LA QUESTIONE EBRAICA DI MARX

Il testo Sulla questione ebraica di Karl Marx del 1844 ha suscitato molte polemiche. Da un lato alcuni sostengono che si tratta di un chiaro esempio di antisemitismo, una malapianta che, come è ben noto, alligna anche fra gli ebrei; altri invece lo considerano un importante bozza del pensiero maturo di Marx, totalmente esente da antisemitismo, che delinea un nuovo modo di pensare il rapporto fra stato e religione. Proviamo a chiarire un poco questa situazione. Il testo di Marx, come spesso succede con i suoi pamphlet, è la critica di un precedente saggio di un altro autore, nella fattispecie di Bauer. Quest’ultimo dice sostanzialmente agli ebrei che non possono pretendere, in uno stato teocratico come la Prussia, di avere gli stessi privilegi dei cristiani. Essi, invece, dovrebbero lottare contro il carattere teocratico dello stato. E questa sarebbe la liberazione di tutti, non solo degli ebrei. Bauer incita gli ebrei a liberarsi della loro religione e ad andare verso la laicità. Marx approfitta di queste riflessioni per procedere ulteriormente nella stessa direzione. Egli nota che lo stato borghese e la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino garantirebbero a ognuno la possibilità di professare le idee religiose che vuole. In un certo senso, lo stato borghese fa passare la religione da un fatto pubblico a un fatto privato. In questo modo però si elegge a prototipo di uomo l’uomo egoista. La libertà di ognuno è quella di fare ciò che si vuole senza nuocere all’altro. L’uomo dello stato borghese è solo libero di essere egoista. La società civile diventa principio dell’umanità. A Marx questo non basta. Egli vuole un modo di convivenza fra gli uomini che non sia solo negativo, ma effettivamente costruttivo. Egli nota che il cristianesimo deriva dall’ebraismo. E poi afferma che l’ebraismo è traffico e denaro e conclude che in un certo senso il cristianesimo si è ritrasformato in ebraismo. L’ebraismo non è mai stato immerso nel feudalesimo, cioè non ha mai vissuto quella complicata rete di privilegi, tradizioni e immunità che ha caratterizzato la società cristiana. Per questo è sempre stato più libera e moderna. In questo ha anticipato la società borghese basata sul profitto, l’iniziativa individuale, il commercio e il denaro. Marx vuole che l’uomo non si emancipi solo politicamente dalla religione, ma dalla religiosità in quanto tale. Se l’uomo escludesse la mentalità religiosa l’uomo si emanciperebbe veramente fino in fondo. Non solo libertà religiosa, quindi, ma qualcosa di diverso che stia al posto della religione. Bisogna escludere il denaro, il commercio, la proprietà privata e così si esclude l’ebraismo. L’ebraismo, cioè, diventa in questo modo impossibile. L’interpretazione dell’ebraismo fornita da Marx è storicamente miope. E’ vero che gli ebrei sono rimasti fuori dalla mentalità feudale e che in un certo senso hanno anticipato alcuni elementi del capitalismo. Ma questo deriva sostanzialmente dalla loro diffusa esclusione sociale. E’ anche difficile accettare l’identificazione dell’ebraismo con il traffico e il denaro, che sembra piuttosto un pregiudizio tipico. L’ebraismo ha, infatti, una spiritualità molto ricca, come tutte le grandi religioni del mondo. E’ affascinante l’idea che si possa pensare una società in cui la religione scompaia e l’uomo si realizzi completamente sulla terra, costruendo una nuova società, come sarà poi nel comunismo. Sappiamo purtroppo però dove hanno portato questo tipo di idee. Il meglio, come si dice, è nemico del bene. Forse è opportuno accontentarsi dell’emancipazione politica dalla religione, che purtroppo invece di avvicinarsi, si sta sempre di più allontanando.

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3 commenti

Archiviato in FILOSOFIA DELLA RELIGIONE, FILOSOFIA POLITICA

3 risposte a “LA QUESTIONE EBRAICA DI MARX

  1. Andrea

    Professor Fano grazie per il prezioso chiarimento. Honotato che molte delle espressioni usate da Marx in questo contesto erano piuttosto comuni anche a molti Ebrei tedeschi dello stesso periodo. Sinceramente non credo che siamo in presenza di un testo antisemita simili a quelli nazisti, come scritto in questi giorni da un importante portale ebraico.
    Il fatto che anche alcuni socialisti sionisti delle origini ritenessero che l’Ebreo per essere veramente libero dovesse spogliarsi della sua dimensione borghese attraverso il lavoro sociale del kibbutz, mi spinge a valutare le opinioni espresse da Marx come difficilmente assimilabili alle visioni antisemite.

  2. io sono stato accusato pazzescamente di antisemitismo perchè ho affermato che gli ebrei credenti non possono richiedere privilegi in uno Stato laico pretendendo che si continui a fare eccezione per essi (e per gli islamici) con la maggiore crudeltà della macellazione “rituale” priva di previa rimozione della coscienza. Pazzesco ma vero.

  3. Andrea

    Un brutto precedente storico condiziona un sereno dibattito sulla macellazione rituale. Infatti, salvo errore da parte mia, la legislazione nazionalsocialista la proibì tra le prime cose. Questo può far capire, ma non giustifica, la natura emotiva della reazione al divieto di macellazione della carne.A rendere il dibattito ancora più aspro contribuisce anche la sentenza del tribunale di Colonia contro la circoncisione dei minori . Da un punto di vista laico ( quale è il mio ) tanto la macellazione che la circoncisione sono tutt’altro che un punto irremovibile ma Giudaismo e l’Islam considerano queste pratiche basilari per la loro identità. Temi difficili che non possono essere tacciati con accuse di antisemitismo a cuor leggero.Sono d’accordo con Lei.

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