VIVERESTPHILOSOPHARI di Vincenzo Fano

Aprile 28, 2006

UN FUTURO NERO COME IL PETROLIO

Archiviato in: POLITICA — viverestphilosophari @ 6:55 pm

Ho sempre più l'impressione che l'Italia si avvierà nei prossimi anni verso l'impoverimento. E' probabile che il prezzo del petrolio nei prossimi anni non farà altro che crescere. Non stiamo investendo nell'innovazione tecnologica e nella formazione. Si stanno affacciando sul mercato un numero sempre maggiore di potenze economiche, con un costo del lavoro molto più basso del nostro. Tutto questo non fa prevedere nulla di buono. Inoltre gli italiani non hanno quel senso della collettività che potrebbe indurli a rinunciare a qualcosa per investire a lungo termine. Come diceva Prodi nel suo bel libro che lo ha lanciato, Il tempo delle scelte, credo sia del 1991, "non si può essere ricchi e ignoranti per più di una generazione". E' inoltre probabile che l'impoverimento porterà con sé un aumento delle disuguaglianze sociali. E, infine, e questo riguarda tutto il mondo occidentale, sta finendo il benefico effetto dell'orrendo massacro di 45 milioni di persone della Seconda Guerra Mondiale, per cui ci si sta dimenticando quale orribile fenomeno sia la guerra. Gli odi razziali, i fondamentalismi, il desiderio di sopraffare l'altro potrebbero prendere nuovamente il sopravvento. E' un futuro tutt'altro che roseo e queste cose non le penso perché stasera sono giù di corda, ma ho la sensazione che, se le cose non cambiano, siano previsioni abbastanza ragionevoli. Del resto non dobbiamo dimenticare che, se facciamo una statistica nello spazio e nel tempo, di tutte le possibili esistenze che avremmo finora potuto vivere, dagli antichi Sumeri all'odierno Iraq, risulta che una vita materialmente benefica come quella che abbiamo vissuto gli ultimi 50 anni in Europa e negli Stati uniti non è stata molto frequente.

Aprile 22, 2006

FALLACIE E PARALOGISMI

Archiviato in: FILOSOFIA DELLA SCIENZA — viverestphilosophari @ 8:19 pm

Occorre distinguere la "fallacia" da quello che Aristotele chiamava il "paralogismo". La prima è un argomento scorretto, che sembra giusto; come quando dalle premesse "se piove, allora prendo l'ombrello" e "ho preso l'ombrello" si conclude che piove. Il secondo è un ragionameno corretto le cui premesse sono apparentemente scientifiche. Ad esempio, si deduce da "il burro ha un peso specifico maggiore dell'acqua" che un pezzo di burro preso dal frigo e messo in una pentola di acqua fredda va a fondo. La deduzione è perfetta, peccato che il burro abbia un peso specifico minore dell'acqua. In questo paralogismo la premessa è empiricamente falsa, anche se ha una certa apparenza di verità perché il burro è più solido. Tuttavia ci sono premesse che non sono false, ma prive di interesse. Celebre è l'argomento di Epicuro: 1. Si ha paura solo di ciò che c'è; 2. se io ci sono la morte non c'è, se c'è la morte io non ci sono; quindi 3. Non si può avere paura della morte. Il problema sta nel fatto che noi non abbiamo paura della morte, ma della nostra immagine della morte, per cui quell'argomento è paralogistico nel senso che è del tutto irrilevante. Si cade molto spesso in simili ragionamenti apparentemente corretti.

Aprile 21, 2006

I SATANICI COSTRUTTORI DI CENTRI COMMERCIALI OMOLOGANTI

Archiviato in: SOCIETA' — viverestphilosophari @ 8:33 pm

Si sentono spesso espressioni come "ti manipolano" oppure "vogliono farci il lavaggio del cervello", o anche "c'è una volontà di omologarci". Come ad esempio, il sociologo Zygmut Bauman, che depreca i centri commerciali e chi li costruisce, notando che al loro interno si annullano le differenze di cultura e di razza, si impediscono reali incontri fra le persone ecc. Il problema è che nessuno costringe i clienti dei centri commerciali ad andare lì a fare la spesa. Se molte persone ci vanno è proprio perché non hanno nessuna intenzione di notare le differenze e fare i conti con l'alterità. Si potrebbe controbattere osservando che la maggioranza va nei centri commerciali soprattutto perché lì i prezzi sono bassi. Sicuramente è vero. Ma, mi chiedo, fra due supermercati, con gli stessi prezzi, uno omologante e uno che costringe le persone a pensare e mettersi in discussione, dove andrebbe la maggioranza? I satanici costruttori di centri commerciali li fanno così non perché vogliono omologare le persone, ma semplicemente perché larghe categorie di persone preferiscono essere omologate. Sarebbe meglio stigmatizzare quelli che i centri commerciali li frequentano, piuttosto che quelli che li costruiscono. Sono convinto che se molte famiglie smettessero di passare il loro week end lì dentro, si cesserebbe di costruirli.

  • eugenio Says:
    April 27th, 2006 at 11:43 pm eIn effetti mi viene in mente un tipico paradosso che ho sempre notato in una certa classe intelletuale progressista che tende ad amare il popolo (in astratto) e a deprecarne i gusti (in concreto).
    Nel merito della mia propensione al consumo, noto che vado spesso e volentieri nei centri commerciali (Ikea, per i mobili, Coop per alimenti, e altri ancora per lo sport e la tecnologia). Purtroppo nn si tratta quasi piu’ di una scelta praticabile ma quasi obbligata. Le forze del mercato hanno ormai completamente mutato lo sccenario e piccoli negozi non esistono quasi piu’ dal punto vista della capacita’ di competere. E’ un peccato.
  • Aprile 18, 2006

    ONTOLOGIA ED EPISTEMOLOGIA DELLA VITA QUOTIDIANA

    Archiviato in: FILOSOFIA DELLA SCIENZA — viverestphilosophari @ 7:48 pm

    Si può capire l'importante distinzione fra "epistemologia" e "ontologia", tramite questo comune episodio della vita quotidiana. Arrivati a un bivio, chiedete se, andando a destra, si raggiunge Milano. L'altro vi risponde: "Secondo me, sì", oppure vi dice "Certo questa è la strada giusta". Nel primo caso egli ci informa sulla sua credenza che quella è la strada giusta, il suo atteggiamento, quindi, è epistemologico, cioè riguarda la sua conoscenza della realtà; nel secondo, invece, egli afferma che quella è la strada giusta, il suo atteggiamento è dunque ontologico, cioè riguarda direttamente la realtà.

  • eugenio Says:
    April 27th, 2006 at 11:54 pm eChe bello sono cosi’ contento di leggere questo blog. Ci trovo sempre cose che mi fanno riflettere. Questo post in particolare coglie nel vivo un problema che mi trovo spesso ad affrontare quando scrivo articoli e servizi. In sostanza il problema è questo: se uso un linguggio, per così dire, solo “epistemologico”, scriverò un articolo che apre più di dubbi di quante siano le risposte che offre, e questo non va bene perche’ un articolo deve dare risposte a delle domande. Se scrivo un articolo troppo “ontologico” diventero’ troppo assertivo e antipatico esponendomi fra l’altro a giudizi avventati. Un buon servizio invece mischia questi due elementi in maniera da risultare attendibile. Ma si noti che la scelta è sempre retorica. Mai come da quando ho iniziato a scrivere per lavoro mi sono accorto di quanto chi scrive in realta’ non faccia molto altro che smerciare le proprie convinzioni. Per quanto in buona fede possa essere.
  • Aprile 16, 2006

    LA PENA DI MORTE CONVIENE?

    Archiviato in: POLITICA — viverestphilosophari @ 8:58 am

    Ho letto che qualcuno ragionava sulla pena di morte nella maniera seguente: negli stati americani in cui vige tale pena negli ultimi anni si è osservata una diminuzione della delinquenza, per cui considerando i costi degli ergastolani e i benefici - nel senso della deterrenza - conviene mantenere la pena capitale. Tuttavia, proseguiva l'articolo su "il sole 24 ore", non si era notato che il numero di reati diminuiva anche negli stati americani in cui non vige la pena capitale, per cui la correlazione fra pena di morte e decremento della delinquenza è stata "messa in ombra" da un altro fattore, cioè il diminuito disagio sociale. Questo è un grave errore concettuale. Ma non credo sia questo il modo di argomentare contro o a favore della pena di morte. Bisognerebbe chiedere ai cittadini se nel loro patto sociale accetterebbero di cedere agli altri il loro diritto di vivere. Se la stragrande maggioranza di essi fosse d'accordo, allora la pena di morte sarebbe legittima in un qualche senso. Ma dubito che la stragrande maggioranza di cittadini adeguatamente informati cederebbe ad altri il loro diritto di vivere.

    Aprile 6, 2006

    I FONDAMENTI DELLA FILOLOGIA

    Archiviato in: FILOSOFIA DELLA SCIENZA — viverestphilosophari @ 7:49 pm

    Nella prima metà dell'Ottocento ebbe luogo una polemica fra August Boeckh e Gottfried Hermann - entrambi filologi sommi - riguardo ai fondamenti della loro disciplina. Il primo, influenzato più da Hegel, dava molta importanza all'interpretazione globale di un testo, al mondo che vi era espresso nella sua totalità; il secondo, invece, riteneva che il dettaglio di un testo fosse importantissimo: ancora oggi le sue congetture sono spesso insuperate. Noi conosciamo ormai bene, soprattutto per merito di hans Georg Gadamer, il concetto di "circolo ermeneutico": si può prendere le mosse da un'interpretazione globale di un testo o da un dettaglio, ma bisogna comunque ciclicamente passare dall'una all'altro in una sorta di processo per approssimazioni successive. Di quella temperie culturale noi, però, manteniamo anche un altro postulato, comune a entrambi i flologi summenzionati: che esista una sorta di coscienza generale o spirito oggettivo che regge il sistema di una cultura, cioè che determina la natura del singolo individuo. In realtà le cose stanno esattamente al contrario, con buona pace di Foucault e degli strutturalisti: esistono oggetti culturali collettivi, ma essi non hanno una vita propria indipendente dal singolo; essi sono, invece, come il disegno di un puzzle, che sicuramente è qualcosa di più della giustapposizoone dei pezzi che lo compongono, ma senza questi ultimi esso non è nulla. Sono gli individui che determinano il tutto.

    I CONCORSI UNIVERSITARI TRUCCATI

    Archiviato in: SOCIETA' — viverestphilosophari @ 6:59 pm

    Si vedono spesso in televisione servizi che denunciano concorsi universitari in cui candidati di alto livello vengono scartati a favore di figli di papà e raccomandati senza valore. Talvolta ciò capita, ma meno di quanto si pensi, soprattutto nelle facoltà dove esistono interessi economici scarsi, come Lettere e filosofia o Scienze naturali. La questione è più complicata. In Italia il docente universitario è chiamato non solo a fare ricerca e didattica, ma anche ad autogestirsi. I Presidi di Facoltà e i Direttori di Dipartimento sono eletti dai docenti e lo stesso vale per il Rettore. Sono i docenti, quindi, che, in conformità con le normative emanate dal Ministero, stabiliscono la politica degli atenei. Questo significa che nel momento in cui si deve scegliere fra un candidato di indubbio valore scientifico, ma, come spesso capita, del tutto incapace di affrontare le responsabilità intrinseche al ruolo a cui aspira, e un altro, meno brillante, ma dotato di ragionevolezza e senso delle istituzioni, è dubbio che la scelta debba andare necessariamente al primo. L'università avrebbe bisogno di entrambi. Ciò che manca veramente sono le risorse per assumerli tutti e due.

    Aprile 1, 2006

    L’IMMORTALITA’ DELL’ANIMA

    Archiviato in: FILOSOFIA DELLA PSICOLOGIA — viverestphilosophari @ 5:07 pm

    Spesso si sostiene che la scienza ci ha insegnato che non può esistere una vita mentale senza una adeguata organizzazione delle molecole, come, ad esempio, quella del nostro cervello. In realtà già Aristotele poteva osservare che con il disgregarsi del corpo l’altro non è più in grado di esprimere i propri stati mentali e che noi stessi, quando subiamo certi traumi fisici, passiamo dei momenti dei quali non ricordiamo nulla. Queste correlazioni fanno pensare che senza un’adeguata organizzazione fisica non sia possibile una vita mentale. Tuttavia esse non sono leggi scientifiche, ma semplici concomitanze inspiegabili. Oggi conosciamo molte altre correlazioni di questo tipo, più sofisticate, come ad esempio le afasie che si presentano quando sono danneggiate le zone di Wernicke e di Broca del nostro cervello. Ma la relazione fra gli stati mentali e quelli fisici non è meno misteriosa che ai tempi di Aristotele, cioè non sappiamo come la materia renda possibile gli stati mentali. Facciamo un’analogia. Comprendiamo in che modo la molecola di acqua H2O favorisca la solubilità del sale da cucina, ma non conosciamo una spiegazione di come le molecole del cervello diano origine ai pensieri. Come già disse Cartesio, io posso concepire il mio pensiero senza il mio corpo, nessuna seria ragione scientifica lo vieta. Non per questo io credo nell’immortalità dell’anima, ma non è completamente irrazionale sperare che sia così.

    “IL CAIMANO” CONTRO LA SINISTRA

    Archiviato in: POLITICA — viverestphilosophari @ 4:44 pm

    Ho visto il film di Nanni Moretti “Il caimano”, che è molto ben fatto. Vi si racconta la crisi del cinema e della famiglia e vi si parla di politica. Veramente toccanti le scene tra il papà regista fallito, Silvio Orlando, e i due figli. Una ragazza propone di girare un film su come Berlusconi ha accumulato le sue ricchezze: corruzione e illegalità e su perché egli è sceso in politica: per non andare in galera. Nell’ultima scena, Nanni Moretti, che recita la parte di Berlusconi appena condannato per corruzione, attacca la sinistra con argomenti assolutamente condivisibili e che il regista del film con ogni probabilità sostiene implicitamente: la sinistra sa solo odiare, sa solo attaccare me, è triste e priva di idee. Il film non è, come tanti hanno sostenuto, l’ennesima requisitoria su Berlusconi imprenditore e politico, ma un attacco feroce alla sinistra priva di una seria progettualità politica.

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