LIBERTA’ POLITICA, MORALE E INTERIORE

Libertà è innanzitutto un concetto politico: cioè liberta di stampa, di opinione ecc. Facciamo l’ipotesi di vivere in un sistema politico che massimizzi le libertà politiche dei suoi cittadini, senza disuguaglianze. A questo punto libertà diventa un concetto morale; infatti, come possiamo essere considerati responsabili delle nostre azioni se non siamo liberi di compierle o di non compierle? Per discutere questo problema, facciamo l’ipotesi, molto ragionevole, che viviamo in un mondo parzialmente deterministico, cioè nel quale alcune cose accadono necessariamente, ma non tutte. A questo punto, se riteniamo che ognuno di noi, oltre che un corpo, che ubbidisce alle leggi parzialmente deterministiche della natura, ha anche un’anima, che se ne può sottrarre, potremmo supporre che l’anima sia libera, cioè che possa approfittare degli spazi di indeterminazione presenti nella natura per esprimere la propria libertà. Ad esempio, non posso volare, perchè è contro le leggi di natura, però posso decidere di andare o a sinistra o a destra, questo dipende da me. Questa soluzione, però, è impraticabile, perché non riusciamo a capire come possa un’anima che non obbedisce alle leggi della natura intervenire nella natura. Allora si para davanti un’altra possibilità: la nostra anima è un oggetto della natura esattamente come il nostro corpo. Si potrebbe allora dire che siamo liberi nella misura in cui siamo causa di almeno alcune delle cose che ci capitano. Questo è ragionevole, ma sorge il problema che se noi facciamo parte completamente delle catene casuali e causali della natura, la nostra libertà è apparente, perché le azioni che mettiamo a punto o sono causate da qualcosa di esterno a noi o sono puramente casuali. Non funziona neanche questo. Tornerò su questo problema in un altro post. Infine c’è il concetto di libertà interiore: siamo liberi se ci sentiamo liberi. Questa nozione sembra un inganno; verrebbe da dire, ma che libertà è, se è solo apparente? Tuttavia, se nulla sappiamo della nostra libertà morale, diventa molto importante sentirsi liberi, anche se non possiamo affermare che a questa sensazione corrisponda una libertà ontologica. Ci sono poi due diverse maniere di sentirsi liberi: una accompagnata da ignoranza e una accompagnata da conoscenza. Ovvero ci si potrebbe sentire liberi senza sapere che potremmo sentirci molto più liberi, come il servo della gleba che non riusciva a immaginare un mondo in cui lui non fosse servo; oppure ci si può sentire liberi consapevoli di tutte le possibilità che ci sono date. La liberazione consiste proprio nell’acquisizione della consapevolezza delle nostre possibilità di uomini; e la libertà interiore pienamente realizzata diventa il sentirsi liberi in questa totale consapevolezza. E allora torniamo al problema politico da cui eravamo partiti, cioè alla realizzazione di una società in cui gli uomini pienamente consapevoli si sentano massimamente liberi.

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3 commenti

Archiviato in FILOSOFIA MORALE

3 risposte a “LIBERTA’ POLITICA, MORALE E INTERIORE

  1. Chiedo scusa a Vincenzo Fani si mi intrometto in quest’argomento come semplice mortale non titolato, ma, al riguardo, mi copro sotto l’autorità di quanto ho colto dal pensiero di Ilya Prigogine che, nel 1977, ha ricevuto il premio Nobel per la chimica, grazie ad una teoria termodinamica applicata ai sistemi complessi.
    Già da qualche anno mi occupo di particolari aspetti della vita umana che, in qualche misura, possono associarsi alle leggi della fisica.
    Mi riferisco alla successione dei fatti tra i cicli storici epocali dove, dopo lo svolgersi di accadimenti secondo canoni deterministici (causa/effetto e caso/effetto), altri, che costituiscono elementi innovativi svincolati dai precedenti, si raggruppano per formare cambiamenti radicali in piena autonomia rispetto ai fatti che li precedono formando in tal modo un nuovo ciclo epocale.
    Con riferimento al pensiero di Aristotele, chiamo entelechia il completamento di un ciclo epocale dove terminano gli effetti di natura deterministica e fatto entelechiano quel complesso di eventi che dà inizio ad un nuovo ciclo.
    Questo mio modo di guardare la storia è solo strumentale e serve solo per supportare il mio convincimento che, nella storia dell’umanità, dai fatti entelechiani (che rinomino follie), si possono espungere tendenze di lungo momento nell’osservare se vi sia o meno un progetto alla base della nostra esistenza.
    Al riguardo, per me, è stata determinante la lettura del breve saggio “Il futuro è già determinato?” di Ilya Prigogine, nel quale l’autore a pagina 32, tra l’altro, scrive di non sapere “quale sarà la posizione della luna tra un milione di anni” ma che ” l’esistenza di milioni di insetti che osserviamo è una prova di quella che potremmo chiamare la creatività della natura.”
    Nel premettere che sicuramente la questione non ha niente a che fare con l’evoluzionismo e che questa affermazione non scalfisce le mie convinzioni creazioniste, così, sull’onda del pensiero di Ilya Prigogine, mi sono chiesto se i fenomeni, oggetto di studio della sociologia e della psicologia abbiano, nel fondo, un comportamento affine a quelli della fisica.
    Al riguardo, mi sono posto questa domanda: tutti i fenomeni compresi nelle scienze citate, sono integrabili? Ovvero stabilito un principio scientifico come quelli osservati nella fisica classica, esiste per il tempo una direzione privilegiata sulla quale fare previsioni esatte anche per l’economia?
    Se fosse così la risposta alla domanda fatta dall’autore nel titolo della propria opera sarebbe: il futuro è determinato nella misura in cui si possa prevedere la data della scomparsa universale della povertà, ad esempio.
    Infatti, a proposito di questa determinazione, Ilya Prigogine osserva (pagina 45) a conclusione delle sue brevi osservazioni, che “La fisica del non equilibrio ci ha fornito una migliore comprensione del meccanismo della comparsa degli eventi. Gli eventi vengono associati alle biforcazioni. “Il futuro è già determinato?”. Soprattutto in quest’epoca di globalizzazione e di rivoluzione basata sulle reti, il comportamento a livello individuale è il fattore chiave nel plasmare l’evoluzione dell’intera specie umana, proprio come poche particelle possono alterare l’organizzazione macroscopica della natura e dar luogo alla comparsa o scomparsa di strutture dissipative. Il ruolo degli individui è più importante che mai e questo ci porta a credere che alcune delle nostre conclusioni rimangano valide nelle società umane.!
    Ed ecco il punto centrale del discorso.
    Se il futuro è determinato vuol dire che il futuro ha un origine e l’origine ha fatto seguito all’attuazione di un progetto. Non credo di avere ancora invaso il campo della filosofia, né intaccato quello della teologia, ma di essere ancora in quello della fenomenologia costituita dagli elementi primari immutabili nella loro forma larvale, tra i quali anche le peculiarità distintive dell’uomo.
    Questo per concludere che la vita, la libertà e le risorse intellettuali sono appunto i pilastri sui quali si poggiano i paradigmi dell’esistenza umana nella natura, che si riassumono nelle scienze antropologiche.

    ———

    Questa è la premessa che ritengo necessaria ad un commento costruttivo che distribuisco tra le varie ipotesi formulate in questo post la cui lettura ha suscitato in me un grande interesse in quanto lo condivido in toto e, nel condividerlo, tento di tradurlo in un contesto più strutturato.
    Per quanto mi riguarda, lo ritengo indispensabile per verificare se, in effetti, l’introduzione del concetto di entelechia/follia possa in qualche modo rendere più chiara l’esposizione dei fatti che l’Autore stesso presenta già secondo un ineccepibile rigore logico.

    1. Libertà e uguaglianza
    Libertà è innanzitutto un concetto politico: cioè liberta di stampa, di opinione ecc. Facciamo l’ipotesi di vivere in un sistema politico che massimizzi le libertà politiche dei suoi cittadini, senza disuguaglianze.
    Commento:
    Cosa s’intende per un sistema politico che massimizzi le libertà politiche dei suoi cittadini, senza disuguaglianze?
    I concetti sono due: il primo è quello di libertà, il secondo quello di uguaglianza. Già sussiste una contraddizione tra l’uno e l’altro perché attuare l’uguaglianza tra i cittadini significa anche limitare la libertà tra gli stessi. A mio parere se i cittadini sono resi uguali davanti alla legge in un contesto sociale governato significa intaccare la libertà per il venir meno di un diritto preesistente con offesa alla potenzialità di scelte dei cittadini stessi.
    Libertà e uguaglianza sono inconiugabili: si tratta di un principio complessivamente ingiusto e velleitario. Infatti la concessione di libertà a cittadini ridotti ad essere uguali è una violazione all’individualità e causa un livellamento inaccettabile come ritengo possa essere dimostrato nei raggruppamenti sociali poco integrati; infatti, in un’epoca di globalizzazione come la nostra, la concessione di libertà a diseguali crea contrasti insanabili che inevitabilmente possono causare rivolte, sfociare in disordini politici ed innescare moti rivoluzionari.
    La questione è molto importante nei riguardi della progettazione del sistema di regolamentazione dei poteri necessari a realizzare l’equilibrio sociale ed il dovere non deve nascere per l’equilibrio stesso, ma dal danno emergente dallo sconfinamento della libertà in atti dannosi al prossimo e alle risorse naturali disponibili.
    Il riconoscimento di un diritto è limitativo rispetto a quello di godere una libertà. Infatti dire che ho diritto di fondare un’impresa è diverso dal dire che sono libero di creare un’impresa. Nel primo caso fondare presuppone l’osservanza di precetti che potrebbero vincolare inutilmente l’azione operativa; nel secondo, creare presuppone agire superando i soli ostacoli che realmente si succedono nel crearla e nell’esercirla.

    2. Libertà concetto morale
    A questo punto libertà diventa un concetto morale; infatti, come possiamo essere considerati responsabili delle nostre azioni se non siamo liberi di compierle o di non compierle?
    Commento:
    Anche qui osservo l’esistenza di una contraddizione. La libertà appartiene ad un ordine superiore alla morale. Come detto sopra è uno dei tre pilastri sui quali si poggiano i paradigmi dell’esistenza umana ed è una categoria innata che accompagna la persona per tutta la vita. La morale nasce dal momento in cui i rapporti impersonali richiedano regole di convivenza.
    ———

    3. Un mondo parzialmente deterministico
    Per discutere questo problema, facciamo l’ipotesi, molto ragionevole, che viviamo in un mondo parzialmente deterministico, cioè nel quale alcune cose accadono necessariamente, ma non tutte. A questo punto, se riteniamo che ognuno di noi, oltre che un corpo, che ubbidisce alle leggi parzialmente deterministiche della natura, ha anche un’anima, che se ne può sottrarre, potremmo supporre che l’anima sia libera, cioè che possa approfittare degli spazi di indeterminazione presenti nella natura per esprimere la propria libertà. Ad esempio, non posso volare, perchè è contro le leggi di natura, però posso decidere di andare o a sinistra o a destra, questo dipende da me. Questa soluzione, però, è impraticabile, perché non riusciamo a capire come possa un’anima che non obbedisce alle leggi della natura intervenire nella natura.
    Commento:
    Il punto centrale del discorso, a mio parere, è quello di rappresentare questo mondo parzialmente deterministico che equivale a dire quello di Prigogine dell’intera specie umana, nel quale proprio come poche particelle possono alterare l’organizzazione macroscopica della natura e dar luogo alla comparsa o scomparsa di strutture dissipative.
    Secondo l’Autore del post, quindi, la libertà dei singoli si esplicherebbe quando l’anima, entità indefinita e non strutturata, in un’alterazione dell’organizzazione macroscopica della natura, coglie la comparsa di una struttura dissipativa.
    Ma se l’anima coglie questa struttura, come può il corpo seguire questa inclinazione liberale se non contro-natura? Questa è la libertà di Pindaro con i suoi voli.

    4. Anima oggetto della natura come il corpo
    Allora si para davanti un’altra possibilità: la nostra anima è un oggetto della natura esattamente come il nostro corpo. Si potrebbe allora dire che siamo liberi nella misura in cui siamo causa di almeno alcune delle cose che ci capitano. Questo è ragionevole, ma sorge il problema che se noi facciamo parte completamente delle catene casuali e causali della natura, la nostra libertà è apparente, perché le azioni che mettiamo a punto o sono causate da qualcosa di esterno a noi o sono puramente casuali. Non funziona neanche questo.
    Commento:
    Questa possibilità è quella centrale dell’argomento e, a mio parere il mio commento è superfluo.

    5. Un altro post su anima e corpo
    Tornerò su questo problema in un altro post.
    Commento:
    Mi pongo una domanda. Ma l’anima che coglie una struttura dissipativa, s’incarna?

    6, Libertà interiore
    Infine c’è il concetto di libertà interiore: siamo liberi se ci sentiamo liberi. Questa nozione sembra un inganno; verrebbe da dire, ma che libertà è, se è solo apparente? Tuttavia, se nulla sappiamo della nostra libertà morale, diventa molto importante sentirsi liberi, anche se non possiamo affermare che a questa sensazione corrisponda una libertà ontologica. Ci sono poi due diverse maniere di sentirsi liberi: una accompagnata da ignoranza e una accompagnata da conoscenza. Ovvero ci si potrebbe sentire liberi senza sapere che potremmo sentirci molto più liberi, come il servo della gleba che non riusciva a immaginare un mondo in cui lui non fosse servo; oppure ci si può sentire liberi consapevoli di tutte le possibilità che ci sono date. La liberazione consiste proprio nell’acquisizione della consapevolezza delle nostre possibilità di uomini; e la libertà interiore pienamente realizzata diventa il sentirsi liberi in questa totale consapevolezza. E allora torniamo al problema politico da cui eravamo partiti, cioè alla realizzazione di una società in cui gli uomini pienamente consapevoli si sentano massimamente liberi.

    Commento:
    Bravo Professore!!!

  2. Nell’ultima frase del commento a “2. Libertà concetto morale” la parola “impersonali” va sostituita con “interpersonali”. Pertanto la frase va letta come segue:
    “La morale nasce dal momento in cui i rapporti interpersonali richiedano regole di convivenza”.

  3. Sarei interessato hà tutta la giurispondenza sulla libetà morale in considerazione dell’ art. 188 e 189 cpp.

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