VIVERESTPHILOSOPHARI di Vincenzo Fano, Professore di logica e filosofia della scienza

Maggio 31, 2008

SAPIENZA E CONOSCENZA

Archiviato in: FILOSOFIA DELLA SCIENZA, FILOSOFIA MORALE — viverestphilosophari @ 5:26 pm

Che differenza c’è fra “sapienza” e “conoscenza”? La prima suona molto meglio della seconda. La conoscenza sembra infatti qualcosa di rigido e morto, mentre la sapienza l’arte di vivere di un maestro. Certamente le parole sono portatrici di una tradizione e occorre riflettere sulla loro storia e sul loro uso, ma in filosofia, ancor più che in scienza, occorre definire i termini prima di usarli. Definire vuol dire usare altre parole, di certo non possiamo definire tutto. E’ vero, ma noi abbiamo a disposizione una gran quantità di termini il cui significato è abbastanza preciso, dai nomi degli oggetti concreti a quelli della scienza. Definire in filosofia significa ricondurre termini astratti a questa base di termini più espliciti. Sapienza è non solo avere conoscenze, ma anche essere in grado di applicarle alla vita concreta. Dall’idraulico all’ingegnere, dal maestro al politico, tutti non solo hanno bisogno di conoscere, ma devono anche essere in grado di utilizzare le loro conoscenze. Ryle distingueva al proposito fra Knowledge that e knowledge how, conoscere che e conoscere come. La sapienza è anche conoscere come. La caratteristica del conoscere come è che non è facilmente esprimibile in termini linguistici. Per questo forse spesso si sente dire che la sapienza è ineffabile. La trasmissione del conoscere come avviene per via di imitazione e di esempi paradigmatici. Il maestro non spiega all’allievo, ma gli mostra come fare in un caso paradigmatico, che poi lo scolaro imita. Ma la sapienza che ci interessa più di tutte è quella della vita. Il sapiente sa come vivere secondo conoscenza. Non credo ci siano uomini sapienti e uomini non sapienti, ma azioni sagge e azioni non sagge. Forse si può dire che il sapiente è colui che finora ha commesso un gran numero di azioni sagge. E’ pero sempre possibile che domani combini un pasticcio. Allora viene da chiedersi quali siano le azioni sagge. Beh un buon idraulico è quello che ripara il rubinetto, per cui un buon sapiente è quello che raggiunge lo scopo che si era prefisso. E la scelta dello scopo? Ci sono scopi più saggi e scopi meno saggi. Innanzitutto uno scopo deve essere raggiungibile e poi deve favorire chi agisce e infine non deve danneggiare chi ti sta intorno. Allora sapiente è colui che compie spesso azioni che lo favoriscono e favoriscono anche gli altri.

4 Commenti »

  1. Non c’è il rischio che nel rincorrere azioni sagge i cui effetti negativi siano ridotti al minimo si incorra nella completa inazione?

    Commento di karagounis78 — Giugno 2, 2008 @ 5:43 pm | Replica

  2. A mio parere, la sapienza svolge lo sguardo all’universalità del Creato, all’opposto della conoscenza che si interessa dei particolari racchiusi in un universo che esclude il Creatore.
    Le azioni nascono dalle intenzioni.
    I sentimenti sono mossi dalle passioni e le loro pulsioni si traducono in intenzioni.
    Ergo, l’inazione non nasce dalla saggezza, ma dai sentimenti e dalle passioni.
    Il pigro, l’ozioso, l’accidioso sono gli epigoni della completa inazione.
    Le azioni sono buone o cattive rispetto alle intenzioni e la saggezza non c’entra nulla con le azioni singolarmente compiute.
    ————-
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    Da un legno storto come quello di cui è fatto l’uomo, non si può costruire niente di perfettamente diritto (Kant).

    Commento di pibond — Giugno 7, 2008 @ 2:32 pm | Replica

  3. Credo che per me studiare o leggere, stia diventando possibile solo perché li considero strumenti per semplificarmi la vita.
    Ecco, per me il sapiente o il saggio è colui che sa togliere le pieghe di troppo. Semplificare nel senso di stender bene senza pieghe un telo.
    Naturalmente il telo principale siamo noi così complessi e contorti.
    Studiare, fare la fatica di leggere e capire, pensare e capire, comprendere l’uomo e il mondo per lasciare andare le cose inutili o poco importanti o per imparare a dare il giusto, giusto anche nel senso di non dipendente dai nostri sentimenti, valore alle cose. Agostino parlerebbe di ordo amoris.

    Commento di sara — Giugno 7, 2008 @ 4:13 pm | Replica

  4. Kant dice che l’uomo, non può costruire niente di perfettamente diritto.
    Sara non considera la costruzione, ma lo strumento per semplificare la vita. Kant arriva al risultato, Sara, al di là del risultato, considera il mezzo per raggiungerlo. L’idea del telo steso senza pieghe è molto bella perchè consente di dare corpo all’ordo amoris di Agostino seguendo il percorso dell’etica dell’agire che si fonda nel “dare il giusto, giusto anche nel senso di non dipendente dai nostri sentimenti, valore alle cose”.
    Allora vorrei proporre che alla base della sapienza c’è la conoscenza acquisita attraverso la saggezza di Sara.

    Commento di pibond — Giugno 13, 2008 @ 8:27 am | Replica


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