VIVERESTPHILOSOPHARI di Vincenzo Fano, Professore di logica e filosofia della scienza

Giugno 7, 2009

MARXISMO E RELIGIONE

Archiviato in: FILOSOFIA DELLA RELIGIONE, FILOSOFIA POLITICA — viverestphilosophari @ 6:11 pm

Un collega di formazione marxista ha scritto nel suo curricolo che ha avviato “una sistematica indagine sulle piú significative esperienze volte a pensare una concezione del mondo integralmente materialistica, capace di essere un reale sostituto, a livello di massa, della religione cristiana“. Provo a mettere questo progetto in connessione con la mia esperienza quotidiana in cui trovo spesso persone che votano a destra, sono religiose, spesso razziste e ciò malgrado dedicano qualche ora alla settimana al volontariato magari in una mensa per stranieri, mentre dall’altra parte chi da sempre vota comunista ed esprime in modo tagliente il proprio parere su immigrati, lavoro e cittadinanza, di fatto spesso non passa neanche un minuto della propria giornata a esprimere solidarietà. Certo, non so se la mia esperienza si possa generalizzare. E’ anche vero che il volontariato non è la maniera migliore di aiutare i più deboli, dovrebbe essere lo stato a essere strutturato in modo più giusto. Però lo stato è quello che è e se vogliamo avere qualche speranza di modificare in meglio la convivenza civile e rendere istituzionale quella giustizia che oggi è invece disattesa non ci resta che impegnarci mostrando come si possono affrontare quei problemi anche al di fuori delle istituzioni. Questo a volte è la premessa perché le istituzioni si prendano a cuore la questione. E’ anche vero che il cattolico praticante fa volontariato spesso solo per acquisire “bollini Paradiso” e non in maniera disinteressata. D’accordo, ma fra chi aiuta e chi non aiuta è sempre meglio il primo, indipendentemente dalla ragione per cui lo fa. Ma vengo al punto che mi preme di più. Le emozioni sono un po’ come i soldi. Se uno vuole guadagnarci deve investire molto a fondo perduto. Se uno tutte le sere vuol far tornare i conti di ciò che ha emotivamente dato e ciò che ha emotivamente ricevuto, un po’ alla volta si chiude in un disperato egoismo. Invece bisogna essere generosi, nel senso di Cartesio, cioè dare, che poi, quando meno te lo aspetti, ricevi indietro cento volte quello che hai dato. Spesso, non sempre, purtroppo. Il rischio indubbiamente c’è, ma nell’altro modo hai la certezza di cadere in depressione. Bene, per dare a fondo perduto, l’uomo deve avere speranze, e le speranze sono spesso irrazionali. Come ci spiega Erasmo, nell’Encomium moriae, senza la pazzia il mondo si sarebbe fermato. Dunque mi sembra che dal punto di vista antropologico un pensiero interamente materialista non può che portare alla disperazione e all’egoismo. Tanto più che il progetto di spiegazione scientifica della natura inaugurato da Democrito e proseguito da Galileo, Newton, Darwin e Einstein non dimostra il materialismo, ma lo presuppone. E sappiamo bene che la scienza naturale, nonostante i suoi straordinari successi, è ben lungi dall’aver trovato una spiegazione integralmente materialistica dell’uomo e della natura in genere.

1 Commento »

  1. Il ragionamento che fai mi convince abbastanza, però penso anche che per vedere se tiene lo si debba in qualche modo provare ad attaccare.
    Ho trovato questo riferimento alle Upanisad, nelle quali si discute “ con evidente rispetto l’idea che il pensiero e l’intelligenza derivino dalle condizioni materiali del corpo, e che quando queste sono distrutte , cioè dopo la morte, non c’è coscienza.”
    Aggiungo che se in un testo sacro come le Upanisad c’è posto per queste discussioni, mi ritorna in mente che come credente debbo tenere bene davanti a me l’abisso abitato e quello del nulla, immagine questa, mi pare, di Dostoevskij.

    Commento di sara — Giugno 24, 2009 @ 7:11 pm | Replica


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