MONOD E L’IMMAGINE SCIENTIFICA DELL’UOMO

Nell’ultimo numero di Le scienze, Enrico Bellone ricorda con tono celebrativo il capolavoro filosofico del premio Nobel per la medicina Jaques Monod, “Il caso e la necessità”. Egli sottolinea il fatto che molte filosofie e tutte le religioni non hanno voluto né vogliono accettare che l’uomo è frutto dellla contingenza e di alcuni meccanismi molecolari, come invece ha dimostrato la scienza. Questa affermazione contiene un errore concettuale, in quanto abbiamo una conoscenza minima della struttura molecolare dell’uomo e dei meccanismi filogenetici che hanno portato alla sua comparsa sulla Terra così come lo vediamo. Certo è che la cosiddetta Sintesi Moderna in biologia fra biologia molecolare e teoria dell’evoluzione prende le mosse da un’ipotesi metafisica basata appunto sulle affermazioni di Monod e Bellone. Tuttavia un buon empirista non considera definitiva una metafisica che è la premessa di una serie di scoperte importanti, ma che certo non è provata in tutta la sua portata. O meglio,  razionalità vorrebbe che si abbracci quella metafisica, perché è quella che ha portato maggiori successi cognitivi. Tuttavia il peso di tale razionalità è molto basso, in quanto ciò che è noto è ancora immensamente minoritario rispetto a ciò che è ignoto, per cui è una razionalità che si può in modo del tutto razionale mettere fra parentesi e lascia uno spazio, di certo non scientifico, ma almeno religioso, a immagini dell’uomo completamente diverse.

Annunci

1 Commento

Archiviato in FILOSOFIA DELLA RELIGIONE

Una risposta a “MONOD E L’IMMAGINE SCIENTIFICA DELL’UOMO

  1. A mio parere è valido anche il principio opposto. Per quanto sia minoritario ciò che è noto rispetto a ciò che non lo è, la razionalità nel perseguire gli effetti metafisici di una scoperta ha tanto più “peso” quanto questa serva a confermare, correggere o contraddire una teoria formulata su basi sperimentali.
    Il fatto è che ogni sforzo è vano se è orientato al raggiungimento di un principio di fisicità assoluta. Per due motivi: il primo nasce dal constatare che ogni scoperta vive in un sistema che modifica il sistema precedentemente noto; il secondo riguarda gli insiemi di elementi e la loro commensurabilità.
    Questo “peso” è particolarmente apprezzabile nelle scienze umane, dove la statistica ci ha consentito di rendere valide importanti teorie economiche e di dare una dimensione ad elementi quali l’utilità commisurata agli orientamenti, alla dimensione e alle interconnessioni della domanda e dell’offerta di beni e servizi. Se poi queste teorie siano considerate anche sul piano sociale e le si voglia apprezzare anche sotto l’aspetto dell’agognata felicità, le cose si complicano in quanto nessuno ancora ci ha detto di quali insiemi commensurabili è fatta la felicità. Al riguardo si possono fare solo progetti: quelli sperimentati nel passato e documentati dalla storia e quelli attuali e futuri che da quest’ultima traggono origini.
    Con queste considerazioni non so proprio cosa vuol dire pensare de’ “Il caso e la necessità”! In compenso, so quanto peso ha la statistica nella valutazione del fenomeno “uomo” che ritengo possa vivere più consciamente e più appagato nei suoi bisogni oggi rispetto a ieri. Il ché non vuol dire più felice. Al riguardo si possono fare ancora progetti e, come sempre, sognare!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...