IL DILEMMA DEL MEZZO PAPIRO

Immaginiamo che due archeologi avventurieri trovino in Egitto due parti di un papiro molto ben conservato, che contiene il famigerato testo del secondo libro della Poetica di Aristotele. Tornano al Cairo, e ognuno incontra un collezionista che gli offre 3000 dollari per il pezzo. L’Università di Urbino viene a sapere della scoperta, li contatta e dice loro che se portano entrambi il mezzo papiro, offre loro complessivamente 10000 dollari, ma se arriva un solo pezzo non può comprare nulla, perché un’istituzione non può investire solo su un frammento. I due cercatori, come spesso capita, devono prendere la decisione se vendere il loro mezzo papiro al collezionista o alll’Università di Urbino senza consultarsi. Facciamo il caso che ognuno dei due avventurieri non sa nulla dell’altro, per cui deve supporre che il collega con una probabilità del 50% porterà il mezzo papiro a Urbino e con un altro 50% di probabilità lo venderà al collezionista. La speranza matematica è il prodotto della probabilità di ottenere un premio per il valore del premio che si ottiene. A ogni cercatore conviene fare la scelta che massimizzi la speranza matematica. Se un cercatore va a Urbino, i casi sono due: o l’altro ha venduto al collezionista e allora il suo guadagno è zero, oppure l’altro viene a urbino e il suo guadagno è 5000. La probabilità che anche l’altro venga a Urbino è però solo del 50%, per cui bisogna moltiplicare 5000 per 1/2, che dà 2500 dollari; questa è la sua speranza matematica se va a Urbino. Se, invece, vende al collezionista ha un guadagno sicuro di 3000 dollari. Dunque se entrambi i cercatori sono razionali, fanno ciò che non conviene loro, cioè guadagnano subito solo 3000 dollari invece che 5000 a Urbino. Tutto cambierebbe se l’immagine dell’uomo di ciascuno dei due cercatori fosse tale che, anche se essi non sanno nulla dell’altro, pensano che anche l’altro punterà sulla fiducia, cioè sul tentativo di ottenere, con la collaborazione dell’altro, qualcosa di più. In realtà, noi siamo nella situazione esattamente contraria, cioè se guardiamo il nostro passato prossimo e lontano, incontriamo per lo più uomini dediti al proprio interesse, che non puntano sulla collaborazione; eppure, in generale, non solo la collaborazione è spesso vincente dal punto di vista dei risultati, come si vede dal precedente esempio, ma, essendo l’uomo un animale sociale, il clima di fiducia che si instaura in conseguenza di essa, produce maggiore benessere. Ciò malgrado, la mia esperienza quotidiana è che gli uomini scelgono sistematicamente di vendere il mezzo papiro al collezionista. Ammiro tantissimo quelle persone che intraprendono progetti politici su larga scala con la consapevolezza realistica che le persone scelgono in questo modo. Io, invece, parto sempre dall’ipotesi errata che i miei compagni di strada abbiano capito che non bisogna cadere nella trappola dei 3000 dollari subito e conviene puntare sui 5000 a Urbino. Solo l’entusiasmo che mi dà questa fiducia mi fornisce la forza di andare avanti. Puntualmente mi trovo all’università di Urbino da solo con in mano il mio mezzo papiro che ormai non vale più nulla.

LiLo Says:
October 30th, 2006 at 12:51 pm e

La maggioranza delle persone, è vero, ragionerebbe puntando sul guadagno immediato dei 3000 dollari, partendo dall’assunto che anche altri farebbe una valutazione identica. Un sentimento autentico di fiducia verso il prossimo è raro, persino nei rapporti d’amicizia. Lo avevano capito bene i Greci antichi. Il mito greco narra di leggendari, sovrumani esempi di fedeltà reciproca. Ma anche di alcuni casi “storici”. Quello, ad esempio, di Fìnzia e Damòne, due filosofi pitagorici siracusani vissuti nel IV secolo avanti Cristo. Per mettere alla prova la loro reciproca fedeltà, il tiranno di Siracusa Dionisio condannò a morte Fìnzia con una falsa accusa. Damòne allora si offrì come ostaggio fino al ritorno dell’amico, cui fu concessa una dilazione della condanna. Finzia si ripresentò poco prima dell’esecuzione. Dionisio, allora, concesse a entrambi la libertà. Un caso emblematico, celebre nell’antichità, in cui la fiducia nell’altro arreca benessere ed è di vantaggio. A Finzia valse la libertà, a Damone un’amicizia solidissima e la fama di eroe

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2 commenti

Archiviato in FILOSOFIA MORALE

2 risposte a “IL DILEMMA DEL MEZZO PAPIRO

  1. qwerhtyuy

    Here are some links that I believe will be interested

  2. LiLo

    La maggioranza delle persone, è vero, ragionerebbe puntando sul guadagno immediato dei 3000 dollari, partendo dall’assunto che anche altri farebbe una valutazione identica. Un sentimento autentico di fiducia verso il prossimo è raro, persino nei rapporti d’amicizia. Lo avevano capito bene i Greci antichi. Il mito greco narra di leggendari, sovrumani esempi di fedeltà reciproca. Ma anche di alcuni casi “storici”. Quello, ad esempio, di Fìnzia e Damòne, due filosofi pitagorici siracusani vissuti nel IV secolo avanti Cristo. Per mettere alla prova la loro reciproca fedeltà, il tiranno di Siracusa Dionisio condannò a morte Fìnzia con una falsa accusa. Damòne allora si offrì come ostaggio fino al ritorno dell’amico, cui fu concessa una dilazione della condanna. Finzia si ripresentò poco prima dell’esecuzione. Dionisio, allora, concesse a entrambi la libertà. Un caso emblematico, celebre nell’antichità, in cui la fiducia nell’altro arreca benessere ed è di vantaggio. A Finzia valse la libertà, a Damone un’amicizia solidissima e la fama di eroe.

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