La storia della filosofia è uno strano ircocervo: può essere storia e può essere filosofia. E’ storia quando studiamo un autore per quello che è, che ha detto, comprendendo tutta la sua opera, le sue oscillazioni, gli scritti che nessuno legge più, il suo tempo, gli autori sconosciuti con cui dialogava. E allora costruiamo l’affresco di un ambiente cultuturale, di un modo di pensare, di un’ideologia, cioè facciamo storia. Oppure si può isolare dall’autore quelle parti del suo pensiero che ci possono aiutare a risolvere problemi quasi perenni, che egli si è posto e che anche noi ci poniamo, rispetto ai quali egli nei suoi momenti migliori ha fornito preziose distinzioni e sottili varianti. Qui non è tanto importante essere fedeli all’autore, quanto ricostruire un’argomentazione valida aldilà delle sue debolezze e momenti di smarrimento. E allora stiamo facendo filosofia. E’ chiaro che molto spesso si compiono le due cose assieme, ma non bisogna dimenticare la distinzione.
Gennaio 20, 2007
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