LA FIACCOLA E L’INCENDIO

Resto convinto che uno dei compiti fondamentali della filosofia sia quello di mantenere una visione d’insieme in un mondo di saperi superspecialistici. E’ un compito inane e destinato al fallimento. Il filosofo su qualsiasi cosa parli, siccome la conosce solo in parte, fa affermazioni che allo specialista del settore sembreranno imprecise se non sbagliate. Diceva giusto quello che riteneva che “I filosofi guardano lontano e per questo non vedono un cazzo!”. Tuttavia occorre tenere viva questa modalità del pensiero, perché ogni tanto così si riescono a costruire vere e proprie nuove sintesi, che consentono di ripensare da capo una miriade di problemi. Succede raramente, ma vale la pena tenere accesa la fiaccola per quando scoppierà il nuovo incendio.

Annunci

7 commenti

Archiviato in FILOSOFIA DELLA SCIENZA

7 risposte a “LA FIACCOLA E L’INCENDIO

  1. Pingback: I filosofi guardano lontano – L’estinto

  2. E’ il tormentone dei nostri tempi. Troppi saperi particolari generano troppe microteorie, vere per il particolare; spesso false se generalizzate comprendendole in altre o facendole dipendere da altre. Un razzo accelera nel vuoto per una legge fisica. Per la legge chimica ciò è impossibile perchè manca il componente che faccia contrasto per accelerarlo.
    Non so se questo sia un buon esempio, ma credo di averlo letto da qualche parte … molti anni fa. Comunque, questo ragionamento lo ricavo da quanto ebbe a dire Pareto in tema di interdipendenze.
    http://www.pibond.it/materiale_e_archivio/raccolta_testi/interdipendenze.htm

  3. Mai frasi a proposito dei filosofi moderni furono più vere. Hai espresso perfettamente quello che sento essere il mio compito come filosofo (o presunto tale). Io vivo per la ricerca di una teoria totalizzante, che tenga conto dei molti aspetti della vita. PTroppo spesso però devo avvalermi degli specialisti di settore, per non rischare di prendere delle cantonate.
    Ma questo pazzo mando ha teoricamente creato un posto anche per noi, liberi pensatori. Siccome siamo sì tanto generalisti e portati alla commistione, saremmo degli ottimi Project Manager, dei Supersupervisori che coordinini un team fatto di più specialisti.

  4. Lo specialista tende ad osservare il mondo dal buco della serratura.
    Il generalista mette la chiave nella serratura; se non gira bene la unge o si avvale del fabbro. Così fa per tutte le serrature dei rispettivi specialisti. Infine apre le porte, una ad una secondo il progetto complessivo costruito per le finalità da raggiungere che , a meno che non sia qualcosa di diverso dall’utopia, NON possono essere totalizzanti.
    Quanto ai filosofi che non vedono un ca**zo, penso che la cosa sia vera sino a quando questi se ne stanno dall’altra parte della porta, ovvero nello stanzone del caos al quale si accede da un numero infinito di porte chiuse a chiave con serrature molto difettose.
    Datti da fare Kara!
    Credo che sia molto gravoso accedere alla filosofia partendo dall’ingegneria che è una scienza applicativa; ma, seguendo il percorso delle porte, potresti fare qualche passo concreto, se non altro per spegnere la presunzione spocchiosa di ricercatori pseudo – scienziati alla ricerca del progenitore dei mammiferi, quando, per l’uomo, si cerca ancora una qualche parentela col macaco.
    Più sopra ho detto del “tormentone dei nostri tempi.”, difficilmente digeribile. Pensarci mi fa l’effetto di essere un ruminante che passa la vita a rimasticare le stesse cose davanti alla porta del generalismo che non vuole aprirsi.
    http://pibond.blogspot.com/2008/03/luomo-col-cane-seduto-sulla-panchina.html
    Chiedo a Vincenzo se il conflitto specialisti-generalisti può essere avviato a soluzione seguendo il criterio delle porte serrate.

  5. Credo sia necessario provare a definire differentemente “conoscere” e “comprendere”.
    A mio avviso la conoscenza è nella sua natura specialistica, perchè l’uomo da quel punto di vista è limitato, essendo dotato di razionalità limitata. Ne consegue che ogni branca del saper seppur estremizzata sarà specialistica, perchè si dovrà confrontare con i limiti dell’apprendere umano.
    La comprensione, di contro,(sempre a mio avviso) significa fare proprio ciò che è il mondo, modificare la nostra mente su input relazionali, conoscitivi, procedurali etc.
    Da questo punto di vista l’essere umano può considerarsi illimitato; lui è tutto ciò che vede, siamo ciò che viviamo.
    La filosofia competendo questa area tende alla globalità del sapere ed è necessariamente differente dalle altre scienze. Questo non significa che non si possano completare, anzi! La filosofia in questo senso le può comprendere, mentre le scienze possono riempirla di contenuti e spunti interessanti.
    Il grosso problema, relativo alla filosofia, che vedo nel mondo è la riluttanza alla riflessione comprensiva, tipica della filosofia, perchè destabilizzante in un mondo che tende alla complessità. Senza una visione globale però si rischia di perdere il senso della scelta che rimarra sempre legata a una riflessione locale, troppo soggetta allo sbaglio.
    ciao

  6. lilo

    Caro Vincenzo, condivido del tutto la tua opinione, e mi sembra di ritrovarla già al principio del quarto libro della Metafisica di Aristotele: “C’è una scienza che considera l’essere in quanto essere e le proprietà che gli competono in quanto tale. Essa non si identifica con nessuna delle scienze particolari: infatti nessuna delle altre scienze considera l’essere in quanto essere in universale, ma, dopo aver delimitato una parte di esso, ciascuna studia le caratteristiche di questa parte”.

  7. Aristotele sperava di più dalla Filosofia, cioè credeva che essa fosse una scienza autonoma. Questo credo che oggi, dopo la rivoluzione scientifica e Kant, non sia più sostenibile, anche se molti si affannano a cercare di dimostrarlo, anche fra quelli che si ritengono filosofi analitici. La filosofia è una disciplina parassitaria rispetto alle scienze, alla storia e all’arte. Sono loro che le pongono i temi. Essa cerca di tenere le fila, non di disporre. Viene alla fine e non al principio. Stiamo attenti a non utilizzare le parole per risolvere problemi. La distinzione fra conoscere e comprendere sembra quasi che faccia esistere una conoscenza diversa e superiore della filosofia rispetto alle scienze. Come sopra, non credo sia così: Philoophia methodus nisi alio sed scientiae est (il metodo in filoosfia non è altro che quello delle scienze). E’ l’oggetto che è diverso. In un caso è una piccola parte, nell’altro è l’intero.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...