INGRATITUDINE

Sento spesso dire che se aiuti qualcuno, quello non te lo perdonerà mai. Si pensi, ad esempio, a Piton, al quale il padre di Harry Potter aveva salvato la vita e per questo egli odia Harry. Lo si capisce: farsi aiutare ferisce il proprio orgoglio. Ma non tutti sono orgogliosi. E gli altri allora? Semplicemente se ne dimenticano. Machiavelli diceva che il Principe deve fare il bene poco alla volta, perché presto il popolo lo scorda, mentre deve eseguire il male tutto in una volta, perché quello non lo si dimentica più. E allora perché fare il bene agli altri? Beh, innanzitutto per il proprio piacere. E poi quell’unica persona che né se ne scorda né te l’ha giurata ti ripaga di tutti gli altri ingrati.

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13 commenti

Archiviato in FILOSOFIA MORALE, SOCIETA'

13 risposte a “INGRATITUDINE

  1. Non so dove, ma da qualche parte ho intravisto un articolo circa la nascita del senso di altruismo nell’uomo, che a prima vista pare essere controproducente per la sopravvivenza. Tuttavia è uno dei mattoni fondamentali della società, sebbene non tutti se ne accorgano.
    Concordo che far del bene fa star meglio, ci si sente più felici. E a volte basta poco.
    sul fatto che qualcuno si senta ferito nell’orgoglio, butto lì un’ipotesi: e se fosse a causa del fatto che quella persona non ha chiesto aiuto? Chi sta sbagliando in questo caso: chi non chiede, andando contro il buon senso, o chi aiuta senza chiedere, per un mero scopo altruistico? Il primo commette un errore, certo, che è tale soltanto in un’ottica di efficienza e di tornaconto personale, in quanto probabilmente da solo avrà più danno che profitto. Ma il secondo sbaglia nell’invadere la sfera personale dell’altro; meglio sarebbe proporsi ed aspettare la risposta.
    Ognuno è sovrano in casa propria.

  2. E’ dal 17 febbraio che mi chiedo se questo problema ha qualche rilevanza dal punto di vista sociale. L’orgoglio è un sentimento e come tale interessa la sfera delle azioni non logiche. Salvare la vita a qualcuno normalmente suscita un sentimento di gratitudine. Altre volte no!
    Diverso è il caso del Principe (buon allievo) di Machiavelli (pessimo maestro).

  3. e

    Non ci avevo mai pensato, ma e’ proprio per questo che i metodi migliori di insegnamento sono quelli maieutici. L’insegnamento dall’alto verso il basso viene vissuto come un “aiuto” che ferisce l’orgoglio, mentre quando si arriva ad un risultato con la propria testa si e’ molto piu’ soddisfatti. Forse la morale e’ che nella vita e’ bene essere buoni ma anche un po’ rudi.

  4. a.

    Ma la maieituica non è l’insegnamento dall’alto verso il basso per eccellenza? Il dialogo socratico non sottintende forse che la verità è oltre la doxa dei poveri mortali? Dunque non è Socrate sempre il detentore consapevole della verità?
    La violenza mi pare risiedere nel mascheramento, nel fatto che il dialogo di Socrate con se stesso, il suo ascolto del logos viene considerato dai più un dialogo tra persone, e per di più alla pari, come fosse un esempio di dialogo democratico. Forse però la democrazia è proprio così.

  5. e

    a> Ciao, mi sono andato a riguardare meglio la cosa e mi sembra che quello di cui tu parli sia piu’ adatto al metodo sofisitico in cui si impone la propria verita’ sull’altro in maniera dialettica. Socrate vuole tirare fuori dall’allievo idee originali che sono gia’ dentro di lui.
    Ti ricordi la famosa battuta “la verita’ e’ dentro di te, ma e’ sbagliata” ? Il mitico Quelo, Socrate dei nostri tempi :=)

  6. a.

    “La verità (l’essere) non esiste. E anche se esistesse non sarebbe comunicabile.” (Gorgia) Come si fà a considerarlo dogmatico? Semmai si potrebbe fare un discorso sui limiti speculativi del linguaggio e sulla sua effettiva capacità di affermare una verità positiva, assoluta, al di qua del relativismo di alcuni sofisti.
    La Verità di cui parlara platonicamente Socrate invece è la Verità verbale per eccellenza. La si può dire, la si può conoscere, la si può usare. La Verità esprimibile implica che qualcuno, in questo caso l’amico Platone, ne dia le chiavi d’accesso, l’intrpretazione ideologicamente dominante, cosicchè tutto il resto può tranquillamente passare per cosa ridicola. Quando la verità si fa parola allora nasce una chiesa detentrice dell’ortodossia. Nasce il braccio armato dello spirito, o polizia maieutica, che porta istantaneamente alla morte dell’orizzonte comunicativo, sempre che possiamo parlare di una sua effettiva esistenza.

  7. Ma scusate, come può la Verità non essere comunicabile? Mi pare un controsenso, di qualsiasi verità si tratti. Se poi fosse l’ultima Verità allora dovrebbe essere ancora più semplice da comunicare. E mi pare anche giusto che questa Verità ultima sia un dogma: una volta conosciuta ogni diatriba va interrotta e tutti devono, in quanto esseri razionali, inchinarsi di fronte all’evidenza.

    Io di Socrate ricordo sempre il detto: “Se conosci il bene, lo fai.” La migliore massima su come dovrebbe comportarsi un essere dotato di ragione.

  8. Ma scusate, come può la Verità non essere comunicabile? Mi pare un controsenso, di qualsiasi verità si tratti. Se poi fosse l’ultima Verità allora dovrebbe essere ancora più semplice da comunicare. E mi pare anche giusto che questa Verità ultima sia un dogma: una volta conosciuta ogni diatriba va interrotta e tutti devono, in quanto esseri razionali, inchinarsi di fronte all’evidenza.

    Io di Socrate ricordo sempre il detto: “Se conosci il bene, lo fai.” La migliore massima su come dovrebbe comportarsi un essere dotato di ragione.

  9. a.

    Infatti tutta la filosofia non è che un errore irrazionale. Bastava essere “razionali” fin dall’inizio e accordarsi su un dogma. Non capisco come l’uomo abbia potuto essere così stupido. Finalmente sono sollevato.

  10. Kara –> Ma se conosci il bene e non lo fai, cosa succede? A me pare che la discussione sia improduttiva se non vi si danno dei contenuti. Quale verità e quale bene. Si parlava di orgoglio e vorrei aggiungere al discorso che il cosa inorgoglisce o meno è il nocciolo del problema. Tanti anni fa il gettare il fazzoletto ai piedi di una persona stimolava un reazione di violenza all’onta subita. Oggi forse solo una reazione di preoccupata sorpresa! Vorrei anche esaminare la questione dell’orgoglio collettivo. Molti paesi occupati dalle forze armate degli Stati Uniti dovrebbero esprimere gratitudine per aver riacquistato la libertà e, invece, bruciano bandiere a stelle e strisce nelle piazze. In quest’ultimo caso la verità è la libertà, il cosa è la bandiera degli Stati uniti che ferisce l’orgoglio di chi non è stato capace di riconquistare la libertà da solo.
    Secondo me questo discorso non regge in piedi. Dietro l’incendio della bandiera non c’è solo l’orgoglio ferito, ma i nostalgici di turno per aver perduto i vantaggi del potere e quello degli aggressori interni ed esterni che vogliono riconquistarlo.
    http://www.pibond.it

  11. sara

    La prima cosa che ho pensato è stata: se qualcuno mi aiutasse gliene sarei grata per tutta la vita. Poi magari sono spesso un’ingrata e non me ne accorgo.
    Io credo che se qualcuno ci aiuta quando la situazione lo richiede, non fa altro che esprimere concretamente il fatto che è attento, che vede la realtà e che risponde ad essa.
    Se non c’è bisogno di aiuto, beh lo si dice.
    Un altro pensiero che mi accompagna come insegnante e come mamma, e anche come cittadina del mondo è quest’altro. Forse il problema di queste cose sta nel trovare sempre nuovi equilibri fra la propria autonomia personale che, ci deve stare a cuore far crescere, e la consapevolezza che siamo costitutivamente dipendenti.
    Senza complicarla troppo, mi sembra di poter dire che la nostra efficacia personale possa rendere al meglio se collaboriamo con gli altri. A scuola questa cosa per me è evidente. Capire il mio comportamento, quello dei miei alunni, e, con più fatica, quello dei miei colleghi, e quindi avere uno strumento in più per affrontare le varie situazioni problematiche per me è possibile soprattutto quando si lavora in equipe. Certo, devo anche dire che nelle scuole superiori questo succede poco, per tante ragioni, ma non mancano persone che hanno voglia di capire e lavorare insieme agli altri.
    C’è uno strumento che utilizzo a scuola che in qualche misura educa proprio a questo e cioè a sviluppare l’autonomia personale, soprattutto nel giudizio, e la consapevolezza della propria dipendenza dagli altri. Si tratta di un gioco di ruolo dal titolo “formare una testa ben fatta”. Di fronte ad un qualsiasi problema, gli studenti divisi in gruppi di 4 persone devono, rispettando il proprio ruolo, tentare di risolverlo. I ruoli non sono altro che 4 prospettive diverse, 4 modi di porsi che in noi coesistono più o meno e più precisamente sono il saggio, l’esploratore, lo stratega e il critico (due cognitivi e due metacognitivi). Devo dire che per i miei studenti non è facile lavorare insieme, anche perchè, se fatto bene è un gioco impegnativo. Ma in alcuni casi sono stati capaci di produrre un buon lavoro ed io li ho visti molto coinvolti, desiderosi di fare bene.

  12. Cara Sara, scusa la confidenza, ma da qualche giorno ti seguo sul tuo blog e leggo i tuoi commenti interessanti sui blog raggruppati in quello di Vincenzo Fano. Leggendo quanto scrivi in questo post, scopro in te (ironia della sorte, proprio in tema d’orgoglio) chi potrebbe essermi fonte di grande aiuto. Dico solo che quanto propongo qui, pubblicamente, non è di aiutarmi per realizzare un qualcosa di utile per me, ma perché, esaminando alcune pagine che ho scritto, tu possa ricavare qualcosa di interessante per la formazione civica dei giovani.
    Il testo, cui faccio riferimento, sta alla pagina intitolata “Le regole del gioco” che, appunto si conclude con un abbozzo di gioco.
    http://www.pibond.it/argomenti/eventi_di_oggi_visti_ieri/le_regole_del_gioco.htm
    L’ho scritto nel 2006 e i fatti riferiti ritengo essere in larga parte superarti; tuttavia una tua meditazione potrebbe suggerirti qualche idea propositiva per i tuoi giovani studenti.
    Considera che penso questo gioco come se non avesse autore e, come lo propongo così senza regole né metodo, non può averlo, come il poker o la briscola non l’hanno mai avuto.
    Quando avrai letto penso che troverai la mia proposta molto pertinente all’argomento di questo post, e concluderai che i giovani dovrebbero essere avviati ad avere l’orgoglio di essere elettori: orgoglio che, oggi nessuno manifesta perchè la cultura civica è praticamente inesistente.
    http://pibond.blogspot.com/

  13. Grazie per l’ampia discussione. Ho imparato diverse cose e in particolare che la rabbia da parte di qualcuno che hai aiutato è particolarmente intensa se gli dai un aiuto che lui non ha richiesto. E’ vero, lo ha notato Kara, a volte me lo dimentico.

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