VIVERESTPHILOSOPHARI di Vincenzo Fano

Maggio 4, 2008

LEOPARDI E I MALA TEMPORA

Archiviato in: FILOSOFIA POLITICA, LETTERATURA — viverestphilosophari @ 8:41 pm

Tutti gli studenti delle scuole secondarie italiane devono studiare la distinzione fra un giovane Leopardi  influenzato da Rousseau e caratterizzato dal cosiddetto “pessisismo storico” e il Leopardi più maturo che raggiunge invece il concetto della “natura matrigna” e quindi il “pessimismo cosmico”. A prima vista sembrerebbe che la prima prospettiva sia più aperta e positiva della seconda. In realtà le cose non stanno così, perché il pessimista storico passa la sua vita a denigrare i suoi contemporanei, convinto che siano particolarmente malvagi, con frasi del tipo “mala tempora currunt”. E questo è oggi uno sport nazionale sui quotidiani e alla televisione specialmente nella sinistra. Questo atteggiamento deriva da un’antropologia sostanzialmente sbagliata, messa in circolazione da Spinoza e Rousseau e ampiamente ripresa dal marxismo, secondo la quale gli uomini, se messi nella condizione giusta, potrebbero essere buoni. E’ vero che la guerra e l’universo concentrazionario fanno sì che l’uomo esprima le parti peggiori di sé, tuttavia, a parte casi limite di questo tipo, l’uomo è in generale sempre lo stesso e cioè né particolarmente buono nè particolarmente cattivo. Quindi il pessimista storico passa il suo tempo a sparlare del presente e dei suoi concittadini. Un’antropologia sostanzialmente pessimista, come quella di Leopardi, invece, è la premessa del grande disegno di solidarietà che il poeta saprà esprimere nella Ginestra. Ovvero una corretta analisi della natura umana porta con sé una visione molto più disponibile e solidale con i propri compagni di viaggio.

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