IL SACRIFICIO DI IFIGENIA

Martha Nussbaum ne La fragilità del bene interpreta in modo magistrale l’Agamennone di Eschilo. Il dio comanda al capo degli achei di sacrificare sua figlia Ifigenia, affinchè la spedizione contro Troia parta sotto buoni auspici. Lui tentenna e poi decide di sacrificarla, ma dopo la decisione, che in fondo poteva essere considerata corretta – in gioco c’erano la vita e l’onore di migliaia di uomini – invece di accettare il sacrificio come il minor male, lo esalta come il bene e si accinge a eseguirlo quasi con furore. Ecco l’errore di Agamennone, per cui cadrà vittima di Clitennestra: non tanto la decisione di sacrificare sua figlia, quanto l’aver dimenticato che comunque ciò che compiva era orrendo, anche se forse meno orrendo che non farlo.

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