MEGLIO NON CAPIRE LA MATEMATICA

In un bell’articolo di Robin Gandy si racconta come negli anni ’30 del secolo scorso si sia arrivati alla definizione del concetto di computabilità che ancora oggi è considerata standard, cioè quella mediante la nozione di macchina di Turing. In esso si racconta anche che il grande matematico ungherese von Neumann asssitette mi sembra nel 1931 a una conferenza di Kurt Goedel nella quale quest’ultimo presentava il suo celebre risultato in accordo con il quale non è possibile trovare conclusivamente le regole che reggono il ragionamento matematico. Gandy dice che von Neumann capì la complicata e innovativa dimostrazione di Goedel, ma il suo cervello viaggiava troppo velocemente per rendersi conto dell’immensa portata concettuale del nuovo teorema. Questo mi fa venire in mente che per capire a fondo la matematica e soprattutto il suo ruolo nella comprensione del mondo è meglio non essere troppo bravi matematici. Infatti è utile inciampare nelle difficoltà del formalismo e dover ricostruire tutto passo passo in modo da cogliere l’effettivo significato dei processi di formalizzazione. Lo ho già detto in un altro post, un buon filosofo deve essere parecchio imbranato, in modo da essere costretto a riflettere a ogni passo, altrimenti se riesce bene non ha nessun bisogno di fermarsi a meditare e allora che filosofo è?

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