LE PARTICELLE ELEMENTARI
Eugenio, mio ex-allievo, e adesso mio maestro, mi ha dato da leggere “Le particelle elementari” di Michel Houellebecq. L’autore è un grosso coglione, dotato di un notevole talento intellettuale e narrativo, che avrebbe potuto portarlo a scrivere un capolavoro e invece ne è venuta fuori una cosa molto divertente e che fa pensare, ma che alla fine è come un pompino senza ingoio. Questo è lo stile di Houellebecq. Comunque il mio problema, le poche volte che provo a leggere narrativa contemporanea, è che, anche se quello che leggo è divertente o interessante, raramente ho la sensazione di imparare qualcosa. Alla letteratura chiedo non solo piacere, ma anche conoscenza. E allora non capisco perché dovrei perdere tempo con l’ultimo scrittore di moda, che sia McEwan o Yehoshoua, quando non ho ancora avuto il tempo di leggere la Lisistrata di Aristofane, o La certosa di Parma di Stendhal. Tanto con quelli sono sicuro di imparare qualcosa. In ogni caso il romanzo è notevole. Un po’ troppe scene di sesso per intrattenere il lettore, però certo che la denuncia di alcuni aspetti della società europea contemporanea e i riferimenti ai fondamenti della meccanica quantistica, alla psicologia dell’età evolutiva, all’etologia, alla biochimica, fino alla finale redenzione e superamento del genere umano tramite la biotecnologia hanno molto fascino.
Chissà che pensi di me che leggo quasi esclusivamente fantascienza (come dimostra la mia libreria virtuale su anobii.com)! Tuttavia ho sempre avuto la sensazione che la fantascienza, per quanto spesso simile a sé stessa e povera di contenuti stilistici, mi stesse insegnando qualcosa.
Alle superiori una delle mie sfide principali era quella di citare le mie letture fi sci-fi nei temi, a prescindere da quale fosse l’argomento trattato. Volevo ribadire il concetto sopra esposto. Infatti, escludendo i concetti scientifici, gli autori di fantascienza hanno da sempre proposto intertessanti elucubrazioni sulle possibili evoluzioni della nostra società.
E’ pur vero, però, che uno dei miei autori preferiti è Umberto Eco, i cui scritti trasudano conoscenza enciclopedica a manetta.
Ma in fondo la lettura è un piacere, un passatempo da gustarsi in solitaria per uscire con la fantasia dalla realtà quotidiana.
Commento di karagounis78 — Maggio 9, 2008 @ 7:21 pm
Per imparare non intendevo notizie, come quelle che si trovano nei romanzi di Eco, ma imparare qualcosa sull’uomo, tipo Dostoevski. Beh nella fantascienza ci sono cose straordinarie.
Commento di viverestphilosophari — Maggio 11, 2008 @ 5:03 pm
Una precisazione terminologica per non lasciare spazio ai dubbi: Enzo parla di me in quanto maestro riferendosi ai problemi di blogging. Per il resto sono una capra, sia chiaro.
Per i pompini senza ingoio, spiace dirlo, ma sono la maggioranza; questo non solo a parer mio.
Per quanto riguarda il romanzo, Enzo mi ha consigliato di paragonarlo all’Uomo senza qualità di Musil e prontamente mi sono buttato a leggerlo. In effetti la sproporzione fra i due autori è notevole, per non dire sostanziale…
Commento di e — Maggio 14, 2008 @ 12:57 pm
Non ho mai letto Dostoevski. I classici non sono proprio il mio genere. Forse possiamo dire che non piacciono quei libri che hanno nella caratterizzazione del protagonista la loro forza e grandezza; a me interessa la storia, l’intreccio: chiedo solo che il protagonista non sia uno sfigato cronico.
Commento di karagounis78 — Maggio 17, 2008 @ 11:20 pm