LA LOTTA POLITICA

Quando ti muovi politicamente per ottenere qualcosa che va nella direzione di una maggiore giustizia e democrazia, hai sempre la sensazione che i tuoi pari ti dicano che hai ragione, ma si capisce che non si esporranno più di tanto, perchè tu non sei portatore di un potere sufficiente. Allora viene da dire che la cosa migliore sarebbe ottenere il potere facendo buon viso e cattivo gioco e poi, quando sei al potere, imporre quelle riforme che prima avevi solo proposto. Errore capitale. Primo, è difficilissimo ottenere il potere e nella lotta ti rovini l’esistenza. Secondo, anche se lo ottieni, dopo sei talmente imbrigliato nel meccanismo, che non riesci più a combinare nulla di buono. Terzo, anche se fai effettivamente le riforme, imporle è quasi peggio che non averle fatte mai, perché violi quei principi di democrazia e giustizia per i quali stai combattendo. La cosa migliore è finché hai voce e voglia, continuare a proporre ciò che ti sembra ragionevole.

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2 commenti

Archiviato in FILOSOFIA POLITICA

2 risposte a “LA LOTTA POLITICA

  1. Concordo con te che una volta giunti al potere si diventa schiavi del sistema, specie se democratico. Un singolo non può fare nulla contro l’immobilità di molti.
    Ovviamente non sono d’accordo sul fatto che imporre le riforme sia controproducente: qualora il fine sia buono, spinto da motivi logici e di efficienza, nessuna imposizione potrà mai venire contrastata a ragione. E’ solo che alla gente non piace sentirsi dire come e cosa deve fare; questo però non significa che sia in grado di proporre alternative valide. E’ un po’ il discorso che hai toccato l’altro giorno sull’intellettuale di sinistra che si crede superiore.
    Una buona via di mezzo, che in molti posti funziona bene (ma tanto è questione di cultura civica), è la forma cooperativa della gestione di parte della vita sociale. Ognuno mette un piccolo mattoncino, ma essendo in molti si costruisce un solido palazzo, egualitario che minimizza gli sprechi perchè ognuno ha interesse che non ve ne siano. Piuttosto che lottare per fare grandi riforme penso sia questo il giusto obbiettivo: forse la cultura politico-sociale del futuro sarà questa, che è poi un ritorno alle comunità del passato, soltanto che ora la comunità la si crea e non la si eredita.

  2. A mio parere sembra un po’ semplicistico porre la governabilità di un paese sotto il profilo del potere.
    Occorre distinguere tra poteri propri e poteri impropri.
    Occorre rilevare che la responsabilità ricada su chi agisce.
    Occorre che il consenso sia percepito e non imposto.
    Occorre, infine, che, attorno a chi governa si raccolga un largo consenso
    sorgente da ragionate prospettive si successo degli atti compiuti.

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