LA POLITICA NEI CAMPEGGI

Come ho già notato in un post precedente il campeggio è una buona metafora usata da Baumann per stigmatizzare l’atteggiamento passivo oggi diffuso nei confronti delle strutture sociali e delle istituzioni, nel senso che i cittadini si comportano nei confronti del mondo che li circonda un po’ come gli utenti di un campeggio, i quali chiedono certi servizi, ma non sono interessati a come sarà il campeggio dopo la loro partenza, per cui sono passivi. Devo dire però che alcuni campeggi un po’ rustici, situati in luoghi molto belli – quest’anno sono stato a Coccorrocci in Sardegna a sud di Arbatax – stimolano nell’utenza un comportamento diverso. Essa cioè, dopo essersi resi conto dell’inanità delle loro proteste indirizzate alla gestione, passa un parte significativa del suo tempo, soprattutto i primi giorni, nel migliorare la situazione, con piccoli interventi strutturali. In realtà, anche se è vero che nei confronti delle ristrutturazioni globali delle istituzioni e della società sussiste oggi un certo scetticismo – mi verrebbe da dire “per fortuna” – questo non vale nei confronti dell’ambito concreto circonvicino all’esistenza delle persone, all’interno del quale è possibile effettivamente vedere i risultati della propria azione politica, senza sperare in velleitarie palingenesi.

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