IL PRIMO MAGGIO E GLI INTELLETTUALI IPOCRITI

E’ appena trascorso il Primo Maggio, giustamente all’insegna delle morti bianche, tipo quelle tragiche e recenti della Thyssen-Krupp. Si tratta, come è noto, di un’ecatombe: più di mille morti l’anno e innumerevoli feriti, la maggior parte dovuti al mancato rispetto delle norme di sicurezza. Denunciare questa tragedia è senz’altro doveroso. Devo però esprimere un dubbio. L’intellettuale che lavora nella CGIL o milita nella sinistra non può pretendere di essere il portavoce dell’esercito di poveracci che soffrono questo dramma. Sembra qui giocare la vecchia idea leninista dell’avanguardia del partito, dei pochi, che sanno quale sia il bene dei tanti. Oppure l’ideale gramsciano dell’intellettuale organico a una certa classe sociale. Credo che l’intellettuale sia intellettuale e basta e non sia colui che sale sui ponteggi senza sicurezza, rischiando di ammazzarsi. Mi sembra che il compito dell’intellettuale non possa essere quello di farsi il portavoce della sofferenza di queste persone. Piuttosto è quello di andare sotto i ponteggi e vedere se è possibile convincere quegli operai, che a migliaia lavorano sfruttati in condizioni di pericolo, a rifiutarsi di non rispettare le norme di sicurezza. Fatto questo gli intellettuali possono tornare fra le loro scartoffie. Saranno poi loro dai ponteggi che semmai arriveranno a dar voce alla protesta rispetto alla loro condizione di sofferenza.

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1 Commento

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Una risposta a “IL PRIMO MAGGIO E GLI INTELLETTUALI IPOCRITI

  1. Io sul concetto di pochi che conoscono il bene di molti ci costruirei volentieri una nazione, sebbene farei risaltare maggiormente l’aspetto da monarchia illuminata della questione. Ma sto esulando…

    Forse gli intellettuali sono più portati a perdersi dietro ad un atteggiamento moralistico, che non credo intenzionalmente cattivo. Serve che qualcuno ribadisca certi concetti, come serve che gli stessi agiscano attivamente per portare aventi le proprie idee sulla sicurezza sul lavoro.

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