IL CONFLITTO FRA ISRAELIANI E PALESTINESI

Riporto qui un riassunto del bel libro di Benny Morris, uno degli esponenti della “nuova storia” in Israele, cioè di coloro che hanno cominciato a lavorare per scrostare la storia dello stato ebraico dalle mitologie del sionismo. Morris è noto soprattutto per i suoi studi approfonditi sulla formazione dei profughi durante il primo conflitto israelo-palestinese, nei quali ha messo in luce anche le responsabilità dello stato israeliano, che comunque sono solo parziali, come è noto alla storiografia più attenta. Egli negli ultimi anni ha abbandonato ogni speranza di pace con i palestinesi, rispetto ai quali ora nutre un profondo scetticismo, dopo che per anni, anche attraverso i suoi studi, ha auspicato il dialogo.

Benny Morris, Vittime. Storia del conflitto arabo-sionista 1881-2001, Rizzoli, Milano 2001.

1. Il sionismo, per ammissione degli stessi suoi membri più influenti, come Ben Gurion, fu un progetto di conquista. Il problema ebraico, dopo i pogrom nell’Est degli anni 1880, dell’inizio del Novecento e degli anni 1920, ma soprattutto, dopo l’Olocausto, doveva essere risolto. Gli ebrei, come ogni altro popolo dopo la Rivoluzione francese, aspira alla sua autodeterminazione. La soluzione proposta a tavolino dall’Inghilterra dell’Uganda è un po’ artificiosa, ma la Palestina era abitata da un altro popolo.

2. Gli ebrei hanno comprato la terra dagli arabi, però nelle loro manifestazioni hanno sempre espresso il loro desiderio di fondare uno stato. Fino al 1937 l’atteggiamento degli ebrei nei confronti degli arabi è sostanzialmente difensivo. Gli arabi ricchi vendevano le terre, e i poveri, che in esse lavoravano, venivano estromessi e quindi nutrivano odio nei confronti dei nuovi padroni. Dopo il 1937 alcuni ebrei di destra, tra cui Begin, iniziano la politica della rappresaglia nei confronti degli atti aggressivi degli arabi. Il grosso del movimento ebraico era socialista e organizzava un esercito per sola difesa. Ma all’interno di questa struttura militare si afferma anche una formazione di destra che darà origine al Likud. E’ interessante notare che la politica della rappresaglia non è mai stata efficace nel limitare il terrorismo arabo, se non in modo temporaneo e locale.

3. Fino alla dichiarazione dello stato di Israele, 1948, non si può parlare di un movimento nazionale palestinese. La Palestina era prima in mano ai turchi e dopo la Prima guerra agli inglesi. La rivolta araba del 36-39 contro gli inglesi fu disordinata e priva di un’idea politica.

4. Durante la Seconda guerra gli ebrei presero le parti degli Alleati in modo chiaro, mentre molti palestinesi, fra cui il loro leader radicale Husayni, furono filonazisti.

5. Fin dall’inizio l’organizzazione politica degli ebrei è di tipo democratico, mentre quella palestinese fino a tutt’oggi non lo è mai stata. La classe dirigente palestinese è sempre stata profondamente corrotta.

6. Il 29/11/1947 l’ONU approva la risoluzione 181 che costituisce in Palestina uno stato ebraico e uno arabo. Essa è stata resa possibile a) dal senso di colpa degli europei dopo l’Olocausto; b) dalle pressioni su Truman della lobby ebraico-americana; c) dal valore umano e lavorativo degli insediamenti ebraici confrontato con la miseria di quelli arabi. Passa con 33 a favore, 13 contro e 10 astenuti. Ritengo che non sia stata una buona idea.

7. Il problema dei profughi palestinesi nasce dopo il ’48. Essi non accettano la risoluzione dell’ONU e non formano uno stato palestinese. Non vi è una precisa politica israeliana di espulsione, anche se talvolta è stata favorita. I palestinesi avevano paura della loro condizione di minorità in Israele. Solo la Giordania li ha ospitati, per poi massacrarli nel famoso settembre nero del ’70. Dopo di che andranno soprattutto in Libano. Gli altri paesi arabi, pur rifiutandoli, erano felici di poterli usare contro Israele.

8. Dopo la prima guerra 1948-49 arabo-israeliana Israele poteva concludere la pace con Giordania e Siria. la politica espansionista che ormai si sta affermando gli impedisce di cogliere l’opportunità.

9. Dopo il ’49 Israele si trova a dover affrontare gli sconfinamenti dei palestinesi lungo il confine con l’Egitto nella striscia di Gaza e sulla West Bank del Giordano. Si tratta soprattutto di arabi che abitavano in precedenza nel territorio ora controllato da Israele. Israele reagisce con la rappresaglia, prima contro obiettivi civili e dopo un grave episodio contro obiettivi militari. ma gli effetti sono locali e temporanei.

10. Ben Gurion e Moshe Dayan hanno cercato la guerra del ’56 conclusasi con la sconfitta dell’Egitto. Con questo sono diminuiti gli sconfinamenti, ma è poi iniziata la politica panaraba che mirava alla soppressione di Israele di Nasser.

11. La guerra dei 6 giorni del ’67 fu iniziata di fatto da Israele; bisogna dire però che la Siria stava aiutando la politica terrorista dell’OLP fondato qualche anno prima da Arafat, e Nasser aveva un atteggiamento molto bellicoso. Ci sono stati poi molti malintesi.

12. Nella guerra del ’67 Israele toglie il Sinai e la striscia di Gaza all’Egitto, le alture del Golan alla Siria e la Cisgiordania alla Giordania. Finita la guerra Israele propone a Siria ed Egitto i territori in cambio di pace. Entrambi rifiutano.

13. Il Labour non favorì tanto la politica degli insediamenti, né la intralciò. Ma dopo il ’77 il Likud al governo la favorì molto.

14. L’occupazione dei luoghi sacri di Gerusalemme e Hebron da parte di Israele fu più liberale nei confronti degli arabi di quanto fosse stata in precedenza quella dei giordani nei confronti degli ebrei.

15. Nella striscia di Gaza e in Cisgiordania, Israele si comporta come ogni altro popolo colonizzatore: pestaggi, corruzione e soprusi, favorendo così la resistenza armata dei palestinesi.

16. Dopo la sconfitta del ’67 nasce un movimento revancista tra gli arabi, che però è scevro da autocritica.

17. Dopo la guerra del ’67 si ha la famosa risoluzione 242 dell’ONU che parla di restituzione d(e)i territori da parte di israele in cambio della pace. Di questa risoluzione circolano due versioni: quella con la “e” nel “d(e)i” piace di più agli arabi, quella senza piace di più agli israeliani.

18. Nasser nel 1970 viola unilateralmente gli accordi armistiziali presi dopo il ’67 con Israele e USA.

19. Lo scontro fra Israele ed Egitto dopo il ’67 diventa un’espressione della Guerra Fredda fra USA e URSS.

20. Fin dagli anni ’60 l’atteggiamento dell’OLP di fronte agli attentati terroristici fu ambiguo: spesso li condannava dopo averli favoriti o comunque non impediti.

21. L’OLP aveva nel suo atto costitutivo l’eliminazione dello stato di Israele. Fino aoggi non è stata del tutto cancellata.

22. Egitto e Siria, che non avevano tanti profughi palestinesi, fomentavano la loro aggressività contro Israele, mentre la Giordania e il Libano, che ne avevano molti, la tolleravano a fatica, in quanto creava un vero e proprio stato nello stato.

23. I palestinesi potevano poco contro l’ormai forte esercito israeliano, ma il loro terrorismo manteneva viva l’attenzione internazionale sulla loro questione.

24. Lo stato di tensione permanente in Israele favorì l’emergere di una destra oltranzista e la messa in discussione delle istituzioni democratiche. Ormai il personale politico viene quasi sempre dai quadri militari.

25. Dopo la morte di Nasser e la salita al potere in Egitto di Sadat, nel ’71, Israele perde un’occasione storica per concludere la pace con l’Egitto.

26. Fino al ’67 Israele combatte per la sopravvivenza, dando prova sul campo di grande coraggio. Lo stesso faranno gli arabi nella guerra del ’73, perché feriti nell’orgoglio dopo la sconfitta del ’67.

27. L?OLP non accettava l’esistenza di Israele né la risoluzione 242 dell’ONU.

28. La guerra del ’73, provocata da Egitto e Siria, in cui Israele stava per perdere, ma poi si riprese e allargò la sua occupazione, convinse Israele a seguire la via dello scambio di territori per pace. Gli arabi non erano più gli sprovveduti delle guerre precedenti e avevano dimostrato sul campo che era possibile battere Israele.

29. Sadat cercherà poi la pace, fino al suo gesto plateale del ’77, la visita a Gerusalemme, non capita dagli israeliani. Fu un leader di grande valore.

30. Assad, dittatore della Siria e Arafat si opposero al processo di pace iniziato da Sadat.

31. La pace nel 1978 a camp David fra Israele ed Egitto è soprattutto merito di Sadat e Carter. Gli egiziani non seguirono però il suo leader, che qualche anno dopo venne assassinato. Gli israeliani, invece, acclamarono Begin.

32. L’OLP dal Libano portava attacchi terroristici a israele aiutato dalla Siria. Begin e soprattutto Sharon portarono la guerra al Libano. Essa distrusse il quartier generale dell’OLP, ma in sostanza fu inutile e sanguinosa. Israele si dovette ritirare e gli Hizbullah (estremisti islamici), sempre aiutati dalla Siria, iniziarono i loro attacchi a Israele.

33. Nella guerra gli israeliani si allearono ai cristiani maroniti o falangisti, che rappresentavano una minoranza cospicua della popolazione libanese. I famosi eccidi di Sabra e Schatilla furono compiuti dai falangisti, che volevano vendicare l’assassinio, da parte dei musulmani, del neoeletto presidente maronita Gemayel. Essi ne sono i primi responsabili. Però Sharon e l’alto comando militare israeliano ne furono complici, in quanto pur consapevoli del pericolo che accadesse la carneficina, non fecero nulla per evitarla. I morti furono circa 800. (Su un articolo del Manifesto, quando Sharon tornò alla ribalta politica, lessi il seguente titolo: “Sharon, responsabile della morte di 4000 palestinesi a Sabra e Schatilla…..”!).

34. I palestinesi, fin dagli anni ’30, si sono sempre dimostrati poco inclini al compromesso.

35. L’intifada (in arabo scrollarsi dalle spalle) inizia nell’87, dopo il fallimento israeliano in Libano. Essa è un movimento popolare nei territori occupati – striscia di Gaza e Cisgiordania – che colse di sorpresa anche l’OLP.

36. Dal punto di vista economico i territori sotto israele dal ’67 in poi hanno avuto un notevole miglioramento nelle condizioni di vita, che però negli ultimi 2 anni prima dell’intifada si era fermato. La causa dell’intifada è la condizione di minorità politica in cui vivevano i palestinesi sotto Israele.

37. La reazione israeliana all’intifada fu violenta. Rabin era responsabile dei territori e introdusse l’uso dei manganelli antisommossa (quelli che provocano fratture). Interrogatori con torture e rappresaglie indiscirminate.

38. L’intifada fu un movimento di liberazione popolare non particolarmente violento. Solo dopo molti mesi l’OLP ne capì la natura e cerco di prenderne la leadership. Al suo interno nacque Hamas, che invece fu oltranzista e terrorista e ostacolò il processo di pace iniziato dai laburisti con Rabin, che nel frattempo aveva capito che occorreva ridare i territori in cambio di pace..

39. Rabin fu assassinato nel 1995 e il Labour di Peres perse le elezioni, anche per merito di Hamas, che in quei giorni realizzo molti attentati, che indebolirono la posizione della sinistra.

40. Con l’avvento di Netanyau Israele blocca il processo di pace non rispettando gli accordi di Oslo. Si vede però che Arafat potrebbe fermare ancora il terrorismo, cosa che non fa. L’OLP annulla la vecchia convenzione, che contemplava l’eliminazione dello stato di Israele, ma non ne vota una nuova. Atteggiamento politicamente ambiguo.

41. Nel ’99 vince in Israele il Labour di Barak, che si ritira unilateralmente dal sud del Libano; diminuiscono gli attacchi degli Hizbullah aiutati dalla Siria. Il processo di pace viene però nuovamente interrotto dalla morte del dittatore siriano Assad. Israele sarebbe stato disposto a cedere il Golan in cambio della pace.

42. Nel luglio 2000 a Camp David si incontrano Arafat e Barak, il quale fa molte concessioni, compresa Gerusalemme Est. Ma Arafat insiste sul diritto al ritorno di tutti i profughi, che determinerebbe la dissoluzione di israele, che non può ospitare milioni di palestinesi. Arafat rifiuta e viene acclamato dal suo popolo.

43. Poco dopo inizia la seconda intifada, che prende come pretesto la visita di Sharon al sacro recinto. (La stampa occidentale presenta questa come la causa dell’intifada, in realtà era già pronta). Questa fu molto più violenta e orchestrata in parte dall’OLP.

44. Questa volta la rivolta si estende anche agli arabi che vivono in Israele, che avevano votato Barak e i loro rappresentanti non erano stati accolti nella coalizione di sinistra per ragioni tattiche.

45. Questa seconda intifada è molto giocata sul piano mediatico da Arafat. Che colpevolizza Israele con l’uso sistematico della menzogna. In realtà sono sempre i palestinesi a iniziare gli atti violenti e l’esercito israeliano mostra un notevole autocontrollo.

46. A dicembre 2000 Barak sta per finire il mandato e anche Clinton. Egli tenta nuovamente il processo di pace, concedendo ancora di più della città vecchia e anche qualcosa sul diritto al ritorno. Arafat nuovamente rifiuta acclamato dal popolo. Hamas continua i suoi attentati, favorendo nuovamente l’avvento della destra in Israele. Vince Sharon. I palestinesi hanno ormai un atteggiamento oltranzista che delegittima il più “moderato” Arafat.

47. Anche la Siria rifiuta la pace in cambio del 96% del Golan.

48. Ci sono nell’ambito della letteratura storica israeliana seri studi sulle sofferenze dei palestinesi, come quelli dello stesso Benny Morris; Aspettiamo ancora uno studio palestinese sulle sofferenze degli ebrei nella storia d’Europa.

Annunci

4 commenti

Archiviato in POLITICA

4 risposte a “IL CONFLITTO FRA ISRAELIANI E PALESTINESI

  1. L’attenta lettura di Lorenzo Ascani, che ringrazio, mi ha permesso di correggere due errori nella preparazione di questa schedatura del bel libro di Benny Morris.

  2. sara

    Da ragazzina della scuola media ricordo di aver scelto di approfondire, come argomento fra i tanti, il conflitto israelo-palestinese.
    Leggevo e cercavo, ricordo ancora lo stato d’animo di allora, leggevo e cercavo. Ma non trovavo.
    Nel materiale che avevo a disposizione ricordo che mi si diceva che in ultima analisi capire nella sua complessità i motivi del conflitto era pressoché impossibile. Ed era una cosa che mi dicevano anche gli insegnanti. Adesso capisco che lo dicessero perché ci capivano poco anche loro, ma meglio sarebbe stato se avessero ammesso la loro ignoranza o se avessero tentato di informarsi adeguatamente. Mi rimase nell’animo una profonda delusione e per sanarla spostai questa tragedia in una sfera più alta rispetto alla realtà, come a dire qui c’è qualcosa di più. Molto pericoloso mi sembra.
    Questo però dà l’idea di cosa circolasse molti anni fa, almeno dalle mie parti. La responsabilità era anche mia, ma io avevo giusto 12/13 anni!
    Grazie per queste indicazioni

  3. rita

    a mio parere penso che il conflitto che è in atto da più di cinquant’anni sia sl un modo per trasmettere la propria disperazion,cioè penso che l’intendo di questa guerra,messa in atto da israeliani e palestinasi,nn sia altro che un modo per far capire a tutto il mondo la loro tragica situazione,la quale non fa altro che peggiorare man mano la situazione,che ben presto raggiungerà anche noi se non ci mobilitaimo al più presto…..

  4. Pingback: HAMAS FA RIMA CON CAMERE A GAS « VIVERESTPHILOSOPHARI di Vincenzo Fano

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...