STORIA DELLA FILOSOFIA FRA STORIA E FILOSOFIA

Oggi, particolarmente in Italia, ma non solo, si tende a praticare un tipo di storia della filosofia, che, a volte, rischia di sfavorire, piuttosto che aiutare la riflessione teorica. Si tende cioè a ricostruire il pensiero di un autore su un determinato agomento cercando di tener presente tutti i passi nei quali egli ha parlato di quel soggetto, trascurando al massimo quelli giovanili, ma non sempre (ad esempio, adesso è di gran moda ricostruire l’opinione di Newton sullo spazio e il tempo a partire soprattutto dal De gravitatione, che risale al 1769; l’ultima edizione dei Principia è del 1723!). E’ un modo di procedere molto macchinoso. Il problema non può essere quello di ricostruire la vera opinione dell’autore, non tanto perché non è possibile in quanto comunque lo storico è un interprete e in quanto interprete non riesce a prescindere dai propri pre-giudizi; questo è ovvio; il suo sarà lo sforzo di prescindere il più possibile dai suoi pre-giudizi, ben consapevole che non vi riuscirà del tutto. Quanto perché l’autore non può essere sempre consapevole e lucido. Occorre selezionare quei passi e quelle trattazioni che riescono ancora oggi a parlarci, che cioè forniscono delle riflessioni ancora attuali. In un certo senso la storia della filosofia può essere parte della storia, e allora tutto è importante, oppure parte della filosofia, e allora è importante ciò che consente ancora una riflessione adeguata.

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