Lo stesso Cicerone, uno dei più grandi avvocati dell’antichità, si trovò in un caso a difendere in un contenzioso prima una parte e poi l’altra. Questa situazione ci fa spesso dubitare della moralità della professione stessa dell’avvocato, il quale usa argomenti per difendere chiunque si rivolga a lui, anche il peggiore delinquente. Tuttavia Cicerone osserva proprio a questo proposito che l’avvocato è tenuto a mettere in luce tutto ciò che può favorire il suo cliente. Il punto è che in un contenzioso noi non sappiamo come stanno effettivamente le cose e il migliore modo che abbiamo per stabilirlo è proprio quello di ascoltare le ragioni dei due contendenti e lasciare a un giudice neutrale di prendere le decisioni. Tuttavia i contendenti non si muovono in una situazione legislativamente vuota, bensì nell’ambito di situazioni in cui ci sono prassi giuridicamente consolidate, per cui solo un esperto della dottrina e della giurisprudenza è in grado di far valere le ragioni dei due contendenti. Ogni avvocato è tenuto a mostrare un aspetto della realtà, quella che conviene al suo cliente. Ci sarà poi l’altro avvocato che cercherà di evidenziare al massimo la parte di realtà che conviene all’altro cliente. Infine il giudice deciderà sulla base dei dati così raccolti. E’ chiaro che questa è una situazione ideale, perchè di fatto chi ha più soldi o più potere sociale potrà scegliersi gli avvocati migliori o influenzare il giudice, ma questo è un altro discorso. Dunque esiste una professionalità dell’avvocato, che sembra essere indipendente da qualsiasi discorso morale. Poi è chiaro che ogni avvocato è una persona e può in parte scegliersi i clienti.
Dicembre 28, 2007
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