LA STORIA COME MEMORIA POTENZIALE

Croce sosteneva che tutta la storia è storia contemporanea, nel senso che il passato è reale solo nella misura in cui è rivissuto nel presente. Nell’approccio ermeneutico molti optano per una visione simile, anche se non connotata in senso strettamente idealistico. La storia è solo ciò che si ricorda. Proviamo però a immaginare che tutti si convincessero che la shoah non è mai avvenuta, come vorrebbe Ahmadinejad, presidente dell’Iran; diremmo per questo che la shoah non è più un fatto storico? Risposta: noi possiamo dire che è storia, solo perché lo sappiamo, se non ci fossero più testimonianze di nessun tipo, non sarebbe storia. Non sono convinto. Ipotizziamo che Girolamo sia un contadino che si è trasferito nell’XI secolo da Nonantola a Castelfranco modenese, borgo appena fondato, senza registrazione di battesimi e morti nella parrocchia. Girolamo non lascia traccia della sua vita. Poi nel XX secolo gli storici delle Annales, avvalendosi di metodi statistici e utilizzando la documentazione delle parrocchie dell’alto medioevo, in un certo senso, anche se non proprio Girolamo nella sua individualità, tuttavia riscoprono lui come unità attiva. Questo per dire che la realtà, indipendentemente dalla memoria è, ancor prima, una possibilità di essere ricordata, cioè la storia non è memoria, ma memoria potenziale.

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