VIVERESTPHILOSOPHARI di Vincenzo Fano

Novembre 11, 2006

MOVIMENTISMO E FRUSTRAZIONE

Archiviato in: POLITICA — viverestphilosophari @ 6:29 pm

Montesquieu distingue fra una società basata sulla “dignità” e una sull’”onore”. Nella prima quello che conta è il rispettare o non rispettare la morale comune, mentre nella seconda quello che conta è la posizione sociale. E’ chiaro che l’àancien regime è del secondo tipo, mentre il capitalismo del primo. Spesso nella società basata sull’onore, la mobilità sociale è scarsissisma, per cui non dipende tanto da ciò che fa l’individuo il perderlo o acquisirlo, mentre le società basate sulla dignità sono più mobili, per cui perderla o acquisirla dipende dai nostri meriti personali. Ne segue che in una società basata prevalentemente sulla dignità con alta mobilità sociale o in una società basata sull’onore con bassa mobilità sociale difficilmente si sviluppano sentimenti collettivi deprecabili, perché i cittadini della prima vedono riconosciuti i propri meriti e i cittadini della seconda non riescono a immaginare una situazione diversa da quella di privilegio o di umiliazione in cui vivono. Per contro, in una società basata sull’onore con alta mobilità sociale, si assiste alla superbia di chi sale e alla depressione di chi scende, mentre in una società basata sulla dignità a bassa mobilità sociale, si vive la frustrazione di chi meritava e non è salito e l’arroganza di chi resta in alto pur non meritandolo. Il frustrato, poi, spesso esprime il suo stato d’animo in quello che potremmo chiamare il “movimentismo”, cioè il desiderio di modificare pur che sia il sistema sociale in cui vive, pur che cambi qualcosa. E’ questa una disperata ricerca di quella mobilità, che, mancando, lo ha privato di ciò che egli ritiene di meritare. Tale movimentismo, però, è politicamente disastroso, perché non contribuisce a migliorare le cose, anche di poco, ma a creare varchi nei quali inevitabilmente vengono ribaditi i privilegi dei pochi. Ho la sensazione che oggi in Italia in molti ambienti è diffuso questo tipo di frustrazione.

Novembre 1, 2006

LIBERTA’ POLITICA, MORALE E INTERIORE

Archiviato in: FILOSOFIA MORALE — viverestphilosophari @ 9:07 am

Libertà è innanzitutto un concetto politico: cioè liberta di stampa, di opinione ecc. Facciamo l’ipotesi di vivere in un sistema politico che massimizzi le libertà politiche dei suoi cittadini, senza disuguaglianze. A questo punto libertà diventa un concetto morale; infatti, come possiamo essere considerati responsabili delle nostre azioni se non siamo liberi di compierle o di non compierle? Per discutere questo problema, facciamo l’ipotesi, molto ragionevole, che viviamo in un mondo parzialmente deterministico, cioè nel quale alcune cose accadono necessariamente, ma non tutte. A questo punto, se riteniamo che ognuno di noi, oltre che un corpo, che ubbidisce alle leggi parzialmente deterministiche della natura, ha anche un’anima, che se ne può sottrarre, potremmo supporre che l’anima sia libera, cioè che possa approfittare degli spazi di indeterminazione presenti nella natura per esprimere la propria libertà. Ad esempio, non posso volare, perchè è contro le leggi di natura, però posso decidere di andare o a sinistra o a destra, questo dipende da me. Questa soluzione, però, è impraticabile, perché non riusciamo a capire come possa un’anima che non obbedisce alle leggi della natura intervenire nella natura. Allora si para davanti un’altra possibilità: la nostra anima è un oggetto della natura esattamente come il nostro corpo. Si potrebbe allora dire che siamo liberi nella misura in cui siamo causa di almeno alcune delle cose che ci capitano. Questo è ragionevole, ma sorge il problema che se noi facciamo parte completamente delle catene casuali e causali della natura, la nostra libertà è apparente, perché le azioni che mettiamo a punto o sono causate da qualcosa di esterno a noi o sono puramente casuali. Non funziona neanche questo. Tornerò su questo problema in un altro post. Infine c’è il concetto di libertà interiore: siamo liberi se ci sentiamo liberi. Questa nozione sembra un inganno; verrebbe da dire, ma che libertà è, se è solo apparente? Tuttavia, se nulla sappiamo della nostra libertà morale, diventa molto importante sentirsi liberi, anche se non possiamo affermare che a questa sensazione corrisponda una libertà ontologica. Ci sono poi due diverse maniere di sentirsi liberi: una accompagnata da ignoranza e una accompagnata da conoscenza. Ovvero ci si potrebbe sentire liberi senza sapere che potremmo sentirci molto più liberi, come il servo della gleba che non riusciva a immaginare un mondo in cui lui non fosse servo; oppure ci si può sentire liberi consapevoli di tutte le possibilità che ci sono date. La liberazione consiste proprio nell’acquisizione della consapevolezza delle nostre possibilità di uomini; e la libertà interiore pienamente realizzata diventa il sentirsi liberi in questa totale consapevolezza. E allora torniamo al problema politico da cui eravamo partiti, cioè alla realizzazione di una società in cui gli uomini pienamente consapevoli si sentano massimamente liberi.

L’ALTRUISMO CONVIENE

Archiviato in: FILOSOFIA MORALE — viverestphilosophari @ 8:40 am

La nostra vita è ricca di rovesciamenti della fortuna, per cui nell’investire la nostra emotività conviene farsi una sorta di assicurazione contro le sventure. Tale assicurazione si chiama “altruismo”. Se abbiamo un capitale di 1000 euro e lo investiamo in azioni di un’azienda che ha 10 possibilità su 100 di fallire nel prossimo anno o, invece, lo investiamo in 10 diverse aziende ognuna sempre con la stessa probabilità di fallimento, la speranza matematica è sempre la stessa, cioè abbiamo una perdita di comunque di 100 euro. Tuttavia se calcoliamo la probabilità di perdere tutto il nostro capitale nel prossimo anno, nel primo caso è del 10%, mentre nel secondo è praticamente zero, perché dovrebbero fallire tutte e 10 le aziende in cui abbiamo investito. Questo è il famoso concetto di diversificazione degli investimenti. L’egocentrico investe tutta la sua emotività su se stesso, mentre l’altruista la investe su tante persone che lo circondano; in un certo senso il secondo diversifica le sue energie emotive. L’egocentrico perciò ha molte più probabilità di perdere tutto il suo capitale emotivo. La vita purtroppo è piena di fallimenti, fino a quello più grande, cioè la morte, per cui conviene diversificare il proprio affetto, cioè conviene essere altruista.

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