KANT O UNA NOTTE D’AMORE?

Nell’ultimo bel film di Arquand, “L’età barbarica”, non così ricco come le “Invasioni barbariche”, ma certo molto acuto nel criticare la società contemporanea, c’è una scena che mi ha particolarmente colpito. Il protagonista, deluso dalla vita, dal suo impegno sociale e dalla famiglia, che lo considera trasparente, si reca con un amico negro in un club per cuori solitari (uso volutamente il termine “negro”, perché il film giustamente, a mio avviso, ridicolizza il politically correct). I due escono dopo aver rimorchiato due ragazze e il negro dice: “Bene, noi due abbiamo prenotato una stanza di sopra”. La compagna del protagonista risponde: “Non vi sembra un po’ troppo presto?”. Allora il negro le dice: “Guarda là, cosa vedi?” e lei: “Un cimitero”. “Bene, lì è pieno di gelide ossa. Secondo te, se a tutti quelli che sono sepolti lì fosse concessa un’altra notte di vita, che cosa andrebbero a fare? Andrebbero in ufficio? A fare la spesa? Leggerebbero un altra volta Immanuel Kant? Oppure cercherebbero una notte d’amore? Io, che ho passato migliaia di ore della mia vita a leggere Kant, devo dire che sono rimasto molto colpito dal brutale dilemma posto dall’amico negro!

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7 commenti

Archiviato in SOCIETA'

7 risposte a “KANT O UNA NOTTE D’AMORE?

  1. Sara

    Stranamente questo tuo dilemma mi ha fatto andare con il pensiero all’esperienza di fede e alla ricerca-conoscenza della verità che vanno insieme. Mi spiego.
    Se uno ha anche cercato la verità e in qualche misura ha trovato un piccolo frammento, la notte d’amore è l’espressione di questa ricerca e un modo per riposare e ripartire. Riposare nel senso di sentirsi accolti e non sentirsi soli che è l’esperienza che più spesso fa ogni uomo, secondo me. Ricaricarsi perché è proprio quando non ci sentiamo soli sulla faccia della terra che torniamo a vedere le cose con occhi meravigliati. E riprendiamo a cercare la Verità.
    Se c’è solo la notte d’amore senza la passione per la verità, credo ci si ritrovi soli miseramente vicini ad un altro corpo. Questo non significa che uno per cercare la verità debba leggere per forza Kant o giù di lì.
    Certo ci può essere chi si ferma alla verità, cercata col pensiero ma non toccata nella carne. Dove “toccata nella carne” non si riferisce solamente al far l’amore. E allora credo che si perda una fetta importante della vita dell’uomo sulla terra.
    La fede e la ricerca della verità hanno le stesse caratteristiche.
    Di contro, mi viene in mente in questo momento il film di Allen “Crimini e misfatti” quando il padre di Judah, l’oculista affermato, ad un certo punto rispondendo alla sorella atea comunista dice: “Sceglierò sempre Dio alla Verità”. Probabilmente il mio pensiero non è così profondo perché mi sfugge un possibile significato che non sia quello più banale.

  2. Elementare: perchè Dio è verità!
    Non mi sembra banale! Voglio dire che, nel cercarla, ci aggrappiamo solo a qualche suo lembo che non riusciamo mai a ricucire con quanto già conosciamo.
    Siamo alla perenne ricerca della risposta ai nostri problemi ma ognuno di essi fa sorgere un dubbio che ci allontana dalla verità.
    Secondo me “Dio è verità” è un assioma che domina la nostra esistenza di umani. Si tratta di un mistero che domina la storia nel quale, credo possa aprirsi uno spiraglio partendo dal richiamo della Bibbia (Genesi 4, 3; 14-22) a Tubalkàin, lavoratore del rame e del ferro, e al mito di Prometeo. Al primo, Dio donò l’ingegno per forgiare col fuoco e all’altro non fu donato nulla perchè rubò il fuoco dalla fucina di Efesto destando le ire di Zeus che lo punì inviandogli Pandora col famoso vaso contenente tutti i mali e le calamità che si sarebbero abattuti su tutta l’umanità.
    Mi pare di leggere in questo vetusto duplice frammento che si pone su un fatto certamente avvenuto (l’utilizzo umano del fuoco) ma di ignota collocazione cronologica, una cosa assai significativa per intuire – con ragione – il processo logico che parte dalla sperimentazione e giunge alla verità attraverso la conoscenza. Questo processo è duplice: quello di Tubalkain parte dall’esistenza di Dio che è verità e amore; quello di Prometeo parte da un reato: il furto. Non vedo alternative: la scienza, per progredire ha bisogno di Prometeo; la conoscenza non può progredire se dalla sperimentazione si spera, attraverso un’elaborazione ideologica, di arrivare alla verità che è Dio. E, senza fede, non si arriva a Dio.
    Al riguardo ritengo importante ciò che Pareto ebbe a sostenere sul concetto di interdipendenza. http://www.pibond.it/materiale_e_archivio/raccolta_testi/interdipendenze.htm
    Cosa ne pensate?

  3. Penso che quasi tutti sceglierebbero la notte d’amore. Per la filosofia c’è tutto il tempo, specie quando il sesso non rientra più nelle normali pulsioni quotidiane.
    Purtroppo il sesso ha il brutto vizio di essere un piacere effimero: dura sempre troppo poco rispetto a quel che si vorrebbe e non se ne fa mai abbastanza. E’ un piacere saltuario. Sarebbero da preferire i piaceri magari meno intensi ma più costanti nel tempo. Per questo la nostra mente vede come ottimi surrogati l’impegno nel lavoro, nello studio, nella conoscenza, nella ricerca di rispsote. Tutto va bene purchè distragga dal desiderio sessuale ed al contempo dia una sensazione di soddisfazione.

  4. Pareto direbbe che un’azione spinta dal solo istinto sensoriale non è ragionevole. Vorrei ricordare un’altra vetustà “Fatti non foste per viver …”.

  5. sara

    Quasi vent’anni fa lessi “Maitreyi. Un incontro bengalese”. Un libro che regalai a più persone, compresa la mia copia. Oggi leggendo Amartya Sen, mi è tornato fresco fresco alla memoria e ho pensato che ci sta proprio bene in questo post. Peccato che sia difficile trovarlo in libreria.

  6. sara

    Ho dimenticato l’autore: Mircea Eliade

  7. sara

    A proposito di Mirca Eliade e del suo “Maitreyi”, ho scoperto che Maitreyi Deva, poetessa indiana, la persona di cui si parla nel libro di Eliade, ha scritto un libro “Na hanyatè. Ciò che non muore mai” raccontandoci il suo punto di vista. Io non conosco questo libro, mi sento però in dovere di segnalarlo.

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