VIVERESTPHILOSOPHARI di Vincenzo Fano

Maggio 13, 2008

RELATIVISMO PERCETTIVO

Archiviato in: FILOSOFIA DELLA PSICOLOGIA, FILOSOFIA DELLA SCIENZA — viverestphilosophari @ 9:39 am

Si legge spesso che in diversi periodi storici o contesti culturali la percezione del mondo esterno può essere molto diffeente. Nel ‘500 non solo la gente credeva nelle streghe e nei sabba, ma li vedeva e li viveva effettivamente (Ginzburg). Foucault osserva che la malattia è stata percepita in passato in modo diverso. I medici nel ‘600, infatti, vedevano realmente la malattia uscire dal paziente in via di guarigione sotto forma di scorie di vario tipo. Noi in un profilo di una persona vista di lato riconosciamo l’intero viso, mentre chi non è abituato alle nostre convenzioni si chiede come mai abbiamo disegnato solo la metà della faccia. Tutto questo non ci deve far credere che il mondo cambi realmente a seconda di come lo interpretiamo. Abbiamo abbondanti conferme che la situazione generale del nostro pianeta non fosse molto differente 200 o 300 anni fa, oppure in Polinesia piuttosto che in Sicilia. Certo, sappaimo con Aristotele che il mondo esterno è costituito da sensibili, cioè entità che in relazione a persone in stati diversi si possono comportare diversamente. Ma questo è ovvio. Il fatto che lo stesso vino a me appare dolce e a te amaro non significa che ci siano due tipi di vino, ma semplicemente un unico tipo che si comporta in maniera diversa in contesti diversi. E’ chiaro che la nostra educazione può portarci addirittura a vedere i fantasmi, ma questo non significa che ci siano i fantasmi. E’ anche vero che lo stesso disegno, come il cubo di Necker, può essere interpretato visivamente in modi diversi. Ma comunque è lo stesso disegno. Oltretutto, benché al livello di corteccia visiva possono accadere molte cose che cambiano la nostra interpretazione di ciò che vediamo, l’informazione recepita dalla retina e semplificata e trasmessa dal genicolato laterale alla corteccia è fissa, per cui, da un punto di vista neurologico ha abbastanza fondamento l’idea che ci sia una struttura primitiva della percezione che è abbastanza simile all’oggetto, che poi può essere interpretata in modi diversi.

2 Commenti »

  1. Concordo in pieno, anche perchè ciò che dici si sposa bene con la mia idea di una mente del tutto legata alla relatà neurochimica.

    Nella vita di tutti i giorni è però difficile mettere da parte il relativismo percettivo che spesso è fonte di infinite discussioni.

    Commento di karagounis78 — Maggio 15, 2008 @ 10:11 pm

  2. Se ho capito bene, la realtà ultima non è percettibile non perche’ troppo complessa (”una struttura primitiva della percezione che è abbastanza simile all’oggetto”), ma perchè sono la nostra mente e la nostra cultura ad esserlo, e quindi sovrainterpretiamo la realtà creando fantasmi.

    Come diceva Toni Servillo nelle “Conseguenze dell’amore”, “la verità e’ noiosa”.

    Commento di e — Maggio 20, 2008 @ 11:55 pm

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