L’IMMORTALITA’ DELL’ANIMA

Spesso si sostiene che la scienza ci ha insegnato che non può esistere una vita mentale senza una adeguata organizzazione delle molecole, come, ad esempio, quella del nostro cervello. In realtà già Aristotele poteva osservare che con il disgregarsi del corpo l’altro non è più in grado di esprimere i propri stati mentali e che noi stessi, quando subiamo certi traumi fisici, passiamo dei momenti dei quali non ricordiamo nulla. Queste correlazioni fanno pensare che senza un’adeguata organizzazione fisica non sia possibile una vita mentale. Tuttavia esse non sono leggi scientifiche, ma semplici concomitanze inspiegabili. Oggi conosciamo molte altre correlazioni di questo tipo, più sofisticate, come ad esempio le afasie che si presentano quando sono danneggiate le zone di Wernicke e di Broca del nostro cervello. Ma la relazione fra gli stati mentali e quelli fisici non è meno misteriosa che ai tempi di Aristotele, cioè non sappiamo come la materia renda possibile gli stati mentali. Facciamo un’analogia. Comprendiamo in che modo la molecola di acqua H2O favorisca la solubilità del sale da cucina, ma non conosciamo una spiegazione di come le molecole del cervello diano origine ai pensieri. Come già disse Cartesio, io posso concepire il mio pensiero senza il mio corpo, nessuna seria ragione scientifica lo vieta. Non per questo io credo nell’immortalità dell’anima, ma non è completamente irrazionale sperare che sia così.

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