L’ANORESSIA

Quando insegnavo a scuola mi capitarono alcuni casi di anoressia, per cui decisi di informarmi e trovai il bellissimo “La gabbia d’oro” di Hilde Bruch. Il libro racconta una miriade di casi con chiarezza e incisività, in modo che il lettore, senza che la Bruch calchi troppo sull’aspetto teorico, si costruisce una sorta di modello di spiegazione dell’eziologia dell’anoressia, malattia gravissima che colpisce una percentuale molto alta di adolescenti, soprattutto donne, nelle società ricche. Il modello che mi sono fatto io è il seguente: Carla va bene a scuola, è molto obbedinete e viene da una famiglia benestante che rispetta  molto l’impegno e il sacrificio di sé. Carla a 15 anni si trova con qualche chilo di troppo, poca roba, ma tanto da sentirsi non del tutto in forma. Carla matura nello stesso periodo una forte sensazione che il mondo intorno a lei non le piace e non è possibile modificarlo. Carla inizia una dieta con il solito impegno e perseveranza. Si rende conto che modificare se stessa è molto più facile che modificare il mondo e acquisisce piacere a non mangiare. Ormai troppo magra tutti le dicono che deve smettere, ma è troppo tardi, il sistema nervoso di Carla si è adattato a questo piacere nel modificare con successo il proprio corpo. Carla non vede la sua magrezza e non riesce più a mangiare. Si è ammalata di anoressia. E’ chiaro che questo è un modello e che ogni caso è diverso, ma a me questo modo di leggere le cose mi ha aiutato qualche volta a capire che cosa stava succedendo. Occorre intervenire subito e rivolgersi a un centro specializzato.

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5 commenti

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5 risposte a “L’ANORESSIA

  1. sara

    Ci penserò. Nel frattempo propongo un altro spunto che ci aveva lasciato un medico psichiatra molti anni fa in un incontro a scuola sull’anoressia.
    L ’immagine della mamma- coccodrillo. “Lacan ci dice che stare con la mamma è stare dentro la bocca di un coccodrillo, uno non sa quale mosca possa pungerla all’improvviso facendole chiudere la bocca. Ma c’è chi può giungere in soccorso: un palo, ma di pietra, precisa l’autore, questo puntella (ostacola) la bocca. Esso ha un nome preciso: il fallo, che ti protegge nel caso in cui quella bocca all’improvviso si chiudesse”.
    Dunque ogni mamma è potenzialmente un coccodrillo pronto a mangiare i suoi cuccioli.
    E’ l’ambivalenza simbolicamente rappresentata dall’immagine dell’utero che può accogliere, nutrire e contrarsi per far “venire alla luce” il cucciolo d’uomo, ma può anche trattenere, imprigionare e uccidere.
    Ora, continuava questo medico, questo sostanzialmente succede quando una donna pensa e vive se stessa esclusivamente come se fosse solo una madre.
    E non più una donna-femmina e una donna-persona, se così si può dire.
    Ma sono capaci oggi gli uomini di guardare le donne rimandandogli anche queste altre due immagini di loro stesse?

  2. La tua analisi spiega perchè l’anoressia generalmente sorge e si radica nell’adolescenza, ossia in quel periodo in cui il cervello sviluppa la corteccia prefrontale, sede del giudizio e degli schemi mentali.
    Io però non tenderei a colpevolizzare la società per le figure femminili che propina, sempre snelle ed in forma perfetta. Penso anzi siano modelli estetici più che positivi (tenente conto che a parlare è uno che apprezza molto la bellezza standardizzata frutto della chirurgia estetica). Ritengo invece che andrebbe fatto molto di più dal punto di vista stimolativo: vuoi essere come quelle ragazze da copertina? Il consiglio giusto non è fare dieta, ma mangiar sano ed equilibrato e fare molto attività fisica.
    E ciò vale anche per la maggioranza delle ragazzine di oggi che non sono anoressiche, anzi sono belle tracagnotte, chiattone diciamo.

  3. Bella la metafora di Lacan, però io non colpevolizzerei troppo gli uomini. Ci sono mamme che sanno anche essere donne e persone e altre che, nonostante tutti i tentativi del loro compagno di mettere il fallo come puntello nella loro bocca di coccodrillo glielo mordono e basta!

  4. sara

    Beh io veramente pensavo più alla responsabilità delle donne, non era mia intenzione colpevolizzare gli uomini. La mia frase finale voleva solo essere una provocazione, uno spunto di riflessione…
    A suo tempo quando ho partecipato a quest’incontro (sull’anoressia) sono tornata a casa con l’intento di vigilare su me stessa e non con l’intento di colpevolizzare mio marito. Però è anche vero che ci sono delle donne fragili che avrebbero bisogno di essere aiutate a ritrovare queste altre dimensioni e così via…
    Insomma questa del maschile e del femminile è proprio una faccenda complicata.
    C’è una bella immagine di una psicologa che porta il mio stesso cognome, che proietta l’uomo e la donna dentro una navicella spaziale. Ognuno dei due ha un proprio linguaggio che l’altro non conosce. Se qualcuno si decidesse ad imparare il linguaggio dell’altro forse sulla navicella si potrebbe stare più agiatamente.
    L’alternativa è urlare, blaterare, soffrire, soccombere e farsi violenza reciprocamente. Drammatico in una navicella!
    Vediamo un po’. I miei ricordi dell’infanzia mi riportano a galla che era più semplice o comunque meno impegnativo giocare con i maschi che con le femmine. Però…

  5. sara

    Dal libro di Massimo Recalcati L’ultima cena

    Per essere sintetico direi che ne L’ultima cena viene espressa una teoria fondamentalmente romantica dell’anoressia-bulimia. Il romanticismo disperato delle anoressiche e delle bulimiche consiste nel mostrare, secondo strategie solo apparentemente opposte, tutta la distanza che separa la soddisfazione simbolica del segno d’amore da quella legata all’oggetto di consumo. L’anoressica rischiando la vita stessa, negandosi radicalmente a ogni soddisfacimento dell’oggetto, per avere il segno d’amore da un Altro (familiare, sociale, culturale) che fraintende sistematicamente lo statuto del desiderio con quello del bisogno, e, dunque, risponde alla domanda d’amore del soggetto con la propria “pappa asfissiante”. La bulimica, al contrario, provando a compensare l’assenza del segno d’amore – dunque la frustrazione della propria domanda d’amore – attraverso la rincorsa continua e infinitamente vorace dell’oggetto-cibo. In entrambi i movimenti troviamo al loro cuore la passione per il segno d’amore.

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