LA DEMOCRAZIA DEI MIGLIORI

Democrazia significa anche che i cittadini possono scegliere con una ragionevole cadenza coloro che li governano. Il mandato rappresentativo, però, non ha carattere imperativo, cioè il governante non è costretto a prendere le decisioni che i cittadini che rappresenta gli impongono. Esso quindi ha una certa autonomia. Secondo autorevolissimi studiosi della democrazia, come ad esempio Dahl, democrazia non è altro che la lotta fra i diversi interessi dei cittadini, che eleggono coloro che meglio sanno difendere tali interessi. Con buona pace di Popper, quando si vuole capire che cosa sia la democrazia, vale la pena di leggere anche la Repubblica di Platone. I governanti non devono essere solo rappresentativi dei diversi interessi, ma devono anche essere i migliori. Ovvero i meccanismi elettorali dovrebbero essere così strutturati da favorire, tra quelli che portano un dato interesse, i migliori. Ma quali sono i migliori? La risposta è semplice: sono coloro che, oltre all’interesse del proprio gruppo, sanno anche tenere conto dell’interesse generale. Salvemini diceva che su cento politici, venti sono tra le persone migliori, altri venti sono tra le persone peggiori e i restanti sessanta sono nella media. Oggi si ha la sensazione che le procedure di selezione del personale politico non arrivino a rispettare neanche le non troppo lusinghiere percentuali del grande storico.

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