LA SOLITUDINE DEL RIFORMISTA

Un anno fa il Manifesto riproponeva l’articolo dell’economista Federico Caffé “La solitudine del riformista”, in cui il grande economista keynesiano tracciava la figura di chi vuole migliorare le situazioni come di un isolato preso fra l’incudine dei conservatori e il martello di coloro che credono solo alle grandi palingenesi, per cui stigmatizzano i piccoli passi, alla ricerca dei cambiamenti radicali. ll tono drammatico di quella pagina si accompagna all’improvvisa e misteriosa scomparsa di Caffé. In realtà il riformista è tutt’altro che solo, poiché è la voce di quella maggioranza silenziosa, che vorrebbe modificare le cose, ma soccombe sotto l’arroganza di chi detiene i privilegi e non vuole cederli e di chi incapace di pensare un progetto politico effettivo, sa solo strillare.

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