L’ETERNO RITORNO DEGLI APOCALITTICI

Sulla Repubblica di qualche giorno fa ho letto un brano di Alessandro Baricco, che distingueva fra i Barbari, che non leggono libri, anche se leggono, e quelli che, invece, continuano a leggere i romanzi di Flaubert e Tolstoj. I Barbari leggono solo best-seller, che in realtà non sono veri libri. Questi, infatti, acquisiscono la loro importanza da qualche altra parte, che non c’entra con la letteratura: o sono scritti da un famoso personaggio della televisione o si riferiscono a una storia mediaticamente diffusa ecc. Il breve saggio è argomentato con arguzia e intensità retorica, però mi sembra l’ennesima ripetizione dello snobismo romantico di Adorno e Horkheimer contro l’industria culturale, ovvero il ritorno degli “apocalittici”, come li chiamava Umberto Eco. In realtà, è certo meglio leggere Flaubert e Tolstoj che Dan Brown e Wilbur Smith, ma, passando del tempo fra le pagine di questi ultimi, si esercita comunque la nostra fantasia e le nostre capacità linguistiche, anche se in misura minore.

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