VIVERESTPHILOSOPHARI di Vincenzo Fano

Gennaio 31, 2008

L’OLISMO IN MATEMATICA

Archiviato in: FILOSOFIA DELLA SCIENZA — viverestphilosophari @ 9:34 pm

L’amico Strumia mi ha fatto capire un punto importante, cioè la connessione fra non linearità e olismo. Nelle scuole acquisiamo una certa dimestichezza con le equazioni algebriche. Ad esempio, la semplice equazione di primo grado 2x-1=0 si risolve se x=1/2. Infatti se mettiamo 1/2 al posto di x risulta 2 per 1/2-1=1-1=0. Analogamente 2x-3y=0 è soddisfatta da x=3 e y=2, ma anche da x=3/2 e y=1. Non solo, questa equazione è soddisfatta anche dalla somma delle soluzioni precedenti, cioè x=3+3/2=9/2 e y=3. Per contro, se prendiamo un’equazione non lineare, come ad esempio xy=1, essa è soddisfatta sia dalla coppia x=3, y=1/3 e x=2, y=1/2, ma non è soddisfatta dalla coppia somma delle due soluzioni precedenti, cioè x=3+2=5 e y=1/3+1/2=5/6. Infatti 5 per 5/6 fa 25/6 e non 1. Dunque vediamo che le soluzioni di un’equazione non lineare, cioè non di primo grado, in un senso aritmeticamente preciso, si comportano in modo olistico, cioè la loro somma non ha le stesse proprietà dei singoli addendi.

IL VERO E’ L’INTERO

Archiviato in: FILOSOFIA DELLA SCIENZA, SOCIETA' — viverestphilosophari @ 9:15 pm

E’ noto che Hegel, nella celebre e criptica prefazione alla Fenomenologia dello spirito, diceva che il vero è l’intero. In un senso importante questa affermazione coglie nel segno. Quando un testimone è chiamato in tribunale non deve giurare solo di dire la verità, ma anche di riferire tutto ciò di cui è al corrente riguardo ai fatti in questione. Così quando un ministro dell’economia, ad esempio, afferma con enfasi che i redditi da lavoro dipendente sono aumentati negli ultimi 2 anni del 4%, anche se questo dato è corretto, se tace il fatto che nello stesso lasso di tempo l’inflazione è aumentata del 4,8%, di fatto mente, perchè a conti fatti il cambiamento reale dei redditi è -0,8%. O anche quando uno scienziato afferma che non è dimostrato che il farmaco XYZ fa male, potrebbe mentire, anche se di fatto non esiste tale prova, perché potrebbe essere che non è mai stato dimostrato neanche che XYZ non fa male. E sono sicuro che se un farmacologo va dalla casa farmaceutica che produce XYZ a chiedere fondi per dimostrare che XYZ non fa male riceve montagne d’oro, mentre se va a chiedere soldi per dimostrare che fa male trova le porte chiuse, per cui il fatto che non sia ancora stato dimostrato che fa male è molto più significativo del fatto che non è ancora stato dimostrato che non fa male. Qualcosa di simile sta succedendo, ad esempio, per il riscaldamento globale. Il fatto che non è ancora stato dimostrato in modo definitivo che esso sia di origine antropica, considerando l’enorme quantità di fondi che hanno ricevuto quelli che volevano dimostrare il contrario, cioè che non è di origine antropica e non sono ancora riusciti a farlo, è un argomento forte a favore del fatto che sia di origine antropica.

I MICOROFENOMENI QUANTISTICI E LA PSICOLOGIA EVOLUZIONISTA

Archiviato in: FILOSOFIA DELLA FISICA — viverestphilosophari @ 2:59 pm

A volte si sente dire che la ragione per cui a noi risulta poco intuitivo il mondo dei microfenomeni, così come viene descritto dalla meccanica quantistica, è da ricondurre al fatto che il nostro apparato sensoriale si è sviluppato e adattato a una rappresentazione realistica dell’ambiente che è per noi rilevante dal punto di vista biologico, cioè quello degli oggetti di dimensioni paragonabili alle nostre. Allora gli psicologi evoluzionisti più spericolati nelle estrapolazioni affermano che le nostre capacità sensoriali non si sono mai adattate a rappresentare un mondo che fino a poco tempo fa non aveva alcuna rilevanza per il nostro beneesere. Innanzitutto occorre dire che questa è solo una suggestiva ipotesi ad hoc, che non ha nessuna conferma empirica se non quella per cui è stata costruita, il che non è certo un buon viatico dal punto di vista epistemologico. In secondo luogo, se così fosse, affinché questa ipotesi abbia un minimo di credibilità, bisognerebbe che i suoi sostenitori fossero in grado di costruire o concepire degli esseri senzienti che percepiscono oggetti sparpagliati come quelli quantistici che si trovano al 50% in un luogo e al 50% in un altro e che poi quando li vai a guardare si localizzano improvvisamente in uno dei due luoghi. Ho la sensazione che qui ci sia ancora qualcosa da spiegare.

Gennaio 30, 2008

IL FAMILISMO DEGLI ITALIANI

Archiviato in: SOCIETA' — viverestphilosophari @ 10:09 pm

“La nostra Italia” di Carlo Tullio Altan, comincia presentando i “Libri di famiglia” di Leon Battista Alberti come un testo fondativo per l’antropologia degli italiani e il loro famigerato familismo. Episodi recenti, come quello di Mastella, sono a conferma di quelle tesi. Ma chi è senza peccato scagli la prima pietra. Ero recentemente a una riunione convocata dal Dirigente scolastico del Liceo frequentato da mia figlia, che raccoglieva i rappresentanti di classe. E’ vero che questa carica di microrappresentanza non è in alcun modo remunerativa, tuttavia è significativo il fatto che finita la lunga ed efficace presentazione di alcune situazioni da parte del Dirigente, i presenti hanno approfittato in massa del loro ruolo per avere informazioni dirette, chieste spudoratamente in pubblico, sulla situazione particolare dei loro figli!

Gennaio 26, 2008

KANT O UNA NOTTE D’AMORE?

Archiviato in: SOCIETA' — viverestphilosophari @ 9:15 pm

Nell’ultimo bel film di Arquand, “L’età barbarica”, non così ricco come le “Invasioni barbariche”, ma certo molto acuto nel criticare la società contemporanea, c’è una scena che mi ha particolarmente colpito. Il protagonista, deluso dalla vita, dal suo impegno sociale e dalla famiglia, che lo considera trasparente, si reca con un amico negro in un club per cuori solitari (uso volutamente il termine “negro”, perché il film giustamente, a mio avviso, ridicolizza il politically correct). I due escono dopo aver rimorchiato due ragazze e il negro dice: “Bene, noi due abbiamo prenotato una stanza di sopra”. La compagna del protagonista risponde: “Non vi sembra un po’ troppo presto?”. Allora il negro le dice: “Guarda là, cosa vedi?” e lei: “Un cimitero”. “Bene, lì è pieno di gelide ossa. Secondo te, se a tutti quelli che sono sepolti lì fosse concessa un’altra notte di vita, che cosa andrebbero a fare? Andrebbero in ufficio? A fare la spesa? Leggerebbero un altra volta Immanuel Kant? Oppure cercherebbero una notte d’amore? Io, che ho passato migliaia di ore della mia vita a leggere Kant, devo dire che sono rimasto molto colpito dal brutale dilemma posto dall’amico negro!

PRODI, MASTELLA E LA MORALE

Archiviato in: FILOSOFIA POLITICA, POLITICA — viverestphilosophari @ 9:05 pm

I recenti eventi al Parlamento italiano fanno riflettere sulla classica distinzione fra “morale dei principi” e “morale delle conseguenze”. Quando Prodi ha deciso di andare comunque in aula a verificare la fiducia, ho plaudito, con tanti altri, per il fatto che la discutibile decisione di Mastella venisse resa il più possibile pubblica e istituzionale. Tuttavia ho poi letto un articolo sul Corriere della sera di Massimo Franco che stigmatizzava il gesto di Prodi, in quanto, inasprendo ulteriormente la situazione politica, rendeva più difficile il compito del Presidente della Repubblica di portare il Parlamento a varare una legge elettorale adeguata prima di andare alle elezioni anticipate. Se effettivamente Prodi ha aumentato di molto le probabilità che si vada al voto con questa legge, per la morale delle conseguenze, in contrapposizione a quella dei principi che ha senz’altro rispettato, la sua azione forse non è stata la migliore. Mi sembra una situazione su cui sia difficile decidere.

LA STRISCIA DI GAZA E UNA COMUNICAZIONE NON OGGETTIVA

Archiviato in: POLITICA — viverestphilosophari @ 8:58 pm

Capita spesso di ascoltare nei telegiornali italiani la presentazione di notizie sul conflitto fra israeliani e palestinesi che suscitano degli interrogativi. Ad esempio, recentemente il blocco israeliano delle frontiere con la striscia di Gaza viene raccontato con un lungo servizio sui problemi che questo embargo provoca in questa affollata e dannata terra, con un rapido accenno al fatto che Israele blocca perché da lì vengono lanciati sistematicamente razzi sui civili israeliani da Hamas. Non credo che la politica della rappresaglia di Olmert sia la migliore per affrontare questa emergenza, tuttavia non mi sembra obbiettivo suscitare pietà per un popolo che in fondo ha appena cercato quella rappresaglia con atti caratterizzati da violenza sconsiderata. Non ho mai visto un lungo servizio in TV sul fatto che molti israeliani vivono costantemente nel terrore di attentati contro civili e lancio di missili! Ci sono due modi diversi di dire bugie: uno, molto raro, quello di affermare il falso; due,. molto comune, quello di raccontare solo una parte della storia.

Gennaio 18, 2008

LA DEMOCRAZIA NELLE UNIVERSITA’ ITALIANE

Archiviato in: FILOSOFIA POLITICA, POLITICA — viverestphilosophari @ 6:11 pm

Recentemente ho discusso assieme a un caro amico se il Senato accademico, cioè l’organo supremo che prende le decisioni strategiche nelle università italiane, debba essere una struttura formata dal Rettore e dai Presidi di facoltà, senza ulteriori rappresentanze dei docenti, o invece sia meglio un organo più allargato (tralascio qui l’importante problema delle rappresentanze degli studenti e del personale tecnico-amministrativo). D’acchito verrebbe da dire che integrare il Senato con rappresentanti eletti dalle diverse categorie e aree dei docenti sarebbe più democratico e aiuterebbe questa assemblea a prendere decisioni che tengano conto anche di istanze trasversali, senza ridursi a logiche interne alle singole facoltà. Il mio interlocutore mi faceva però notare che così accade nella maggior parte degli atenei italiani e comporta un incremento significativo del potere del Rettore, che può approfittare facilmente della confusione dell’assemblea un po’ pletorica e della sua frammentazione. In effetti, come già aveva notato Tocqueville, la democrazia, riducendo la società a somma di individui separati, favorisce il potere di quell’unico che dirige tutta la struttura. Tuttavia un altro caro amico mi diceva giustamente che la capacità di maggiore opposizione dei pochi non è preferibile alla mancanza di rappresentatività. Come diceva sempre Tocqueville, nonostante tutti i difetti della democrazia, del resto già notati da Platone ed Aristotele, non si potrà mai dire che un governo aristocratico è meglio.

LA MATEMATICA E IL CITTADINO

Archiviato in: SOCIETA' — viverestphilosophari @ 5:59 pm

Non so come uno possa pensare oggi che la matematica non faccia parte dei saperi fondamentali del cittadino. A tal proposito mi viene in mente quell’episodio illuminante in Fontamara di Ignazio Silone. I cafoni si sono ribellati perché i notabili vogliono deviare il corso delle preziose acque del fiume, finché Don Circostanza, prete al servizio delle famiglie dei latifondisti, risolve la questione dicendo, che tre quarti dell’acqua andrà ai Signori e altri tre quarti andrà ai cafoni! Mi ricordo che quando leggemmo alle medie questo amaro episodio, un compagno, il primo della classe, notò indignato che i tre quarti del rimanente quarto sono in realtà tre sedicesimi, cioè ancora meno di un quarto. Oggi, in una società in cui l’uso della matematica per affrontare in modo razionale i problemi delle scelte economiche, è ancora più importante sapersi muovere con consapevolezza tra queste formule. Ben lo sapevano i mercanti e i banchieri fiorentini del Trecento, quando l’Italia era al centro del mondo, la cui formazione, fuori dalle Scuole, era basata in modo essenziale sulla matematica.

CACCIARI E I CRETINI DELLA SAPIENZA

Archiviato in: SOCIETA' — viverestphilosophari @ 7:56 am

Non conosco bene i dettagli di ciò che è accaduto alla Sapienza di Roma rispetto alla possibile lezione di Papa Ratzinger, anche perché su una questione così emotivamente calda è difficile ricostruire l’accaduto a partire da ciò che riferiscono i giornali, il cui scopo, come si sa, non è tanto quello di raccontare ciò che succede, ma di fare notizia. Tuttavia ho letto ieri che il filosofo Massimo Cacciari, peraltro uomo di grande intelligenza e cultura, su Repubblica dava dei cretini ai docenti dell’Università che non volevano far parlare il Papa. Anche io considero la posizione di costoro sbagliata, come credo sia stato moralmente un errore da parte del Papa quello di ritirarsi e non andare a parlare. Occorre sempre affrontare il conflitto, come giustamente ci ricorda sempre Cacciari. il quale ci ha anche spesso incitato a tenere conto dell’insegnamento della religione cristiana, ma che, in questa occasione, forse preso da un impulso, ha totalmente dimenticato. S. Paolo nella Lettera ai romani ammonisce di stigmatizzare sempre e solo le azioni degli uomini e non gli uomini stessi. Giovanni XXIII, nella Pacem in Terris, ci ricorda che non bisogna confondere l’errore con l’errante. Dunque al massimo si può dire che quelli della Sapienza hanno fatto una cretinata, non che sono cretini!

Gennaio 13, 2008

ANCORA SU SUCCESSO, GLORIA E VERITA’

Archiviato in: FILOSOFIA DELLA SCIENZA, SOCIETA' — viverestphilosophari @ 5:12 pm

In un precedente post ho distinto fra successo, gloria e verità. Occorre però separare anche due forme di successo: quello fra il grande pubblico e quello fra gli esperti, si può anche dire, usando una nota metafora, di pubblico e di critica. Il successo di pubblico implica, non sempre ma spesso, la mediocrità. Mi riferisco qui solo al sapere. Il successo di critica implica, non sempre ma spesso, la settorialità. Ottenere successo di pubblica e di critica, come ad esempio le opere di Feynman, Einstein e Penrose in fisica, o quelle di Dodds, Snell e Finley in antichità classiche, è segno importante. La differenza fra gloria e successo sta nella durata. Se un’opera ha successo fra i tanti per un lungo periodo, allora è spesso un’introduzione di esemplare chiarezza. Se invece ha successo fra i pochi per un lungo periodo, allora è un risultato che travalica le mode culturali. Anche la verità ha due dimensioni, una locale e una globale. Una parziale ed esatta e una più completa ma più imprecisa. E questo forse distingue la scienza dalla filosofia. Quest’ultima, infatti, persegue verità più globali e imprecise, mentre la prima cerca verità più ristrette ma più esatte. Credo che il successo, sia fra i pochi che fra i tanti sia quasi irrilevante per stabilire la verità di un’opera. Il successo fra i pochi e fra i tanti, invece, è segno che ci si è avvicinati alla verità. Anche la gloria fra i pochi e la gloria fra i tanti sono segni importanti. Ma la gloria fra i pochi è segno che si è colta una verità parziuale, mentre la gloria fra i tanti che si è colta una verità globale, più filosofica, per così dire.

PERCEZIONE ILLUSORIA DELLA LIBERTA’ INTERIORE

Archiviato in: FILOSOFIA POLITICA — viverestphilosophari @ 4:54 pm

Ho già detto che in una situazione in cui non sappiamo se siamo ontologicamente liberi o meno non possiamo non tener conto, da un punto di vista politico, delle sensazioni di libertà. E’ chiaro tuttavia che tali sensazioni vanno opportunamente analizzate. Ci si può sentire liberi in una situazione nella quale o perché siamo incapaci di vedere certe possibilità o perché esse sono socialmente occultate, in realtà liberi siamo solo in parte. E allora sono importanti quelli che sono stati chiamati i processi di liberazione, cioè il rimuovere gli ostacoli psicologici o sociali che ci impediscono di cogliere alcune dimensioni della nostra libertà.

Gennaio 11, 2008

LA QUESTIONE EBRAICA DI MARX

Archiviato in: FILOSOFIA DELLA RELIGIONE, FILOSOFIA POLITICA — viverestphilosophari @ 7:22 pm

Il testo Sulla questione ebraica di Karl Marx del 1844 ha suscitato molte polemiche. Da un lato alcuni sostengono che si tratta di un chiaro esempio di antisemitismo, una malapianta che, come è ben noto, alligna anche fra gli ebrei; altri invece lo considerano un importante bozza del pensiero maturo di Marx, totalmente esente da antisemitismo, che delinea un nuovo modo di pensare il rapporto fra stato e religione. Proviamo a chiarire un poco questa situazione. Il testo di Marx, come spesso succede con i suoi pamphlet, è la critica di un precedente saggio di un altro autore, nella fattispecie di Bauer. Quest’ultimo dice sostanzialmente agli ebrei che non possono pretendere, in uno stato teocratico come la Prussia, di avere gli stessi privilegi dei cristiani. Essi, invece, dovrebbero lottare contro il carattere teocratico dello stato. E questa sarebbe la liberazione di tutti, non solo degli ebrei. Bauer incita gli ebrei a liberarsi della loro religione e ad andare verso la laicità. Marx approfitta di queste riflessioni per procedere ulteriormente nella stessa direzione. Egli nota che lo stato borghese e la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino garantirebbero a ognuno la possibilità di professare le idee religiose che vuole. In un certo senso, lo stato borghese fa passare la religione da un fatto pubblico a un fatto privato. In questo modo però si elegge a prototipo di uomo l’uomo egoista. La libertà di ognuno è quella di fare ciò che si vuole senza nuocere all’altro. L’uomo dello stato borghese è solo libero di essere egoista. La società civile diventa principio dell’umanità. A Marx questo non basta. Egli vuole un modo di convivenza fra gli uomini che non sia solo negativo, ma effettivamente costruttivo. Egli nota che il cristianesimo deriva dall’ebraismo. E poi afferma che l’ebraismo è traffico e denaro e conclude che in un certo senso il cristianesimo si è ritrasformato in ebraismo. L’ebraismo non è mai stato immerso nel feudalesimo, cioè non ha mai vissuto quella complicata rete di privilegi, tradizioni e immunità che ha caratterizzato la società cristiana. Per questo è sempre stato più libera e moderna. In questo ha anticipato la società borghese basata sul profitto, l’iniziativa individuale, il commercio e il denaro. Marx vuole che l’uomo non si emancipi solo politicamente dalla religione, ma dalla religiosità in quanto tale. Se l’uomo escludesse la mentalità religiosa l’uomo si emanciperebbe veramente fino in fondo. Non solo libertà religiosa, quindi, ma qualcosa di diverso che stia al posto della religione. Bisogna escludere il denaro, il commercio, la proprietà privata e così si esclude l’ebraismo. L’ebraismo, cioè, diventa in questo modo impossibile. L’interpretazione dell’ebraismo fornita da Marx è storicamente miope. E’ vero che gli ebrei sono rimasti fuori dalla mentalità feudale e che in un certo senso hanno anticipato alcuni elementi del capitalismo. Ma questo deriva sostanzialmente dalla loro diffusa esclusione sociale. E’ anche difficile accettare l’identificazione dell’ebraismo con il traffico e il denaro, che sembra piuttosto un pregiudizio tipico. L’ebraismo ha, infatti, una spiritualità molto ricca, come tutte le grandi religioni del mondo. E’ affascinante l’idea che si possa pensare una società in cui la religione scompaia e l’uomo si realizzi completamente sulla terra, costruendo una nuova società, come sarà poi nel comunismo. Sappiamo purtroppo però dove hanno portato questo tipo di idee. Il meglio, come si dice, è nemico del bene. Forse è opportuno accontentarsi dell’emancipazione politica dalla religione, che purtroppo invece di avvicinarsi, si sta sempre di più allontanando.

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