L’AUMENTO DELLA CONOSCENZA E’ ANCOR PIU’ AUMENTO DI IGNORANZA

Ho la sensazione che il rapporto fra ciò che sappiamo e ciò che ignoriamo abbia nella storia un andamento del tutto particolare. Il punto è che noi non solo ignoriamo, ma molto spesso e molto di più, ignoriamo di ignorare. Aristotele non conosceva il raggio della Terra, ma su questo poteva cominciare a formulare delle ipotesi. Invece ignorava totalmente l’esistenza del campo magnetico terrestre, per fare un solo esempio fra gli infiniti possibili. Detto questo, si vede che l’aumento delle nostre conoscenze, che è innegabile, può portare con sé anche un aumento delle nostre ignoranze, cioè del fatto che finalmente ci rendiamo conto che certe cose non le sappiamo, prima neanche sapevamo che non le sapevamo. Forse è anche questo il senso in cui Socrate parla del sapere di non sapere come di un aumento di sapere. Mi sembra poi, ma andrebbe provato, che con l’aumentare delle nostre conoscenze, aumenta anche e forse più velocemente il numero delle cose che non sappiamo. In questo senso interpreto la bella frase di Penrose, secondo cui risposte a domande profonde provocano domande ancora pià profonde.

  1. Mi sono sempre chiesto se la conoscenza non sia una forma di ignoranza nei riguardi del sapere.
    Secondo me, sapere è cosa diversa di conoscere. Al sapere non può opporsi il non conoscere; al conoscere si contrappone l’ignoranza di questo o quel fenomeno nel contesto di un discorso.
    Il filosofo aspira alla sapienza, lo scienziato alla conoscenza: entrambi dovrebbero essere coscienti e quindi saggi!
    Lo scienziato che aspira ad essere anche filosofo non sarà sapiente sin tanto che non accetterà i suoi limiti di conoscenza.
    Si può dire di conoscere questo o quello in una certa misura per quel che serve. Infatti, abbiamo una perfetta conoscenza degli oggetti che usiamo abitualmente (l’aspirapolvere, l’automobile, ecc) e possiamo usarli più o meno bene secondo le istruzioni predisposte per ognuno di essi. E, le nostre conoscenze si estendono oltre il loro uso perché li usiamo per fare altre cose che ben conosciamo. C’è chi usa oggetti per fare cose più complicate e chi meno. C’è chi li usa per inventare, ricercare o innovare. Ma, non è detto che l’uno sa più dell’altro, per affermare che il primo è più sapiente dell’altro.
    La scoperta dell’America ha enormemente aumentato le nostre conoscenze e ha soddisfatto la nostra curiosità per più di mezze millennio.
    L’astronautica e l’informatica ci farà vivere più o meno felicemente nella ricerca e per le sue applicazioni ancora per qualche secolo!
    Intanto occupiamoci – bene – di quel che conosciamo. Questa è sapienza che è coscienza e via della saggezza!
    L’Uomo, nel senso di essere più o meno sapiente – dalla scoperta del fuoco – non è mai cambiato e, da quando ha trovato il mezzo di tramandare il pensiero con lo scritto, continua ad accorgersi di sapere di non sapere (Socrate) e che risposte a domande profonde provocano domande ancora più profonde (Penrose).
    Queste sono due verità universali e imperative: chi vi si oppone, filosofo o scienziato – per quanto sia vasta la conoscenza nel campo delle sue applicazioni – è categoricamente ignorante!.
    Chi sono io per scrivere queste cose?
    Saggio, sapiente, cosciente o ignorante?

    Commento di pibond — Novembre 5, 2007 @ 11:17 am | Modifica

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Archiviato in FILOSOFIA DELLA SCIENZA

2 risposte a “L’AUMENTO DELLA CONOSCENZA E’ ANCOR PIU’ AUMENTO DI IGNORANZA

  1. Mi sono sempre chiesto se la conoscenza non sia una forma di ignoranza nei riguardi del sapere.
    Secondo me, sapere è cosa diversa di conoscere. Al sapere non può opporsi il non conoscere; al conoscere si contrappone l’ignoranza di questo o quel fenomeno nel contesto di un discorso.
    Il filosofo aspira alla sapienza, lo scienziato alla conoscenza: entrambi dovrebbero essere coscienti e quindi saggi!
    Lo scienziato che aspira ad essere anche filosofo non sarà sapiente sin tanto che non accetterà i suoi limiti di conoscenza.
    Si può dire di conoscere questo o quello in una certa misura per quel che serve. Infatti, abbiamo una perfetta conoscenza degli oggetti che usiamo abitualmente (l’aspirapolvere, l’automobile, ecc) e possiamo usarli più o meno bene secondo le istruzioni predisposte per ognuno di essi. E, le nostre conoscenze si estendono oltre il loro uso perché li usiamo per fare altre cose che ben conosciamo. C’è chi usa oggetti per fare cose più complicate e chi meno. C’è chi li usa per inventare, ricercare o innovare. Ma, non è detto che l’uno sa più dell’altro, per affermare che il primo è più sapiente dell’altro.
    La scoperta dell’America ha enormemente aumentato le nostre conoscenze e ha soddisfatto la nostra curiosità per più di mezze millennio.
    L’astronautica e l’informatica ci farà vivere più o meno felicemente nella ricerca e per le sue applicazioni ancora per qualche secolo!
    Intanto occupiamoci – bene – di quel che conosciamo. Questa è sapienza che è coscienza e via della saggezza!
    L’Uomo, nel senso di essere più o meno sapiente – dalla scoperta del fuoco – non è mai cambiato e, da quando ha trovato il mezzo di tramandare il pensiero con lo scritto, continua ad accorgersi di sapere di non sapere (Socrate) e che risposte a domande profonde provocano domande ancora più profonde (Penrose).
    Queste sono due verità universali e imperative: chi vi si oppone, filosofo o scienziato – per quanto sia vasta la conoscenza nel campo delle sue applicazioni – è categoricamente ignorante!.
    Chi sono io per scrivere queste cose?
    Saggio, sapiente, cosciente o ignorante?

  2. B Socrate aveva proprio ragione quando affermava: piu sai più vuoi conoscere e meno pensi di sapere,
    quando pensi di aver raggiunto la massima conoscenza e quando cadi in errore. Bhe questa teoria e bella ma applichiamola nel mondo reale per vedere il riscontro che ha.
    Ho notato che purtroppo la maggior parte delle persone al giorno d’oggi,parlo per L’ Italia è convinta di essere più sapiente dell’ altro. Quante volte c’è capitato di criticare ingiustamente e senza nessun motivo persone che vengono da culture e paesi diversi dai nostri meno ndustrialiizati, ma non certo con meno intelligenza!
    Per esempio chi dice che un principe non possa sposare un attrice o un presidente una lavapiatti?
    la conoscenza non si misura in base all’ educazione scolastica, al ceto al colore della pelle ma in base all’esperienza di vita alla cultura alle tradizioni tanti fattori combinati insieme.
    Viaggiando ho avuto la possibilita’ di allargare i miei orrizzonti, entrando a contatto con tante persone straniere. che vengono criticate solo perche’ la giente non sa e non conosce.
    se la gente sapesse che l’ alfabeto e il calendario sono stati inventati dagli Arabi,
    Nepalesi per esempio quando vengono in italia non vengono considerati come indivuidui ma come extra comunitari Ma perchè?
    Seppure nate nei villaggi remoti dell Nepal a 3000 metri di altiudine la loro intellligenza o conoscenza non è certo peggiore della nostra.
    Ognuno è autosufficiente. Indipendente e autonomo. Basta un piccolo appezzamento di terra, un frammento di ettaro e una baracca di mattoni o di fango e lamiera per soppravvivere.
    Al giorno d’oggi in Italia non siamo neanke in grado di soppravvivere da soli e ci appoggiamo sugli altri (stato, famglia, amici) e tante volte sfruttiamo e rubiamo. Certo non possiamo definirci più intelligenti o sapienti di altri. ma solo ipocriti!

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