VIVERESTPHILOSOPHARI di Vincenzo Fano

Marzo 30, 2008

RAGIONEVOLEZZA E FOLLIA

Archiviato in: FILOSOFIA MORALE — viverestphilosophari @ 4:26 pm

Da qualche parte lessi che “quando la follia diventa ragionevole, allora la ragionevolezza sembra folle”. Questa è una sensazione che spesso mi assale. Un relativista potrebbe dire che non è possibile distinguere fra ragionevolezza e follia. E’ la maggioranza che stabilisce che cosa è ragionevole e che cosa è folle. E’ vero che quella frase presuppone una norma a cui attenersi, cioè la ragione dovrebbe essere qualcosa di almeno in parte indipendente da ciò che gli uomini ritengono. Come si fa a stabilire quale sia questa norma? Credo che non sia un caso che le parole “normale” e “normativo” abbiano la stessa radice: cioè, in un certo senso, la norma è la normalità. Sento già il coro di disapprovazione alla piattezza di questa morale. Ma aspettate che provi a dire, seguendo Aristotele, che cosa sia la normalità. La normalità è il giusto mezzo, ma non rispetto agli altri. Ognuno ha il suo giusto mezzo e quella è la sua norma. Se sono portato per la matematica il mio giusto mezzo nel suo studio sarà diverso dal caso in cui sono un po’ tetragono per quella disciplina. Sento già dire: “Ma allora occorre sempre seguire il giusto mezzo, che rigidità!” Anche in questo occorre il giusto mezzo. Ci sono le eccezioni; Aristotele diceva che ci stiamo muovendo nel mondo del “per lo più”. Per concludere, un pizzico di follia è ragionevole.

DARWIN E LA RELIGIONE

Archiviato in: FILOSOFIA DELLA RELIGIONE, FILOSOFIA DELLA SCIENZA — viverestphilosophari @ 4:13 pm

Nel bel libro di Telmo Pievani, “Creazione senza Dio”, Einaudi 2006, nella prima parte viene raccontato il percorso religioso di Charles Darwin, che, aveva formato la sua fede anglicana sull’importante testo apologetico di William Paley, Evidences of Christianity. In quest’ultimo si argomentava a favore del Cristianesimo sulla base di una miriade di argomenti di sapore teleologico, ovvero si vedeva l’esistenza di Dio nella molteplicità di situazioni del mondo che danno l’apparenza chiara di essere fatte per uno scopo. Ad esempio, come avremmo potuto noi vivere sulla Terra, se non ci fosse stato ossigeno nell’atmosfera? Nell’ultima parte della sua vita Darwin progressivamente diventerà agnostico proprio perché avrà trovato con il suo genio una possibile spiegazione di tutta questa apparente teleologia, che non richiedeva l’ipotesi di un Dio trascendente. Mi chiedo che cosa sarebbe accaduto alla religiosità del grande naturalista se, invece che sul testo di Paley, si fosse formata sul libro di Giobbe. Quest’ultimo scopre attraverso la sua insensata sofferenza che il creato non è stato costruito sulla base di un disegno che l’uomo può comprendere. Iahve gli dice infatti “Dove eri tu qundo io ho acceso le stelle del cielo?” La religiosità che scopre Giobbe non è l’amore di Dio perché ha messo a punto il creato per il nostro benessere, ma l’amore del creato in quanto tale. Credo che Darwin fino all’ultimo giorno della sua vita mai abbia perso lo stupore di fronte a ciò che lo circondava e il mistero della natura gli era ben presente. Questa religiosità forse non l’avrebbe mai persa.

LA FIDUCIA E “IL PICCOLO LORD”

Archiviato in: LETTERATURA — viverestphilosophari @ 3:58 pm

Il romanzo strappalacrime per ragazzi “Il piccolo Lord” della scrittrice americana Burnett, oltre a descrivere con garbo e umorismo il conflitto fa la mentalità inglese e quella americana e ad aver suscitato un film bello e fedele con Alec Guinness che interpreta la parte del vecchio nonno incarognito, impartisce una lezione profonda di vita. Cedric, il piccolo, inconsapevolemente, adotta una strategia che a volte riesce a far vincere battaglie disperate. Tratta il nonnno non come è, bisbetico ed egoista, ma come lui vorrebbe che fosse, altruista e affettuoso e un po’ alla volta il nonno diventa effettivamente così. Questo mi ricorda una frase del Presidente democratico degli Stati Uniti, riconfermato ben due volte, che ha impersonato il New Deal, cioè Franklin Delano Roosvelt, il quale affermava che molte cose gli sono andate bene perchè egli dava fiducia anche quando era del tutto irragionevole. Certo non funziona sempre. Bisogna stare attenti a non crederci veramente nella fiducia che si sta dando. Pensate che amara disillusione per Cedric, se il nonno non fosse cambiato! Mi viene in mente anche un bel racconto del premio Nobel per la letteratura, scrittore yddish, Isaac Singer, in cui un signore infelice si reca dal suo Rabbino per chiedergli che cosa deve fare. E quello gli risponde di ripetere a se stesso ogni quarto d’ora “Sono un uomo felice”. Il fedele torna a casa poco convinto, ma prova lo stesso e sta di fatto che dopo qualche settimana di questa medicina auto-suggestiva riesce a cambiare il proprio umore. Purtroppo non sempre riesce neanche questa terapia, ma vale comunque la pena provarci.

LA CONVERSIONE DI MAGDI ALLAM

Archiviato in: SOCIETA' — viverestphilosophari @ 3:40 pm

La conversione di Magdi Allam al Cattolicesimo fa venire in mente la frase di Enrico IV, ugonotto, che, per accedere al trono di Francia, verso la fine del Cinquecento, si convertì al Cattolicesimo, pronunciando la celebre frase “Parigi val bene una messa”. Io ho pensato che lunedì sono ateo, martedì, buddista, mercoledì induista, giovedì musulmano, venerdì protestante, sabato ovviamente ebreo e domenica cattolico! E tutta la settimana ho un’esisgenza profonda di una religiosità che non tenda a imporre steccati, che non si dichiari portatrice della verità, che non sia costruita sul controllo delle coscienze, ma sull’apertura a ciò che è altro.

Marzo 24, 2008

UN METODO IN FILOSOFIA

Archiviato in: FILOSOFIA DELLA SCIENZA — viverestphilosophari @ 3:57 pm

Mentre preparavo la mia tesi di dottorato - a un convegno a Sanremo nel 1987 - Giuseppe Cantillo, importante professore di filosofia dell’Università di Napoli, mi diede un suggerimento per il mio lavoro filosofico, che si rivelò prezioso. Roger Penrose, in una delle risposte alle critiche ali suoi argomenti contro la possibilità di una rappresentazione del ragionamento umano mediante una macchina di Turing, nota che il suo metodo di lavoro è proprio quello che Cantillo mi suggeriva:

My method of working has tended to be that I would gather some key points from the work of others and then spend most of my time working entirely on my own. Only at a much later stage would I return to the literature to see how my evolved views might relate to those of others, and in what respects I had been anticipated or perhaps contradicted. http://psyche.csse.monash.edu.au/v2/psyche-2-23-penrose.htm

E’ un consiglio che darei a chiunque si accinga a una ricerca filosofica. Da un lato non bisogna trascurare l’immensa bibliografia disponibile su quasi qualsiasi argomento, dall’altro non bisogna farsi sommergere da essa.

VERGOGNARSI DELLA CASA SPORCA

Archiviato in: SOCIETA' — viverestphilosophari @ 2:43 pm

Ogni tanto mia moglie dice che si vergogna ad avere la casa sporca quando qualcuno ci viene a trovare. E allora a me viene da dire, perché non si vergognano quelli che ci vengono a trovare per il fatto che non conoscono il teorema della diagonale di Cantor, oppure la disuguaglianza di Bell o anche l’ebraico antico. Allora lei mi risponde: “Ma io non conosco l’ebraico antico”. E io di rimando: “Mica te ne vergogni però. E allora perché vergognarsi della casa sporca!”.

INSEGNARE LE LINGUE ANTICHE

Archiviato in: SOCIETA' — viverestphilosophari @ 2:39 pm

La scuola italiana, oltre a mantenere la discutibile centralità assoluta del latino e del greco nel suo progetto formativo, insegna queste lingue antiche in modo da favorire e consolidare nei discenti un odio profondo per questi grandi patrimoni della nostra civiltà. Il nostro modello di paideia resta legato al curricolo del liceo classico e infatti si vedono le conseguenze. In una recente indagine è risultato che gli italiani sono fra i più analfabeti dei paesi OCSE. L’80% degli adulti non è in grado di leggere un semplice grafico o di seguire un facile ragionamento. Cambiare la paideia di una nazione non è un’operazione che si realizza dall’oggi al domani. Si rischia infatti, come spesso è accaduto, di distruggere senza costruire nulla. E’ meglio che gli studenti studino con bravi professori il latino e il greco, che con professori non adeguatamente formati il diritto, l’economia, la sociologia e la psicologia, che sarebbero ben più importanti per la formazione. Inoltre mi chiedo se queste lingue potrebbero essere insegnate in modo meno noioso. Gli scolari per tutto il biennio sono costretti a mandare a memoria le tabelle delle coniugazioni e delle declinazioni, un lavoro snervante e demotivante, che ottunde le capacità intellettuali. Non sarebbe meglio mettere a punto una sorta di manabile, che aiuti lo scolaro a leggere le desinenze, in modo che rapidamente sia in grado di trovare il soggetto e il verbo; insegnargli quindi alcuni elementi fondamentali di sintassi e poi fargli leggere semplici testi - come il Vangelo, Fedro o Cesare - dopo pochi mesi dall’inizio dello studio?

IL CONFLITTO FRA ISRAELIANI E PALESTINESI

Archiviato in: POLITICA — viverestphilosophari @ 2:25 pm

Riporto qui un riassunto del bel libro di Benny Morris, uno degli esponenti della “nuova storia” in Israele, cioè di coloro che hanno cominciato a lavorare per scrostare la storia dello stato ebraico dalle mitologie del sionismo. Morris è noto soprattutto per i suoi studi approfonditi sulla formazione dei profughi durante il primo conflitto israelo-palestinese, nei quali ha messo in luce anche le responsabilità dello stato israeliano, che comunque sono solo parziali, come è noto alla storiografia più attenta. Egli negli ultimi anni ha abbandonato ogni speranza di pace con i palestinesi, rispetto ai quali ora nutre un profondo scetticismo, dopo che per anni, anche attraverso i suoi studi, ha auspicato il dialogo.

Benny Morris, Vittime. Storia del conflitto arabo-sionista 1881-2001, Rizzoli, Milano 2001.

1. Il sionismo, per ammissione degli stessi suoi membri più influenti, come Ben Gurion, fu un progetto di conquista. Il problema ebraico, dopo i pogrom nell’Est degli anni 1880, dell’inizio del Novecento e degli anni 1920, ma soprattutto, dopo l’Olocausto, doveva essere risolto. Gli ebrei, come ogni altro popolo dopo la Rivoluzione francese, aspira alla sua autodeterminazione. La soluzione proposta a tavolino dall’Inghilterra dell’Uganda è un po’ artificiosa, ma la Palestina era abitata da un altro popolo.

2. Gli ebrei hanno comprato la terra dagli arabi, però nelle loro manifestazioni hanno sempre espresso il loro desiderio di fondare uno stato. Fino al 1937 l’atteggiamento degli ebrei nei confronti degli arabi è sostanzialmente difensivo. Gli arabi ricchi vendevano le terre, e i poveri, che in esse lavoravano, venivano estromessi e quindi nutrivano odio nei confronti dei nuovi padroni. Dopo il 1937 alcuni ebrei di destra, tra cui Begin, iniziano la politica della rappresaglia nei confronti degli atti aggressivi degli arabi. Il grosso del movimento ebraico era socialista e organizzava un esercito per sola difesa. Ma all’interno di questa struttura militare si afferma anche una formazione di destra che darà origine al Likud. E’ interessante notare che la politica della rappresaglia non è mai stata efficace nel limitare il terrorismo arabo, se non in modo temporaneo e locale.

3. Fino alla dichiarazione dello stato di Israele, 1948, non si può parlare di un movimento nazionale palestinese. La Palestina era prima in mano ai turchi e dopo la Prima guerra agli inglesi. La rivolta araba del 36-39 contro gli inglesi fu disordinata e priva di un’idea politica.

4. Durante la Seconda guerra gli ebrei presero le parti degli Alleati in modo chiaro, mentre molti palestinesi, fra cui il loro leader radicale Husayni, furono filonazisti.

5. Fin dall’inizio l’organizzazione politica degli ebrei è di tipo democratico, mentre quella palestinese fino a tutt’oggi non lo è mai stata. La classe dirigente palestinese è sempre stata profondamente corrotta.

6. Il 29/11/1947 l’ONU approva la risoluzione 181 che costituisce in Palestina uno stato ebraico e uno arabo. Essa è stata resa possibile a) dal senso di colpa degli europei dopo l’Olocausto; b) dalle pressioni su Truman della lobby ebraico-americana; c) dal valore umano e lavorativo degli insediamenti ebraici confrontato con la miseria di quelli arabi. Passa con 33 a favore, 13 contro e 10 astenuti. Ritengo che non sia stata una buona idea.

7. Il problema dei profughi palestinesi nasce dopo il ’48. Essi non accettano la risoluzione dell’ONU e non formano uno stato palestinese. Non vi è una precisa politica israeliana di espulsione, anche se talvolta è stata favorita. I palestinesi avevano paura della loro condizione di minorità in Israele. Solo la Giordania li ha ospitati, per poi massacrarli nel famoso settembre nero del ’70. Dopo di che andranno soprattutto in Libano. Gli altri paesi arabi, pur rifiutandoli, erano felici di poterli usare contro Israele.

8. Dopo la prima guerra 1948-49 arabo-israeliana Israele poteva concludere la pace con Giordania e Siria. la politica espansionista che ormai si sta affermando gli impedisce di cogliere l’opportunità.

9. Dopo il ’49 Israele si trova a dover affrontare gli sconfinamenti dei palestinesi lungo il confine con l’Egitto nella striscia di Gaza e sulla West Bank del Giordano. Si tratta soprattutto di arabi che abitavano in precedenza nel territorio ora controllato da Israele. Israele reagisce con la rappresaglia, prima contro obiettivi civili e dopo un grave episodio contro obiettivi militari. ma gli effetti sono locali e temporanei.

10. Ben Gurion e Moshe Dayan hanno cercato la guerra del ’56 conclusasi con la sconfitta dell’Egitto. Con questo sono diminuiti gli sconfinamenti, ma è poi iniziata la politica panaraba che mirava alla soppressione di Israele di Nasser.

11. La guerra dei 6 giorni del ’67 fu iniziata di fatto da Israele; bisogna dire però che la Siria stava aiutando la politica terrorista dell’OLP fondato qualche anno prima da Arafat, e Nasser aveva un atteggiamento molto bellicoso. Ci sono stati poi molti malintesi.

12. Nella guerra del ’67 Israele toglie il Sinai e la striscia di Gaza all’Egitto, le alture del Golan alla Siria e la Cisgiordania alla Giordania. Finita la guerra Israele propone a Siria ed Egitto i territori in cambio di pace. Entrambi rifiutano.

13. Il Labour non favorì tanto la politica degli insediamenti, né la intralciò. Ma dopo il ’77 il Likud al governo la favorì molto.

14. L’occupazione dei luoghi sacri di Gerusalemme e Hebron da parte di Israele fu più liberale nei confronti degli arabi di quanto fosse stata in precedenza quella dei giordani nei confronti degli ebrei.

15. Nella striscia di Gaza e in Cisgiordania, Israele si comporta come ogni altro popolo colonizzatore: pestaggi, corruzione e soprusi, favorendo così la resistenza armata dei palestinesi.

16. Dopo la sconfitta del ’67 nasce un movimento revancista tra gli arabi, che però è scevro da autocritica.

17. Dopo la guerra del ’67 si ha la famosa risoluzione 242 dell’ONU che parla di restituzione d(e)i territori da parte di israele in cambio della pace. Di questa risoluzione circolano due versioni: quella con la “e” nel “d(e)i” piace di più agli arabi, quella senza piace di più agli israeliani.

18. Nasser nel 1970 viola unilateralmente gli accordi armistiziali presi dopo il ’67 con Israele e USA.

19. Lo scontro fra Israele ed Egitto dopo il ’67 diventa un’espressione della Guerra Fredda fra USA e URSS.

20. Fin dagli anni ’60 l’atteggiamento dell’OLP di fronte agli attentati terroristici fu ambiguo: spesso li condannava dopo averli favoriti o comunque non impediti.

21. L’OLP aveva nel suo atto costitutivo l’eliminazione dello stato di Israele. Fino aoggi non è stata del tutto cancellata.

22. Egitto e Siria, che non avevano tanti profughi palestinesi, fomentavano la loro aggressività contro Israele, mentre la Giordania e il Libano, che ne avevano molti, la tolleravano a fatica, in quanto creava un vero e proprio stato nello stato.

23. I palestinesi potevano poco contro l’ormai forte esercito israeliano, ma il loro terrorismo manteneva viva l’attenzione internazionale sulla loro questione.

24. Lo stato di tensione permanente in Israele favorì l’emergere di una destra oltranzista e la messa in discussione delle istituzioni democratiche. Ormai il personale politico viene quasi sempre dai quadri militari.

25. Dopo la morte di Nasser e la salita al potere in Egitto di Sadat, nel ’71, Israele perde un’occasione storica per concludere la pace con l’Egitto.

26. Fino al ’67 Israele combatte per la sopravvivenza, dando prova sul campo di grande coraggio. Lo stesso faranno gli arabi nella guerra del ’73, perché feriti nell’orgoglio dopo la sconfitta del ’67.

27. L?OLP non accettava l’esistenza di Israele né la risoluzione 242 dell’ONU.

28. La guerra del ’73, provocata da Egitto e Siria, in cui Israele stava per perdere, ma poi si riprese e allargò la sua occupazione, convinse Israele a seguire la via dello scambio di territori per pace. Gli arabi non erano più gli sprovveduti delle guerre precedenti e avevano dimostrato sul campo che era possibile battere Israele.

29. Sadat cercherà poi la pace, fino al suo gesto plateale del ’77, la visita a Gerusalemme, non capita dagli israeliani. Fu un leader di grande valore.

30. Assad, dittatore della Siria e Arafat si opposero al processo di pace iniziato da Sadat.

31. La pace nel 1978 a camp David fra Israele ed Egitto è soprattutto merito di Sadat e Carter. Gli egiziani non seguirono però il suo leader, che qualche anno dopo venne assassinato. Gli israeliani, invece, acclamarono Begin.

32. L’OLP dal Libano portava attacchi terroristici a israele aiutato dalla Siria. Begin e soprattutto Sharon portarono la guerra al Libano. Essa distrusse il quartier generale dell’OLP, ma in sostanza fu inutile e sanguinosa. Israele si dovette ritirare e gli Hizbullah (estremisti islamici), sempre aiutati dalla Siria, iniziarono i loro attacchi a Israele.

33. Nella guerra gli israeliani si allearono ai cristiani maroniti o falangisti, che rappresentavano una minoranza cospicua della popolazione libanese. I famosi eccidi di Sabra e Schatilla furono compiuti dai falangisti, che volevano vendicare l’assassinio, da parte dei musulmani, del neoeletto presidente maronita Gemayel. Essi ne sono i primi responsabili. Però Sharon e l’alto comando militare israeliano ne furono complici, in quanto pur consapevoli del pericolo che accadesse la carneficina, non fecero nulla per evitarla. I morti furono circa 800. (Su un articolo del Manifesto, quando Sharon tornò alla ribalta politica, lessi il seguente titolo: “Sharon, responsabile della morte di 4000 palestinesi a Sabra e Schatilla…..”!).

34. I palestinesi, fin dagli anni ’30, si sono sempre dimostrati poco inclini al compromesso.

35. L’intifada (in arabo scrollarsi dalle spalle) inizia nell’87, dopo il fallimento israeliano in Libano. Essa è un movimento popolare nei territori occupati – striscia di Gaza e Cisgiordania – che colse di sorpresa anche l’OLP.

36. Dal punto di vista economico i territori sotto israele dal ’67 in poi hanno avuto un notevole miglioramento nelle condizioni di vita, che però negli ultimi 2 anni prima dell’intifada si era fermato. La causa dell’intifada è la condizione di minorità politica in cui vivevano i palestinesi sotto Israele.

37. La reazione israeliana all’intifada fu violenta. Rabin era responsabile dei territori e introdusse l’uso dei manganelli antisommossa (quelli che provocano fratture). Interrogatori con torture e rappresaglie indiscirminate.

38. L’intifada fu un movimento di liberazione popolare non particolarmente violento. Solo dopo molti mesi l’OLP ne capì la natura e cerco di prenderne la leadership. Al suo interno nacque Hamas, che invece fu oltranzista e terrorista e ostacolò il processo di pace iniziato dai laburisti con Rabin, che nel frattempo aveva capito che occorreva ridare i territori in cambio di pace..

39. Rabin fu assassinato nel 1995 e il Labour di Peres perse le elezioni, anche per merito di Hamas, che in quei giorni realizzo molti attentati, che indebolirono la posizione della sinistra.

40. Con l’avvento di Netanyau Israele blocca il processo di pace non rispettando gli accordi di Oslo. Si vede però che Arafat potrebbe fermare ancora il terrorismo, cosa che non fa. L’OLP annulla la vecchia convenzione, che contemplava l’eliminazione dello stato di Israele, ma non ne vota una nuova. Atteggiamento politicamente ambiguo.

41. Nel ’99 vince in Israele il Labour di Barak, che si ritira unilateralmente dal sud del Libano; diminuiscono gli attacchi degli Hizbullah aiutati dalla Siria. Il processo di pace viene però nuovamente interrotto dalla morte del dittatore siriano Assad. Israele sarebbe stato disposto a cedere il Golan in cambio della pace.

42. Nel luglio 2000 a Camp David si incontrano Arafat e Barak, il quale fa molte concessioni, compresa Gerusalemme Est. Ma Arafat insiste sul diritto al ritorno di tutti i profughi, che determinerebbe la dissoluzione di israele, che non può ospitare milioni di palestinesi. Arafat rifiuta e viene acclamato dal suo popolo.

43. Poco dopo inizia la seconda intifada, che prende come pretesto la visita di Sharon al sacro recinto. (La stampa occidentale presenta questa come la causa dell’intifada, in realtà era già pronta). Questa fu molto più violenta e orchestrata in parte dall’OLP.

44. Questa volta la rivolta si estende anche agli arabi che vivono in Israele, che avevano votato Barak e i loro rappresentanti non erano stati accolti nella coalizione di sinistra per ragioni tattiche.

45. Questa seconda intifada è molto giocata sul piano mediatico da Arafat. Che colpevolizza Israele con l’uso sistematico della menzogna. In realtà sono sempre i palestinesi a iniziare gli atti violenti e l’esercito israeliano mostra un notevole autocontrollo.

46. A dicembre 2000 Barak sta per finire il mandato e anche Clinton. Egli tenta nuovamente il processo di pace, concedendo ancora di più della città vecchia e anche qualcosa sul diritto al ritorno. Arafat nuovamente rifiuta acclamato dal popolo. Hamas continua i suoi attentati, favorendo nuovamente l’avvento della destra in Israele. Vince Sharon. I palestinesi hanno ormai un atteggiamento oltranzista che delegittima il più “moderato” Arafat.

47. Anche la Siria rifiuta la pace in cambio del 96% del Golan.

48. Ci sono nell’ambito della letteratura storica israeliana seri studi sulle sofferenze dei palestinesi, come quelli dello stesso Benny Morris; Aspettiamo ancora uno studio palestinese sulle sofferenze degli ebrei nella storia d’Europa.

Marzo 23, 2008

I POLITICI SONO TUTTI UGUALI

Archiviato in: POLITICA, SOCIETA' — viverestphilosophari @ 10:02 am

In questi giorni, chiacchierando con la gente, si sente quasi sempre lo stesso ritornello: i politici sono tutti uguali, sono tutti ladri, non c’è differenza fra centrodestra e centrosinistra ecc. E’ chiaro che gli uomini sono uguali dappertutto e i politici sono uomini, per cui sia a sinistra sia a destra ci sono opportunisti e persone serie. Tuttavia susssite una differenza. Fra il popolo del centrosinistra, se non paghi le tasse, lo devi fare di nascosto. Mentre nel popolo di centrodestra te ne puoi vantare. Chi fa parte del centrosinistra, anche se odia gli immigrati, deve stare zitto e vergognarsene, mentre nel centrodestra la xenofobia è un vanto. Nel centrosinistra occupare la propria vita solo a creare profitto non è visto bene, mentre nel centrodestra è la regola. Insomma c’è un’importante differenza fra il tentare un progetto politico, magari senza riuscirci tanto, e invece fare dell’opportunismo una bandiera. Poi c’è la cosiddetta sinistra estrema, che di estremo ha solo la fantasia. Se fra il dire e il fare nel popolo del centrosinistra c’è distanza 10, nella sinistra arcobaleno la distanza è 100. In nome di una società ideale e perfetta, che purtroippo non esiste, si fa il gioco del centrodestra, rovinando quel poco di buono che c’è.

Marzo 17, 2008

LA FIACCOLA E L’INCENDIO

Archiviato in: FILOSOFIA DELLA SCIENZA — viverestphilosophari @ 8:26 pm

Resto convinto che uno dei compiti fondamentali della filosofia sia quello di mantenere una visione d’insieme in un mondo di saperi superspecialistici. E’ un compito inane e destinato al fallimento. Il filosofo su qualsiasi cosa parli, siccome la conosce solo in parte, fa affermazioni che allo specialista del settore sembreranno imprecise se non sbagliate. Diceva giusto quello che riteneva che “I filosofi guardano lontano e per questo non vedono un cazzo!”. Tuttavia occorre tenere viva questa modalità del pensiero, perché ogni tanto così si riescono a costruire vere e proprie nuove sintesi, che consentono di ripensare da capo una miriade di problemi. Succede raramente, ma vale la pena tenere accesa la fiaccola per quando scoppierà il nuovo incendio.

IL VENTO FA IL SUO GIRO

Archiviato in: LETTERATURA, SOCIETA' — viverestphilosophari @ 8:19 pm

Ho visto il film opera prima di un regista bolognese, Diritti, cioè “Il vento fa il suo giro”, che indubbiamente favorisce la riflessione. Fotografia bella, situazioni azzeccate, a volte un po’ lento, ma buono. Il protagonista ha smesso di fare il professore e ha deciso di fare il capraio, prima nei Pirenei e poi, a causa dell’arrivo di una centrale nucleare, nell’Occitania italiana, cioè nell’alto Piemonte, dove ancora in alcuni villaggi si parla l’antica langue d’oc, che per prima in Europa raggiunse i vertici della poesia, influenzando la nostra letteratura medioevale e che fu distrutta dalla terribile crociata contro gli albigesi. Philippe, la sua bella moglie e i tre bamibini, che vivono in modo un po’ autarchico e senza rispettare troppo le regole, incontrano l’ostilità dei vecchi paesani, ormai residuo di un mondo che è stato, tutti arroccati attorno al loro campanilismo e alla loro presunta identità. Nonostante l’apertura e la buona volontà del sindaco, lo scontro diventa sempre più aspro, fino a quando un’anziana signora, particolarmente maldisposta viene spinta da Philippe durante una lite e cade a terra. Allora corre a casa e si rompe volontariamente un braccio pur di farne ricadere la colpa sul forestiero. Episodio tremendo e non del tutto irrealistico che mostra come più che il detto mors tua vita mea per noi uomini spesso vale mors mea mors tua.

AMICIZIE ADOLESCENZIALI E OMOSESSUALITA’

Archiviato in: SOCIETA' — viverestphilosophari @ 7:53 pm

Sara Belotti mi ha sollecitato a parlare dell’amicizia, soprattutto di quelle amicizie adolescenziali o della prima giovinezza che hanno un’intensità che poi spesso non riusciamo più a sentire con nessun altro.nella vita da adulti. E’ chiaro che la nostra soggettività va sempre rispettata nella sua autonomia. Questa è un’esperienza molto comune, che lascia uno strascico di nostalgia per tutta la vita. C’è da dire però che nell’adolescenza, prima di superare le diffidenze che suscita l’altro sesso e prima che i rinforzi sociali contro l’omosessualità facciano il loro lavoro di rimozione, in queste amicizie una venatura omosessuale più o meno accentuata è spesso presente, che fa sì che l’intensità emotiva e l’intimità di queste amicizie sia del tutto particolare. Da adulti eterosessuali ormai familiarizzati con l’altro sesso e con la nostra parziale omosessualità repressa non riusciamo più a provare quelle emozioni anche per queste ragioni.

NAPOLITANO A URBINO

Archiviato in: POLITICA, SOCIETA' — viverestphilosophari @ 6:21 pm

Qualche settimana fa il Presidente Napolitano è venuto a Urbino per visitare la Galleria delle Marche. Per l’occasione la nostra Università si era mobilitata al fine di porgere al Presidente un adeguato saluto. Erano presenti quasi tutti i Presidi, il Rettore, il Prorettore vicario, gli altri Prorettori e quasi tutto il Consiglio di Amministrazione. Il Presidente è arrivato, ci sono stati dei brevi discorsi del Sindaco e del Rettore, cheNapolitano ha ascoltato in silenzio. Dpo di che se ne è andato senza dire neanche una parola. Siamo rimasti tutti con un palmo di naso. Uno del seguito diceva qualcosa del tipo che al Presidente non garba tanto il contatto con la gente. Tuttavia un collega mi ha fatto notare che anche a un operaio non garba stare alla catena di montaggio, eppure è pagato per quello. Un Presidente riceve lo stipendio proprio per impersonare un simbolo di unità della nazione. Ho stima di Napolitano, però questo episodio è stato un po’ deprimente.

Marzo 1, 2008

IL PASSATO CHE NON PASSA

Archiviato in: FILOSOFIA DELLA SCIENZA, FILOSOFIA MORALE — viverestphilosophari @ 10:00 pm

Sappiamo che fra qualche miliardo di anni non sarà più possibile vivere sulla Terra per l’uomo, perché il Sole si trasformerà progressivamente in una gigante rossa, per cui qui la temperatura sarà molto alta e quindi insopportabile per qualsiasi essere vivente. Di fronte a questo destino apocalittico della vita umana viene da chiedersi che senso abbia ciò che accade. Ricordo un bel film di Pupi Avati, La gita scolastica, che racconta di una gita scolastica sulla porrettana fra le due guerre ricostruita sui ricordi di una anziana signora, l’ultima sopravvissuta di tutti i personaggi coinvolti nella gita. Alla fine del film la signora muore e la gita sembra come sparire nel nulla. Generalizzando, sembra che quando qui non ci sarà più nessun essere vivente allora tutto il passato sarà sparito, cioè tutto quello che gli uomini hanno fatto, detto e scritto non avrà più nessuna forma di realtà. Questo è tremendamente inquietante. Credo però che le cose non siano così semplici. In primo luogo che l’uomo non esisterà più è solo un’ipotesi e anche abbastanza azzardata, poichè è difficile prevedere quello che accadrà di qui a qualche miliardo di anni. Si pensi a quello che è accaduto negli ultimi 10mila anni! Che sono una ben ridicola parte di un miliardo, eppure tutto è cambiato. Il fatto che noi oggi abbracciamo quasi con voluttuoso piacere queste ipotesi nichilistiche così spericolate credo che dica di più sul periodo storico che stiamo vivendo che su quello che accdrà fra qualche miliardo di anni. In secondo luogo, occorre distinguere fra ciò che è reale e ciò che è oggettivo. Qualcosa può essere oggettivo anche senza essere concretamente nello spazio e nel tempo. Ad esempio 2+2=4 vale per tutti i soggetti, ma non è reale. Quello che è accaduto sarà sempre oggettivo, anche quando non ci sarà più nessuno a ricordarlo. Ovvero se dopo altri 10 miliardi di anni nascesse una nuova civiltà che progredisse e trovasse metodi empirici per ricostruire quello che è accaduto nella nostra civiltà, ritroverebbe esattamente quello che è successo. Il passato non è reale, ma certo è oggettivo. E’ sempre lì e qualcuno potrebbe sempre andare a ricostruirlo.

DIRITTO E STORTO

Archiviato in: SOCIETA' — viverestphilosophari @ 9:38 pm

So bene che la realtà giuridica non va confusa con la realtà tout court. Ovvero che dalla documentazione di un’istruttoria può emergere una realtà molto diversa da quella effeettivamente occorsa. E che il giudice deve attenersi alla realtà giuridica e non alle sue intuizioni personali, che potrebbero essere del tutto soggettive. Tuttavia mi è capitata una storia che porta all’estremo questa faccenda. Nell’ateneo in cui lavoro, a Urbino, due colleghe hanno fatto ricorso al TAR contro una delibera del Senato e del CdA. Tale ricorso mi è stato notificato in quanto cointeressato alla questione. Leggendo da profano il testo dei ricorsi messi a punto da due avvocati sono rimasto perplesso. Sui fogli si inanellavano falsità palesi con argomenti pretestuosi e illogici in un polverone che a dir poco sembrava senza senso. Tanto per scrupolo mando gli incartamenti al mio avvocato, convinto che non abbiano nessun valore. Invece lui mi risponde  dicendomi che sono ricorsi che potrebbero essere accolti. Ma come, basta affastellare un po’ di frottole e di pseudo-argomenti per averla vinta? La sensazione è che qui da noi non è tanto che ci sia incertezza del diritto, ma che c’è la certezza dello storto!

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