VIVERESTPHILOSOPHARI di Vincenzo Fano

Luglio 31, 2006

AFFETTI PRIVATI E PUBBLICA INDIFFERENZA

Archiviato in: SOCIETA' — viverestphilosophari @ 1:10 pm

Conosciamo bene il detto “vizi privati e pubbliche virtù”, che è fondativo della società borghese. Se gli altri non lo possono sapere, puoi fare al tuo vicino tutto quello che davanti agli altri non faresti mai. Ma esiste anche un effetto inverso, che spesso colpisce le nostre relazioni di amicizia e di amore. L’altro, in privato, solo con te, ti giura amicizia e affetto, ma quando questo legame viene messo alla prova in una situazione pubblica, egli segue il proprio interesse, per poi ribadirti i suoi sentimenti più forti appena siete di nuovo soli. E’ che in mezzo al gruppo quei sentimenti spesso perdono di importanza rispetto al ruolo che il vostro compagno vuole giocare in società. Ruolo faticoso, che, quando è solo con voi, egli abbandona volentieri, lasciandosi andare, e allora ha di nuovo bisogno di voi. Questa è l’altra faccia di vizi privati e pubbliche virtù. Non so, io sono naturalmente sopsettoso di fronte alla distinzione fra pubblico e privato, tanto osannata da Luhman e giustamente criticata dalla Arendt.

AMORE E APPARENZA

Archiviato in: LETTERATURA — viverestphilosophari @ 1:09 pm

Mi viene spesso in mente Martin Eden, il bel romanzo autobiografico di Jack London, in cui il protagonista, un marinaio ignorante si innamora di una bella ragazza borghese, Ruth. Un po’ alla volta, con entusiasmo e forza di volontà, Martin Eden acquisisce una buona cultura e diventa un bravo scrittore squattrinato e non riconosciuto; ciò malgrado Ruth non vuole stare con lui. Si lasciano; poi improvvisamente Martin diventa famosissimo e allora Ruth si rifà viva, ma Martin schifato la rifiuta e si domanda con insistenza: “Avevo già scritto anche prima, quando Ruth mi rifiutava, quegli stessi romanzi che adesso mi hanno dato la fama, perché lei solo adesso vuole stare con me?” L’insensatezza di tutto ciò lo porterà al suicidio. Però il carattere nichilista del romanzo viene attenuato dall’amore con Lizzie, una semplice ragazza del popolo, che vuole bene a Martin, ma che lui alla fine rifiuta nella speranza di ottenere Ruth. In fondo anche Martin è caduto nella tremenda trappola dell’apparenza e ha pagato a caro prezzo il suo sbaglio.

MANTENERE GLI IMPEGNI

Archiviato in: FILOSOFIA MORALE — viverestphilosophari @ 1:08 pm

Kant sostiene che con la ragione possiamo stabilire che cosa dobbiamo fare. Ad esempio, qualcuno di fronte alla possibilità di non rispettare un impegno preso – cioè una promessa – dovrebbe ragionare così: se tutti quelli che prendono impegni non li rispettassero, il concetto stesso di promettere non avrebbe più senso, quindi devo rispettare gli impegni presi. La Arendt, pù cautamente, ritiene che la promessa sia il modo in cui si possa ipotecare l’indeterminatezza del futuro nell’azione politica. Più in generale, sembra, come ha notato Habermas, che la convivenza civile sia basata in modo essenziale sulla “fiducia”: così le banconote che utilizziamo sono un impegno preso dalla BCE, gli appuntamenti, i contratti, gli atti amministrativi ecc. si basano tutti sulla premessa che l’altro rispetti gli impegni che ha preso e che, se non li rispetta, incorra in una qualche sanzione. D’altra parte sappiamo bene che non tutto può essere sanzionato e spesso si ha la sensazione che il non rispettare gli impegni presi sia un fenomeno sempre più diffuso. Inoltre, si incontra un sempre maggior numero di persone che lamenta episodi in cui qualcuno non ha rispettato i patti. Questo spesso serve loro ad assolversi rispetto a qualche impegno preso che non hanno mantenuto. Resta il fatto che, probabilmente, anche in un gruppo sociale particolarmente corrotto, il numero di casi in cui un impegno preso è stato mantenuto è enormemente superiore a quello dei casi in cui esso viene violato. E’ proprio per questo che gli esempi di impegni non mantenuti restano comunque eclatanti. Se l’altro è davanti a noi, ciò che aiuta a una buona convivenza con lui può essere la nostra incapacità di vederlo soffrire, quella che Rousseau chiamava “pietà”, che, però purtroppo non sempre si attiva. Ma se l’altro è lontano, come capita sempre di più in una società complessa e globale, allora solo il rispetto degli impegni presi può portare a una dignitosa convivenza.

Luglio 12, 2006

IL DILEMMA DEL MEZZO PAPIRO

Archiviato in: FILOSOFIA MORALE — viverestphilosophari @ 9:54 pm

Immaginiamo che due archeologi avventurieri trovino in Egitto due parti di un papiro molto ben conservato, che contiene il famigerato testo del secondo libro della Poetica di Aristotele. Tornano al Cairo, e ognuno incontra un collezionista che gli offre 3000 dollari per il pezzo. L’Università di Urbino viene a sapere della scoperta, li contatta e dice loro che se portano entrambi il mezzo papiro, offre loro complessivamente 10000 dollari, ma se arriva un solo pezzo non può comprare nulla, perché un’istituzione non può investire solo su un frammento. I due cercatori, come spesso capita, devono prendere la decisione se vendere il loro mezzo papiro al collezionista o alll’Università di Urbino senza consultarsi. Facciamo il caso che ognuno dei due avventurieri non sa nulla dell’altro, per cui deve supporre che il collega con una probabilità del 50% porterà il mezzo papiro a Urbino e con un altro 50% di probabilità lo venderà al collezionista. La speranza matematica è il prodotto della probabilità di ottenere un premio per il valore del premio che si ottiene. A ogni cercatore conviene fare la scelta che massimizzi la speranza matematica. Se un cercatore va a Urbino, i casi sono due: o l’altro ha venduto al collezionista e allora il suo guadagno è zero, oppure l’altro viene a urbino e il suo guadagno è 5000. La probabilità che anche l’altro venga a Urbino è però solo del 50%, per cui bisogna moltiplicare 5000 per 1/2, che dà 2500 dollari; questa è la sua speranza matematica se va a Urbino. Se, invece, vende al collezionista ha un guadagno sicuro di 3000 dollari. Dunque se entrambi i cercatori sono razionali, fanno ciò che non conviene loro, cioè guadagnano subito solo 3000 dollari invece che 5000 a Urbino. Tutto cambierebbe se l’immagine dell’uomo di ciascuno dei due cercatori fosse tale che, anche se essi non sanno nulla dell’altro, pensano che anche l’altro punterà sulla fiducia, cioè sul tentativo di ottenere, con la collaborazione dell’altro, qualcosa di più. In realtà, noi siamo nella situazione esattamente contraria, cioè se guardiamo il nostro passato prossimo e lontano, incontriamo per lo più uomini dediti al proprio interesse, che non puntano sulla collaborazione; eppure, in generale, non solo la collaborazione è spesso vincente dal punto di vista dei risultati, come si vede dal precedente esempio, ma, essendo l’uomo un animale sociale, il clima di fiducia che si instaura in conseguenza di essa, produce maggiore benessere. Ciò malgrado, la mia esperienza quotidiana è che gli uomini scelgono sistematicamente di vendere il mezzo papiro al collezionista. Ammiro tantissimo quelle persone che intraprendono progetti politici su larga scala con la consapevolezza realistica che le persone scelgono in questo modo. Io, invece, parto sempre dall’ipotesi errata che i miei compagni di strada abbiano capito che non bisogna cadere nella trappola dei 3000 dollari subito e conviene puntare sui 5000 a Urbino. Solo l’entusiasmo che mi dà questa fiducia mi fornisce la forza di andare avanti. Puntualmente mi trovo all’università di Urbino da solo con in mano il mio mezzo papiro che ormai non vale più nulla.

LiLo Says:
October 30th, 2006 at 12:51 pm e

La maggioranza delle persone, è vero, ragionerebbe puntando sul guadagno immediato dei 3000 dollari, partendo dall’assunto che anche altri farebbe una valutazione identica. Un sentimento autentico di fiducia verso il prossimo è raro, persino nei rapporti d’amicizia. Lo avevano capito bene i Greci antichi. Il mito greco narra di leggendari, sovrumani esempi di fedeltà reciproca. Ma anche di alcuni casi “storici”. Quello, ad esempio, di Fìnzia e Damòne, due filosofi pitagorici siracusani vissuti nel IV secolo avanti Cristo. Per mettere alla prova la loro reciproca fedeltà, il tiranno di Siracusa Dionisio condannò a morte Fìnzia con una falsa accusa. Damòne allora si offrì come ostaggio fino al ritorno dell’amico, cui fu concessa una dilazione della condanna. Finzia si ripresentò poco prima dell’esecuzione. Dionisio, allora, concesse a entrambi la libertà. Un caso emblematico, celebre nell’antichità, in cui la fiducia nell’altro arreca benessere ed è di vantaggio. A Finzia valse la libertà, a Damone un’amicizia solidissima e la fama di eroe

Luglio 10, 2006

L’ETERNO RITORNO DEGLI APOCALITTICI

Archiviato in: LETTERATURA — viverestphilosophari @ 9:51 pm

Sulla Repubblica di qualche giorno fa ho letto un brano di Alessandro Baricco, che distingueva fra i Barbari, che non leggono libri, anche se leggono, e quelli che, invece, continuano a leggere i romanzi di Flaubert e Tolstoj. I Barbari leggono solo best-seller, che in realtà non sono veri libri. Questi, infatti, acquisiscono la loro importanza da qualche altra parte, che non c’entra con la letteratura: o sono scritti da un famoso personaggio della televisione o si riferiscono a una storia mediaticamente diffusa ecc. Il breve saggio è argomentato con arguzia e intensità retorica, però mi sembra l’ennesima ripetizione dello snobismo romantico di Adorno e Horkheimer contro l’industria culturale, ovvero il ritorno degli “apocalittici”, come li chiamava Umberto Eco. In realtà, è certo meglio leggere Flaubert e Tolstoj che Dan Brown e Wilbur Smith, ma, passando del tempo fra le pagine di questi ultimi, si esercita comunque la nostra fantasia e le nostre capacità linguistiche, anche se in misura minore.

IDENTITA’ E COCCIUTAGGINE

Archiviato in: SOCIETA' — viverestphilosophari @ 9:50 pm

 Abbiamo tutti degli stratagemmi per mantenere la nostra identità. Ci aggrappiamo alle amicizie, ai luoghi e ai ricordi dell’infanzia, oppure ci inseriamo in un gruppo forte, dove esiste un accentuato senso di appartenenza, oppure viviamo una vita estremamente affannosa, in modo da non vedere troppo la nostra maschera nuda, oppure facciamo un cocktail di tutti questi metodi e, in fondo, credo sia la ricetta migliore. Ci sono poi quelli che sentono affermata la propria identità nell’asseverare in modo sistematico le proprie opinioni e sono terrorizzati dalle smentite. Questi, e in una società fluida come la nostra sono tanti, non riescono ad ammettere di avere sbagliato e il rendersene conto suscita in loro un’angoscia profonda, come se avessero perso la propria identità. In questo modo ribadiscono sempre gli stessi comportamenti, senza riuscire mai a entrare veramente in contatto con l’altro.  

FIDUCIA MALRIPOSTA

Archiviato in: SOCIETA' — viverestphilosophari @ 9:48 pm

  A tutti nell’infanzia ci viene insegnato a parole il senso di giustizia. Poi, durante l’adolescenza, ci si rende conto che fin troppo spesso alle parole, nel comportamento degli adulti, non corrispondono i fatti. Molti allora si inalberano e affermano con decisione che loro, diversamente dai grandi, seguiranno comportamenti improntati alla giustizia. Presto ci si rende però conto di quanto costi effettivamente tale scelta e un po’ alla volta ci si adegua, cioè non si pretende più di essere giusti, ovvero si accetta di essere un po’ meschini e qualche volta magari si ha un guizzo, ma sempre che non ci costi troppo. Capisco perfettamente lo stato d’animo di queste persone, perché anche io spesso mi sono trovato in quegli stessi panni. Ci sono però alcuni che non riescono a rinunciare alla loro convinzione di essere giusti e praticano le stesse meschinità accompagnate da strani argomenti e da una pretesa di correttezza del tutto infondata. Non bisogna farsi ingannare da essi; se capita che ci siamo illusi, poi la disillusione può fare molto male, perché in queste persone avevamo riposto molta più fiducia di quella che meritavano.  

Luglio 8, 2006

FORZARE GLI ALTRI

Archiviato in: SOCIETA' — viverestphilosophari @ 9:44 pm

Si può agire in tanti modi sulle altre persone. Si può intervenire sulle loro credenze o sulle loro emozioni. D’altra parte, ci sono credenze ragionevoli e credenze irragionevoli. Analogamente ci sono emozioni che l’altro apprezza di avere e emozioni che invece egli detesta. Se si agisce sull’altro ampliando le sue credenze ragionevoli, lo si persuade; se, invece, si aumentano le sue credenze irragionevoli, lo si inganna. Se si agisce su di lui utilizzando le sue emozioni che egli apprezza, lo si soddisfa; se, invece, ci si avvale delle sue emozioni negative, lo si forza. Dell’ultimo caso, c’è un esempio comunissimo: due persone fra le quali vige un legame intenso e uno ferisce gravemente l’altro, tanto, pensa, quello non potrà staccarsi da me.

L’INOSSIDABILE RETORICA DELL’AMORE

Archiviato in: SOCIETA' — viverestphilosophari @ 9:43 pm

E’ veramente straordinaria la retorica dell’amore. E’ una parola di cui si fa molto uso. Ed è altrettanto incredibile la facilità con cui quasi tutti calpestano i propri sentimenti più intimi, rispetto ai quali si sono inventati un intero linguaggio apologetico, per seguire i propri interessi di bottega. Si vede che quei sentimenti non fanno parte dei loro interessi di bottega. E allora come è possibile che si continui a credere nell’amore? E’ molto semplice: basta convincersi che ciò che conviene sia vero. Un forte desiderio crea facilmente una credenza palesemente falsa.

TROPPI POCHI BANDITI

Archiviato in: SOCIETA' — viverestphilosophari @ 9:42 pm

Rimango sempre profondamente stupito di fronte alle persone che, commettendo le più chiare ingiustizie, sono convinte di agire per il meglio. Purtroppo i veri banditi sono pochi: la maggior parte degli uomini fa del male agli altri mettendosi la coscienza a posto con argomenti inventati ad hoc per nascondere a se stessi come stanno le cose. E’ per questo che la persona dotata di un buon senso della realtà è affidabile. Perché l’uomo in generale ha bisogno di sentirsi buono e quindi non è in grado di confessare a se stesso le malvagità che commette. Se però è realista e non gioca con le parole, se non si inganna con i propri pseudo-argomenti, allora è costretto ad agire per il meglio.

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