VIVERESTPHILOSOPHARI di Vincenzo Fano

Giugno 25, 2006

ILLUSIONI COGNITIVE

Archiviato in: FILOSOFIA DELLA SCIENZA — viverestphilosophari @ 6:50 pm

Occorre sempre stare attenti alle cosiddette "illusioni cognitive". Ci sembra in un modo e invece le cose stanno diversamente. Una delle più celebri è quella secondo cui si crede che dopo 30 settimnane che non esce il numero 67 all'Enalotto, la probabilità che esca alla prossima settimana sia più alta, perché si sa, in media il 67 ha la stessa probabilità di uscire degli altri numeri e quindi, se non esce da un po', deve per forza uscire per recuperare la media. Il problema è che questa media vale solo su un numero infinito di estrazioni e inoltre l'urna dell'Enalotto della 31esima estrazione non conserva alcuna memoria delle prime 30 estrazioni, per cui la probabilità che esca 67 alla prossima è sempre la stessa. Ancora più insidiosa è la seguente: poniamo che la malattia A affligga 1 persona su 1000 e che esista un test per controllare la sua presenza che ha 10 casi su 100 di falsi positivi, cioè casi in cui la malattia risulta anche se non c'è. Ipotizziamo che Tizio ha fatto il test e, senza alcun altro sintono significativo, è risultato positivo. Qual è la probabilità che sia afflitto dalla malattia A? Sembra che moltissimi medici, ripeto "medici", rispondano "90%"! In realtà, dobbiamo ricordarci che su 1000 persone solo 1 è vero positivo e su 1000 persone che fanno il test ben 100 risultano positive, cioè il 10%. Questo significa che di quelle 100 solo 1 è effettivamente malata. Dunque la probabilità che Tizio abbia la malattia è dell'1%. C'è una bella differenza fra il 90% e l'1%!

Giugno 19, 2006

LA LIBERTA’ E’ UN CACCIAVITE

Archiviato in: FILOSOFIA MORALE — viverestphilosophari @ 5:49 pm

Siamo liberi? E’ importante dare una risposta, seppur provvisoria, a questa domanda, perché, se non siamo liberi, non possiamo neanche essere considerati responsabili delle nostre azioni. Possiamo distinguere tre tipi di domande: 1. Sei libero di alzare o non alzare il braccio che tieni appoggiato sul tavolo? 2. Sei libero di premere il grilletto o meno di fronte a un uomo che sta scappando con i tuoi soldi? 3. Hai la possibilità di essere onesto nel tuo lavoro? Cioè tre tipi di libertà: 1. movimenti corporei dotati di senso locale; 2. movimenti corporei dotati di senso molto ampio; 3. scelte globali della propria vita. Penso che se chiedessimo a molte persone se si sentono liberi nel senso 1., 2. e 3., la maggior parte risponderebbe che è libero rispetto a 1., e rispetto a 3., ma non rispetto a 2. In realtà sono proprio le azioni 2. quelle rispetto alle quali si può parlare o meno di responsabilità morale. Se fossimo liberi solo nel senso 1., non ce ne faremmo nulla, perché non avremmo la capacità di programmare qualcosa di sensato con la nostra libertà; se fossimo liberi solo rispetto a 3., saremmo prigionieri, perché pur potendo programmare la nostra vita, non potremmo realizzare nulla; ma se, come ci sembra, siamo liberi rispetto a 1. e rispetto a 3., abbiamo tutte le possibilità di esprimere la nostra libertà anche in 2. Infatti, possiamo pensare come vorremmo agire e possiamo abituarci con piccoli gesti a diventare capaci, nei momenti decisivi, di agire come abbiamo programmato. Dobbiamo immaginare che la situazione 2. è come una molla che scatta senza il nostro controllo diretto, ma, avendo la libertà 3. e quella 1., è come se avessimo in mano un cacciavite che ci consentisse di modulare le nostre molle mediante l’abitudine. Credo sia questo il senso profondo del concetto di “abitudine” (hexis) nell’Etica nicomachea di Aristotele.

Giugno 17, 2006

INGIUSTIZIA E RAGION DI STATO

Archiviato in: FILOSOFIA POLITICA — viverestphilosophari @ 5:08 pm

Spesso si invoca la ragion di stato come motivo per commettere un’ingiustizia. Si ragiona affermando che non si può salvare la parte mettendo in discussione il tutto. Questo avrebbe senso solo se per le cose umane valesse un principio atomistico, per cui ogni parte è separabile dal tutto senza che quest’ultimo subisca ulteriori modifiche. Ma, come dice bene Hegel, nelle cose dello spirito, e la politica è fra quelle, ogni singola parte già delinea il tutto e influenza il tutto. Per cui ogni singola azione, anche se locale, ha portata globale. Allora fra due azioni bisogna scegliere quella che provoca il minore danno globale e non è detto che la violazione della ragion di stato sia meno dannosa del commettere l’ingiustizia.

Giugno 16, 2006

VECCHIO E’ BELLO

Archiviato in: SOCIETA' — viverestphilosophari @ 5:32 pm

Con i turisti girando per una città, si sente spesso dire, "questo non è un gran che non è tanto vecchio". Come presupponendo che ciò che è vecchio sia bello. Ma perché deve essere così? In alcuni periodi l'arte ha di certo raggiunto vette supreme, ma in generale, cose antiche possono anche essere molto brutte. Tuttavia guardando le automobili parcheggiate, si è a volte colpiti da una macchina di 30 o 40 anni fa. E' molto più bella delle sue vicine appena uscite dalla catena di montaggio. Ma allora è vero che ciò che è vecchio è bello? Un amico mi ha fatto notare che le macchine vecchie sono belle perché, se fossero state brutte, nessuno si sarebbe preoccupato di conservarle. Forse questo vale un po' anche per pitture, sculture e altre costruzioni. Vecchio è bello perché, se c'è ancora, vuol dire che molti, di diverse generazioni, si sono sentiti in obbligo di conservarlo.

FAR SOFFRIRE GLI ESTRANEI

Archiviato in: SOCIETA' — viverestphilosophari @ 3:34 pm

Come sostenevano Spinoza e Rousseau, in vicinanza dell'altro, difficilmente gli faremo del male, perché siamo impediti da un naturale sentimento di empatia. Del resto, questo fatto ha una base biologica, poiché siamo animali da branco. Tuttavia, quando l'altro non è più davanti ai nostri occhi, o addirittura non lo conosciamo, non esitiamo a farlo soffrire, se ci conviene. Ho visto bravissime persone tormentare tranquillamente con le loro decisioni altri, per loro estranei, pur essendone consapevoli. Lo sanno, ma in un certo senso non conoscono il dolore che stanno provocando. Forse Socrate pensava anche a questo quando diceva che si agisce in modo immorale solo per ignoranza.

MI E’ ANDATA BENE, QUINDI NON HO SBAGLIATO

Archiviato in: FILOSOFIA MORALE — viverestphilosophari @ 3:23 pm

In generale, la morale delle conseguenze è meglio della morale dei principi, con buona pace di Kant, che riteneva che solo l’intenzione con cui si compie un’azione ha valore morale. Come dice il Vangelo, “li riconoscerai dai loro frutti”. Ad esempio, se, con l’intenzione di aiutare qualcuno, lo danneggio maldestramente, questo non è irrilevante. Tuttavia bisogna stare attenti quando c’è di mezzo la probabilità. Se al tempo t1 ci sono 90% che la mia azione danneggi Tizio, e al tempo t2, fortunosamente le conseguenze nefaste delle mia azione non si sono verificate, non si può certo dire che la mia non sia stata una cattiva azione solo perché non ha avuto conseguenze negative. Infatti, al tempo t1 il mio era uno sbaglio e tale rimarrà pure al tempo t2, anche se mi fosse andata bene.

Giugno 12, 2006

OPERE BUONE E APERTURA ALL’ALTRO

Archiviato in: SOCIETA' — viverestphilosophari @ 2:30 pm

Un’azione che aiuta qualcuno, senza danneggiare altri è senz’altro buona e spesso non vale la pena indagare le intenzioni con cui è stata compiuta. Di solito, tuttavia, con questo termine ci si riferisce soprattutto ad azioni che alleviano le sofferenze del corpo, mentre “trovare le parole giuste”, “ascoltare l’altro”, “mettere da parte se stessi”, “aprirsi con garbo” sono operazioni spesso molto faticose, che portano un beneficio a volte anche maggiore. Occorre diffidare di quelli che compiono molte opere buone, perché spesso lo fanno per sentirsi la coscienza a posto e implicitamente o esplicitamente te lo fanno pesare e, soprattutto, di frequente sono quelli la cui psicologia è del tutto congelata, per cui difficilmente riescono a entrare in sintonia profonda con gli altri.

LA FATICA DI ESSERE RAGIONEVOLI

Archiviato in: FILOSOFIA MORALE — viverestphilosophari @ 2:19 pm

Credo che la ragionevolezza consista innanzitutto nel tenere conto dei diversi aspetti della realtà. Inoltre, occorre comportarsi non tanto sulla base di quello che crediamo, ma sulla base di quello che è ragionevole credere, tenendo anche conto del peso della giustificazione delle nostre credenze. La ragionevolezza, nella maggior parte dei casi, non ci porta né a un eccessivo ottimismo né a un eccessivo pessimismo. Il problema è che essa è del tutto contro natura. Infatti noi siamo istintivamente portati a credere ciò che ci fa comodo, a considerare solo la realtà che è a portata di mano e ad agire in conseguenza. Per cui la persona sempre ragionevole prova senz’altro un perenne disagio. L’irragionevolezza, dunque, porta spesso a una maggiore vitalità, perché più consona alla nostra natura. Questo non è il pessimismo della ragione, ma la fatica di essere ragionevole. Probabilmente la cosa migliore è essere ragionevole sulle cose importanti e nelle piccole lasciarsi spesso andare all’irragionevolezza.

SPECIALISMO E GENERALISMO

Archiviato in: FILOSOFIA DELLA SCIENZA — viverestphilosophari @ 2:05 pm

Se sono uno studioso serio e consapevole di non essere un genio rivoluzionario, posso decidere di occuparmi tutta la vita più o meno degli stessi problemi, in modo che arrivo ai massimi livelli mondiali in quel campo, anche se molto specifico, inoltre ho un effettivo impatto sul progresso della ricerca e il mio lavoro viene riconosciuto dai mezzi di comunicazione della scienza. Ho però lo svantaggio di vivere personalmente uno stato di forte alienazione, perché di tutte le cose che vale la pena conoscere e che arricchiscono la nostra vita ne apprendo solo una minima parte. Inoltre rischio di peredere la consapevolezza dei processi cognitivi e delle premesse del mio lavoro scientifico. Per formare il genio rivoluzionario, questa coscienza è assolutamente essenziale, poiché è proprio agendo in profondità sulle premesse dei saperi che avvengono le rivoluzioni scientifiche.

Giugno 10, 2006

L’UTOPIA E’ UN’ARABA FENICE

Archiviato in: FILOSOFIA POLITICA — viverestphilosophari @ 11:03 pm

Come diceva Benjamin, il passato ci appare come un mucchio di macerie. L’ingiustizia ha regnato sovrana nei secoli. Ma, egli continua, nel futuro non sappiamo dove andare, siamo solo sicuri che vogliamo redimerci da quelle ingiustizie. Credo che non basti. Occorre anche l’utopia. Cioè dobbiamo immaginare situazioni più giuste, anche se siamo consapevoli che non si realizzeranno mai. Anche se non possiamo assolutamente commettere ingiustizie per realizzare l’utopia che abbiamo in mente. Anche se tale utopia può e deve cambiare di giorno in giorno, a causa dell’eterogenesi dei fini, cioè per il continuo realizzarsi di conseguenze inintenzionali delle nostre azioni, per cui di volta in volta ci rendiamo conto che occorre porsi obiettivi diversi. In altre parole, l’utopia, come l’araba fenice, deve di continuo bruciare e rigenerarsi dalle sue ceneri, ma non possiamo agire politicamente senza utopia.

LA NOIA E LE COSE BELLE

Archiviato in: LETTERATURA — viverestphilosophari @ 10:53 pm

A volte, quando vedo molte facce annoiate, penso: se conoscessero gli straordinari mondi dell'arte e della conoscenza non potrebbero essere così neghittosi. Questa riflessione, però, mi lascia perplesso: manca qualcosa; non è possibile essere felici solo perché si sta leggendo Dante o studiando cosmologia. In effetti, queste avventure intellettuali hanno senso solo se vissute in compagnia. Studiando e leggendo da soli forse non ci si annoia, ma certo ci si aliena. Non so che cosa sia meglio. Solo la condivisione delle cose belle può vincere veramente il tediun vitae.

  • Domenico Campogiani Says:
    June 13th, 2006 at 6:58 am eMi sembra davvero giusta questa considerazione e questo richiamo a Dante, ma da leggere in compagnia. E’ questo il senso della “comunità cristiana”, luogo di un’amicizia che insegna a vedere, insieme, le cose belle che sono nel mondo e a vedere l’altro, e le circostanze della vita in genere, come un’occasione positiva.
    Un saluto più che cordiale.
  • PRATICARE LA GIUSTIZIA

    Archiviato in: SOCIETA' — viverestphilosophari @ 10:45 pm

    Mi è capitato spesso di udire in un'assemblea qualcuno che, per controbattere a un altro che tentava di opporsi a una prassi ingiusta, abbia sostenuto: "Hai ragione, ma adesso non possiamo che fare così, data l'emergenza, poi ci organizzeremo per cambiare la prossima volta". E questo argomento taglia la testa al toro; l'assemblea, soprattutto se ha convenienza a praticare quell'ingiustizia, si sente rincuorata e con la coscienza a posto: adesso siamo ingiusti, ma la prossima volta non lo saremo, pensano tutti; e chi aveva manifestato contro l'ingiustizia viene messo a tacere, facendo la figura del "grillo parlante". In realtà, come ben sapeva Aristotele, la giustizia è innanzitutto un'abitudine e il miglior modo per imparare la giustizia è praticarla. Quel discorso suona alle mie orecchie come il tossicodipendente che, mentre si inietta la dose, pensa: "Solo per oggi, domani smetto"!

    TESTIMONIARE CONTRO L’INGIUSTIZIA

    Archiviato in: POLITICA — viverestphilosophari @ 10:34 pm

    Si sente spesso dire: “Questa ingiustizia è inevitabile, inutile affannarsi a combatterla”. Non mi convince. L’instaurarsi della giustizia, come ben sa chiunque ha svolto una funzione educativa, con i propri figli, nella scuola ecc, dipende soprattutto dall’esempio. Se tutti fanno A e A è iniquo e anche uno solo fa B, questo è significativo, purché si sappia che almeno uno ha manifestato contro l’ingiustizia. Il termine “martirio” deriva dal greco e significa appunto “testimoniare”. Senza pretendere l’eccessivo sacrificio di sé, né l’autodistruzione, però lo spendersi contro un’ingiustizia, anche se nell’immediato sembra inutile, perché non riesce a evitare tale ingiustizia, è comunque una testimonianza che si può agire diversamente e questo può dare i suoi frutti.

    DESTRA E SINISTRA

    Archiviato in: FILOSOFIA MORALE — viverestphilosophari @ 10:24 pm

    C’è un modo molto semplice per distinguere la destra dalla sinistra. Quasi tutti alla domanda: “Ci sono ingiustizie nel mondo?” risponderebbero con un vigoroso “sì”. Però, alla domanda: “E’ possibile fare qualcosa per diminuire queste ingiustizie?” alcuni risponderebbero di sì, e questa è la sinistra, e altri risponderebbero di no, e questa è la destra. Tali risposte non vanno intese come esplicite affermazioni, perché allora tutti o quasi sarebbero di sinistra, ma vanno evinte dall’effettivo comportamento pubblico delle persone. Uno però potrebbe obbiettare: ma che cosa è l’ingiustizia? Per definirla, chiamo “aspirazione” un desiderio che non danneggia altri, se non in modo secondario o irrilevante. Chiamo “valore di un’aspirazione” il beneficio che la realizzazione di questa aspirazione comporta per chi ne è portatore. Assumo che sia possibile valutare omparativamente i valori delle aspirazioni di un individuo e di individui diversi. Per “realizzazione di un’aspirazione” intendo non solo il risultato, ma anche il processo che è implicato nel suo soddisfacimento. Se A può realizzare un’aspirazione che per lui ha un valore decisamente minore a un’aspirazione che B non può realizzare e B è a conoscenza di questo, allora la situazione di A e di B è ingiusta.

    Giugno 3, 2006

    SCELTE IRRAZIONALI

    Archiviato in: POLITICA — viverestphilosophari @ 10:27 am

    E' assolutamente incredibile che la maggior parte degli italiani non voglia utilizzare la propria intelligenza quando si tratta di scelte che riguardano la collettività. Le stesse persone che sono tutt'altro che sciocche quando ragionano per il proprio interesse immediato, non vogliono dedicare un attimo di tempo o un briciolo delle loro energie mentali a comprendere che certe scelte che a breve termine potrebbero essere per loro non convenienti, a lungo termine lo saranno con ogni probabilità. Considera una situazione in cui ci sono 50% che si realizzi A e 50% che si realizzi B: B ti porta un guadagno sicuro di 10 e A ti porta un guadagno di 30 con 50%. Cosa sceglieresti? Razionalità vorrebbe che uno scegliesse B, ma "meglio un uovo oggi che una gallina domani". D'accordo. Aggiungi che se scegli A guadagni 10 il primo anno, ma il secondo hai 50% di guadagnare 10; se, invece, scegli B, sia il primo anno che il secondo hai 50% di guadagnare 30. Adesso il proverbio non vale più, ma sono sicuro che molti continuerebbero a scegliere A. Aggiungici anche che se scegli B le probabilità che guadagni 30 ciascuno dei prossimi due anni aumentano dell'1%. E' una probabilità piccola, cosa mi interessa! Ragioni così e continui pervicacemente a non fare i tuoi interessi.

    E’ MEGLIO LA DEMOCRAZIA

    Archiviato in: POLITICA — viverestphilosophari @ 10:09 am

    Possiamo chiederci se Lenin ha fatto bene a portare alla vittoria la minoranza dei bolscevichi sui menscevichi con metodi violenti e antidemocratici. Diamo per presupposto che condividiamo più le idee ugualitarie e laiche dei bolscevichi, che quelle conservatrici dei menscevichi. Non credo però che sia una buona cosa affermare le proprie idee, anche se migliori, con metodi non adeguati, che violano lo spirito stesso di quelle idee. E in effetti la conseguenza di tutto ciò è stata lo stalinismo. Un discorso analogo vale per il Fascismo in Italia, che ha realizzato alcune cose assolutamente condivisibili, ma non per questo non può non essere condannato come pratica politica non democratica e illiberale. In generale, il dispotismo illuminato è meglio del dispotismo opaco, ma un qualsiasi governo democratico è meglio del dispotismo. In situazioni di particolare emergenza si possono eliminare alcune garanzie democratiche, ma mantenendo l'assoluta chiarezza legislativa sul fatto che si tratta di qualcosa di temporaneo.

    PROCESSO ALLE INTENZIONI

    Archiviato in: POLITICA — viverestphilosophari @ 9:54 am

    Si sentono molto spesso dialoghi del tipo: "Sai che Tizio ha fatto questo? Bene, non credi?", "Sì ma lo ha fatto solo perché gli conviene!". Bisognerebbe giudicare innanzitutto ciò che tizio ha fatto e non le motivazioni interne per cui lo ha fatto, che in fondo, non le possiamo sapere e probabilmente neppure Tizio le conosce bene. Se, ad esempio, Tizio, ricopre una carica in un'assemblea e ha fatto qualcosa di buono per la collegialità, è l'azione in quanto tale che va valutata, le sue intenzioni sono meno rilevanti. Certo, se stiamo discutendo i rapporti affettivi di Tizio, allora le sue intenzioni, quantunque difficili da determinare, hanno maggiore importanza. Ad esempio, se Tizio ha regalato 53 rose a Caia, in sé è una cosa simpatica, ma se lo ha fatto solo per portarsela a letto, allora, dal punto di vista di Caia, non è un gran che. Ma non bisogna confondere questi contesti personali con quelli politici.

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