L’INDETERMINATEZZA DEI CONCETTI GENERALI

Questo è lo schema di una conferenza che ho tenuto all’interno di un convegno sul pensiero di Heinrich Rickert, maestro di Max Weber, dove provo a mostrare che il problema dell’indeterminatezza dei concetti generali può essere affrontato in modo adeguato con gli strumenti della fenomenologia di Husserl.

1. Ne I limiti della elaborazione concettuale scientifico-naturale (1896-1902), Rickert si pone il problema di quella che egli chiama Begriffsbildung, che consiste non tanto nel processo di ricerca dei concetti, quanto nella forma nella quale vengono fissati i risultati della scienza (p. 15). Ovvero, usando la terminologia introdotta da Reichenbach (1938), egli si occupa del contesto della giustificazione e non del contesto della scoperta.

2. L’esperienza è caratterizzata da una molteplicità infinita intensiva ed estensiva (pp. 23-4). L’affermazione probabilmente non è corretta, poiché sappiamo che qualsiasi configurazione intuitiva può essere rappresentata in modo completo mediante una stringa finita di segni in un linguaggio binario. D’altra parte, come nota Dennett (1991), tale rappresentazione sarebbe talmente gigantesca da non essere computazionalmente trattabile. Per cui di fatto ci troviamo in una situazione analoga a quella prospettata da R.

3. La scienza naturale interviene in questa enorme complessità mediante i suoi concetti, al fine di semplificarla (p. 29). Questa procedura avviene innanzitutto introducendo le parole del linguaggio comune, che hanno una certa generalità e quindi, in un secondo tempo, definendo dei veri e propri concetti. Tralasciamo il primo gradino e cerchiamo di esplicare il secondo. Consideriamo un insieme di esperienze e1……en. Facciamo l’ipotesi che esse abbiano in comune la caratteristica C. E’ possibile rappresentarsi C senza aver presente nessuna delle e? La risposta di R. è negativa (p. 33). Affinché C acquisisca determinatezza, dobbiamo stabilirne il contenuto mediante altri concetti, ad esempio affermando che “C è un colore” e che “C è più scuro di D” ecc. E’ possibile in questo modo raggiungere una vera e propria astrazione, cioè individuare il concetto indipendentemente dall’intuizione? Di nuovo, la risposta di R. è negativa.

4. Dobbiamo introdurre un terzo gradino, cioè quello della validità. I giudizi per R., in quanto sono veri, non si riferiscono a qualcosa che esiste, ma valgono. Il valere della verità è indipendente dal soggetto e dall’oggetto, esso è legato a una relazione fra oggetti, che vige anche in assenza del soggetto e che vale indipendentemente dall’esistenza degli oggetti (Rickert, 1928, pp. 192ss.). Si tratta di una sorta di implicazione stretta o sopravvenienza forte: “è necessario che, se a e b ci sono allora vale aRb”, dove a e b sono due oggetti, R è la relazione che vale fra essi anche in loro assenza, in quanto è necessaria.

5. Solo se i concetti della scienza vengono riportati all’ambito della validità possono acquisire quella determinatezza che di per sé non possono avere. Il fine ultimo di tutta la scienza della natura è quello di conoscere la totalità del mondo fisico secondo necessità nomologica (p. 41). Dunque i concetti della scienza naturale acquisiscono determinatezza solo come elementi dello sforzo umano di costruire una scienza ultima delle cose secondo leggi. Ciò malgrado questo è solo un ideale: non ci libereremo mai dall’intuizione empirica (p. 45). Il terzo gradino lo raggiungiamo mano a mano che i giudizi definitori del concetto diventano leggi di natura. Questo nesso fra scopi della scienza e validità ricorda un po’ il tentativo di L. Laudan, 1976, che non trovo convincente.

6. R. non si è dimenticato della centralità della matematica per la Begriffsbildung nelle scienze della natura. Non sono in grado di interpretare con precisione pp. 51-2, ma sembra che R. riduca il ruolo della matematica a una pura capacità di semplificare la molteplicità intuitiva. Per R. una scienza che rimane al secondo gradino è solo descrittiva; diventa esplicativa se sale al terzo (p. 72).

7. Nel § IX del cap. IV di Sostanza e funzione, Cassirer critica l’impostazione di R. In tutta la prima parte di quest’opera egli si pone il problema formulato da R., cioè quello dell’indeterminatezza dei concetti. E’ difficile ricostruire la proposta di soluzione alternativa di C., che si intravede tra le righe della sua proverbiale prolissità. A differenza di R., C. si rende conto che la matematica gioca un ruolo centrale nella rappresentazione scientifica (p. 299).

8. Per il concetto di astrazione C. fa riferimento alla nozione di relazione di equivalenza (pp. 263-64). Se in un insieme di oggetti U la relazione R è riflessiva, simmetrica e transitiva, allora è possibile definire un sottoinsieme di U costituito da tutti gli x tali che x appartiene a U e xRy, che indichiamo con Y e chiamiamo “classe di R-equivalenza di y”. Differenti classi di R-equivalenza non hanno alcun elemento in comune, perciò l’insieme U è completamente diviso in classi di R-equivalenza. Facciamo l’ipotesi di misurare spazi e tempi di un corpo in caduta libera e di trovare le seguenti serie di dati: (0,0), (1, 5), (2, 20), (3, 45) e (0,0), (1, 4,9)), (2, 20,1), (3, 44,9) e (0, 0), (1, 5,1), (2, 19,9), (3, 45,1), dove il primo numero è il tempo in secondi e il secondo lo spazio in metri. Nei limiti dell’errore sperimentale vale fra essi una relazione di uguaglianza, per cui abbiamo a che fare con una classe di R-equivalenza, dove R è appunto l’uguaglianza dei dati. Si noti che i dati non sono parti della percezione; C., a differenza di R., considera la scienza naturale come un’attività che si applica non ai contenuti sensibili, ma alla loro reduplicazione astratta in termini matematici per il tramite dell’esperimento.

9. A questo punto si introduce il concetto di serie. La serie (0,0), (1, 5), (2, 20), (3, 45) di dati, che è rappresentativa dell’intera classe di equivalenza, può essere generata dalla formula s=5t2, dove s è lo spazio percorso e t il tempo trascorso, cioè la celebre formula di Galileo per la caduta dei gravi. La formula, secondo Cassirer, non impoverisce i dati, perché li riproduce fedelmente uno a uno; in questo modo la matematica, per il tramite dei concetti di relazione di equivalenza e di serie, riesce a evitare l’indeterminatezza dei concetti messa in luce da R. (pp. 26-27, 201-202, 299).

10. Rimane però aperto un problema. L’uso essenziale del linguaggio matematico è puramente convenzionale, oppure rimanda a una realtà indipendente? Su questo C. è oscillante. Nel § VI.4 egli sembra sostenere una posizione analoga a quella che oggi in filosofia della scienza viene chiamata “realismo strutturale ontologico” (vedi Psillos, 1999, cap. 7). Cioè la realtà ultima è fatta di relazioni e non di cose e la scienza naturale tramite la matematica coglie queste relazioni.

11. Enunciamo il seguente principio:

Realismo empirico. Possiamo accettare come reali solo entità non osservabili per le quali abbiamo una buona spiegazione scientifica del fatto che non siamo in grado di percepirle.

Ad esempio, i batteri, anche se non li vediamo, possono essere reali, in quanto non li percepiamo perché sono troppo piccoli. I raggi ultravioletti hanno frequenze che non interagiscono con la nostra retina ecc. I campi magnetici non li percepiamo perché non abbiamo sensibilità al magnetismo; la forza di gravità la percepiamo solo sul nostro corpo, perché gli altri corpi non sono dotati delle nostre terminazioni nervose ecc.

Se questo principio vale, ne segue che, siccome non percepiamo relazioni senza cose, dobbiamo spiegare scientificamente come mai non siamo in grado di percepire tali entità. A questo problema direi che C. non fornisce risposta. Talvolta però identifica l’oggettività con ciò che permane nel flusso dell’esperienza (p. 402). Punto di vista che tuttavia è incompatibile con il suo impianto.

12. Sarà invece Husserl in Idee II (1913), pochi anni dopo, a parlare della res extensa e della res materialis come fasi costitutive dell’oggettivazione. La prima è lo schema spaziale che resta invariante nel fluire delle prospettive, mentre la seconda si costituisce sulla base delle uniformità causali.

13. Già nella Seconda ricerca logica (1900-1901), sempre H. aveva notato che il concetto si costituisce mediante un atto rivolto a una parte distinguibile e non separabile del percetto. In questo modo si evita l’impoverimento della concettualizzazione. La concettualizzazione poi (Sesta ricerca logica), come in C., può arrivare al limite dell’idealizzazione, che però ha una fondazione intuitiva in un duplice senso. I. L’intuizione categoriale di un’idealità si fonda ontologicamente sempre su un’intuizione sensibile, cioè essa sopravviene in senso forte alle intuizioni sensibili. Un punto di vista simile a quello di R., che però non si avvale della nozione di Geltung, bensì di quella di riempimento di un’intenzione significante. II. la struttura ideale è un limite, che non cogliamo mai pienamente e che viene adombrata nelle relazioni generali fra le parti non indipendenti della percezione sensibile (questo era già il caso del numero nella Filosofia dell’aritmetica (1891) e diventa una procedura sistematica in Esperienza e giudizio (1938)).

14. La scienza moderna tramite la matematica introduce massicciamente termini non osservativi nella sua concettualizzazione, rispetto ai quali si pone il problema dell’esistenza di un corrispettivo non osservabile nella realtà. Hempel (1958) a tal proposito si pone il celebre dilemma dello scienziato teorico: o i termini teorici sono eliminabili, e allora sono inutili, oppure non sono eliminabili e allora hanno una portata gnoseologica discutibile. La risposta neopositivista è sostanzialmente che di fatto non sono eliminabili, e proprio in questo sta il loro valore esplicativo, anche se non rimandano in assoluto a una realtà extra-teorica. Tuttavia, in un certo senso, all’interno della cornice teorica di cui fanno parte, hanno una certa portata ontologica (realismo interno di Carnap, 1950).

15. Il realismo scientifico parziale, rispettoso del principio del realismo empirico su indicato, afferma invece che i termini teorici delle migliori teorie scientifiche descrivono parzialmente in linguaggio matematico realtà che non siamo in grado di cogliere, a causa dei nostri limiti epistemici (Fano, 2005).

16. Riassumendo: R. ha posto il problema della indeterminatezza dei concetti delle scienze naturali e ha capito che può essere raggiunta solo rimandando all’intero ambito teorico delle leggi di natura. C. ha compreso il ruolo essenziale che gioca il linguaggio matematico. H. è riuscito a trovare il modo di mantenere la capacità di descrivere l’esperienza dei concetti ideali. Il moderno realismo scientifico, corretto dal principio del realismo empirico, ammette una piccola dose di platonismo, dovuta ai limiti delle nostre capacità sensibili. In questo modo viene recuperata pienamente la capacità esplicativa della scienza naturale, fornendo una risposta plausibile al problema di R.

 

Bibliografia

R. Carnap, “Empirismo, semantica e ontologia”, in A. Pasquinelli, a cura di, Il neoempirismo, UTET, Torino, 1969; la prima ed. inglese è del 1950.

E. Cassirer, Sostanza e funzione, La Nuova Italia, Firenze, 1973; la prima ed. tedesca è del 1910.

D. Dennett, Consciousness explained, Little Brown, Boston, 1991.

V. Fano, Comprendere la scienza, Liguori, Napoli, 2005.

C.G. Hempel, La formazione dei concetti e delle teorie nella scienza empirica, Feltrinelli, Milano, 1961; la prima ed. inglese è del 1958.

E. Husserl, Ricerche Logiche, Il Saggiatore, Milano, 1968; la prima ed. tedesca è del 1900-1.

E. Husserl, Idee per una fenomenologia pura e una filosofia fenomenologica, Einaudi, Torino, 1965; la prima ed. tedesca è del 1913.

L. Laudan, Progress and its Problems, Routledge, London, 1976.

S. Psillos, Scientific realism. How science tracks truth, Routledge, London, 1999.

H. Reichenbach, Experience and prediction, The University of Chicago Press, Chicago, 1938.

H. Rickert, I limiti dell’elaborazione concettuale scientifico-naturale, Liguori, Napoli, 2002; la prima ed. tedesca è del 1896-1902.

H. Rickert, Der Gegenstand der Erkenntnis, Mohr Tuebingen, 1928.

 

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in FILOSOFIA DELLA SCIENZA

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...