IL SISTEMA POLITICO IDEALE

L’utilitarismo di Bentham nasce dall’idea che il bene sia la massima felicità su questa Terra. Allora occorre pensare il sistema politico in modo da realizzare tale fine. Il primo problema è quello di misurare tale felicità e sappiamo bene che la valutazione monetaria non è sufficiente. Ci viene allora in soccorso il sistema ideato da von Neumann e Morgenstern, di cui abbiamo parlato in un altro post. Ma è possibile che la somma totale della felicità massima comporti che alcuni stiano malissimo. In effetti il celebre teorema di Arrow ci informa che in condizioni ragionevoli la ridistribuzione della ricchezza comporta un impoverimento generale. Non che la ricchezza sia l’unica fonte di felicità, tuttavia ha una certa rilevanza. Allora occorre introdurre un concetto di dignità umana, in accordo con il quale è necessario garantire un minimo di felicità a tutti. John Rawls va però oltre l’utilitarismo, osservando che una disuguaglianza nella distribuzione della felicità è accettabile solo se essa comporta un miglioramento di coloro che stanno peggio. Facciamo un esempio monetario. Ipotizziamo che se tutti avessero uguale la somma di ricchezza prodotta da 10 persone ammonterebbe a 100, mentre se si lasciasse libero mercato, ammonterebbe a 150. Da un punto di vista utilitaristico si dovrebbe scegliere il libero mercato. Ma in quel sistema alcuni avrebbero 1 e altri 25. Il minimo per una vita degna è consisderato di solito la metà della media, in questo caso 7,5. Allora l’utilitarismo modificato ci direbbe che lasciamo il libero mercato garantendo però che tutti abbiano almeno 7,5, o meglio che i più poveri non devono avere meno della metà della media. Rawls ci dice però che se esistesse un sistema nel quale la somma totale fosse meno di 150, ma quelli che stanno peggio avessero più di 7,5, allora quello sarebbe più giusto e quindi da preferire. Questo è il celebre principio del maximin. Egli giustifica questa tesi osservando che se valutassimo i diversi sistemi e le diverse distribuzioni di felicità dietro a un velo di ignoranza, cioè sensa sapere chi siamo, sceglieremmo il principio del maximin, perché potrebbe capitare anche a noi di essere quelli che stanno peggio. C’è un altro problema. La vita non è fatta di risultati, ma di percorsi, per cui non dobbiamo valutare tanto la felicità, quanto il processo di realizzazione dei nostri progetti, quelle che Sen chiama le capabilities o in italiano “capacitazioni”. Allora il migliore sistema politico è quello che massimizza le capacitazioni di coloro che stanno peggio.

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