che è meglio ciò che è un buon compromesso fra stabilità e complessità, ma allora la cappella Sistina sarebbe meglio di una qualsiasi persona. Forse occorre anche aggiungere la flessibilità, intesa nel senso di sapersi adattare a un nuovo incontro. E’ chiaro che fra adattabilità e stabilità sussiste anche un’antitesi. Una pietra è stabile, ma poco adattabile. Si potrebbe quindi affermare che il meglio è un buon compromesso fra complessità, adattabilità e stabilità. Per Aristotele il criterio è del tutto diverso. La perfezione è data dal fatto che qualcosa non può essere diversa da come è. Questo è indipendente sia dalla stabilità, qualcosa potrebbe evolversi seguendo una regola, sia dall’adattabilità, sia dalla complessità. Oggi la matematica e la fisica sono le scienze di ciò che ha una certa necessità, anche se parziale. Esse sono senz’altro le scienze più perfette. Però la saggezza e la politica sono più importanti per raggiungere la felicità. Anche se quest’ultima è inattingibile se non diamo un’occhiata a ciò che è più perfetto.

  • eugenio Says:
    February 6th, 2006 at 6:40 pm e“Mi chiedo quale sia un buon criterio per stabilire ciò che è meglio e ciò che è peggio”.
    Forse in senso assulto questa è una domanda senza risposta. Se la volpe sia meglio della pietra è difficile da stabilire. Perche’ la pietra dovrebbe essere inferiore? Forse, anche leggendo le ultime righe del post (”La perfezione è data dal fatto che qualcosa non può essere diversa da come è”), mi pare di capire che il criterio di riferimento e’ quello estetico.
  • Febbraio 1, 2006

    LA NATURA DEGLI ANTICHI E DEI MODERNI

    Archiviato in: FILOSOFIA MORALE — viverestphilosophari @ 6:53 pm

    Per Aristotele è naturale ciò che ha una sua precisa destinazione, uno scopo; in questo senso tutto il cosmo è naturale. Noi sappiamo però che con ogni probabilità tutto ciò che ci sembra finalizzato a qualcosa è frutto del caso e della necessità. La natura è oggi questa mescolanza di casualità e legge. Non capisco perché molti trovano questa cosa attraente. Si dice, infatti, spesso “è naturale”, in senso positivo. Si potrebbe però pensare che naturale sia contrapposto ad artificiale. Qui i miei dubbi crescono: il curaro e la cicuta sono naturali, mentre gli antibiotici e gli antidolorifici sono artificiali. Diciamo che l’unico ambito a cui non possiamo non attribuire un senso è il nostro vissuto. E allora è lì che dobbiamo trovare ciò che potrebbe sostituire la natura degli antichi. Io direi che è ciò che suscita simpatia, nel senso etimologico di ciò che sentiamo vicino a noi. In fondo è naturale ciò che è antropomorfo.

    ELSA MORANTE, MENZOGNA E SORTILEGIO

    Archiviato in: LETTERATURA — viverestphilosophari @ 6:51 pm

    E’ il romanzo d’esordio della grande narratrice italiana, in cui essa sembra fare i conti con la sua famiglia di origine. Un po’ come I Buddenbrock di Thomas Mann. Ma, mentre quest’ultimo li ammazza tutti uno a uno, la Morante mostra solo che i sentimenti assoluti portano alla rovina. Ognuno dei protagonisti segue follemente il proprio amore infelice, arrivando sostanzialmente alla rovina. Si salvano solo Edoardo, che soddisfa le sue dissolute passioni senza essere mai ossessivo - ammalato, muore, senza che il lettore lo rimpianga molto - e soprattutto la narratrice Elisa, che guarda tutto questo con amorosa pietà. Scritto in modo ricercato, con una lingua quasi dantesca, un po’ acerbo nella struttura, questo romanzo insegna a vivere con leggerezza le nostre passioni. Se i Buddenbrock hanno senz’altro lasciato l’amaro in bocca a quell’antipatico di Mann, destinato poi a scrivere capolavori insuperati come Giuseppe e i suoi fratelli o Il Doctor Faust, la Morante sarà uscita da questa fatica letteraria senz’altro liberata, anche se la sua vita infelice la porterà a scrivere romanzi senza speranza, come La storia e L’isola di Arturo.

    FILOSOFIA DI HARRY POTTER

    Archiviato in: LETTERATURA — viverestphilosophari @ 6:25 pm

    La grande saga della Rowlings è arrivata al sesto volume e al quarto film. Il protagonista vive una situazione dickensiana alla David Copperfield, ma in un mondo diverso dal nostro. Lì però i protagonisti sperimentano tutte le passioni umane, dall’amicizia, all’odio, all’antagonismo, all’amore. Il mondo dei babbani non sembra contare nulla. Nel mondo dei maghi, invece, si combatte un’epica battaglia fra il bene e il male. L’autrice attinge alle mitologie e favole di tutto il mondo, con una sapienza letteraria straoridnaria. Uno degli stratagemmi narrativi più usati è quello che Aristotele avrebbe chiamato anagnorisis, cioè il riconoscimento: così nel primo Raptor da buono diventa cattivo e nel quarto si scopre che Moody è un mangiamorte trasformato. A differenza che nel Signore degli anelli, scritto senz’altro con più garbo, qui il destino gioca un ruolo secondario. Molto dipende dalle scelte dei singoli. Inoltre, come spesso in questo tipo di racconti, male e bene sembrano uscire da uno stesso ceppo, così la bacchetta di Potter viene dallo stesso ramo di quella di Voldemort. Ma ciò che suscita la simpatia mondiale di Harry sembra essere la sua modestia non scalfita dalla notorietà e la sua quasi proverbiale inettitudine, nonostante il coraggio, l’intelligenza e i poteri che possiede.

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