E’ stata una grande scoperta di Marx il fatto che spesso abbiamo una falsa coscienza e ragioniamo in modo ideologico, cioè ci sembrano vere cose solo perché convengono alle persone che come noi appartengono a un certo gruppo sociale. Ad esempio, un dipendente pubblico a tempo indeterminato raramente è in grado di ragionare lucidamente sui problemi di un commerciante e viceversa. E questo non succede solo all’uomo comune, ma anche agli intellettuali. Si pensi ai nazionalismi ideologici che hanno portato alla Prima guerra mondiale, sottoscritti dal fior fiore degli intellettuali europei, tanto che giustamente Julien Bendà ha potuto parlare di Tradimento dei chierici. Tuttavia sostenere che l’intero pensiero di filosofi della statura di Kant, Platone, Aristotele, Cartesio o Husserl sia riconducibile alla loro situazione economico-sociale è una mostruosità, che spesso, purtroppo, ancora oggi si sente sostenere. Quando leggo nella fisica di Aristotele le sottilissime analisi delle nozioni di spazio, tempo e continuo non capisco dove sia l’ideologia. Oppure quando Kant descrive con geniale intuizione il ruolo delle Idee della ragione nel processo conoscitivo, oppure là dove Husserl ricostruisce i complicati processi di aggregazione dell’esperienza. Certo ognuno di questi autori ha sostenuto posizoni riconducibili alla sua ideologia nel senso di Marx, ma questo certo non vale per il loro intero pensiero.
Gennaio 20, 2007
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