L’IRA

Molti riescono a trarre una fortuna da un loro problema, come l’ex balbuziente che ora cura i balbuzienti, o l’ex etilista che ora cura gli etilisti. Uno dei miei problemi è sempre stato l’ra, ma non sono mai riuscito a diventare un ex-iracondo, purtroppo. Però ho forse capito una cosa, che anche se non è un abito sufficiente a evitare l’ira, perlomeno ne può moderare gli effetti più nefasti. E’ una ricetta molto semplice, che cerco di praticare il più possibile: quando mi è passato l’attacco di ira provo a chiedere scusa a coloro che lo hanno subito.  Questo anche se continuo a ritenere giuste le ragioni che mi hanno portato alla rabbia, come spesso mi capita. Perché non esiste un’ira giusta, cioè un’ira di Dio, per chi, come noi, non può sapere fino in fondo quali siano le motivazioni che hanno portato l’altro ad agire nel modo che ha suscitato la nostra ira. Mi sembra che, ancor più grave dell’ira, sia quindi, l’andare in collera, e non tornare indietro sui propri passi.

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5 commenti

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5 risposte a “L’IRA

  1. si, è una tecnica che mi sono imposta anche io, da sempre preda di attacchi furibondi. ma funziona solo fino a un certo punto. non si può chiedere sempre a chi ci sta intorno di sopportare l’ira e di accettare le scuse 🙂
    così, da più di qualche tempo, mi sono imposta di NON cedere all’ira. all’inizio con scarsi risultati, ma perseverando molto è migliorato.

  2. sara

    Con questo argomento o meglio disposizione d’animo io gioco in casa. E vinco. Purtroppo. Probabilmente per giustificarmi un po’, nel tempo mi sono lasciata stupire da alcune immagini che ne coglievano la positività, per fare solo un esempio si veda Apocalisse 3,16, là dove si dice: Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido [….] sto per vomitarti dalla mia bocca. E uno iroso, tiepido non è.
    Credo che questo atteggiamento divenga pericoloso solo quando ha la meglio sulla comprensione e il perdono. Penso spesso che io non potrei vivere senza avere in me e sentire negli altri queste due dimensioni, anzi forse quella di cui io, ma credo di non essere sola in questo, non posso assolutamente fare a meno è quella del perdono. Posso non capire e non essere capita, ma mi rimane la possibilità di perdonare e essere perdonata. Fuori c’è l’inferno.

  3. Da un po’ di giorni ritorno su questo post per meditare. Il soggetto è l’ira e di queta Vincenzo mette solo gli aspetti negativi.
    Poi conclude “Mi sembra che, ancor più grave dell’ira, sia quindi, l’andare in collera, e non tornare indietro sui propri passi.”
    A me pare che l’ira potrebbe essere l’effetto rumoroso e violento che fa seguito ad una forte emozione di contrarietà e di forte disagio, mentre la collera è l’evoluzione che può subire lo stato iroso, quando il soggetto, con le proprie risorse non riesce a ritrovare equilibrio nel comportamento attraverso un adeguato controllo delle proprie emozioni.
    La rabbia non ha queste caratteristiche, ma l’effetto sugli altri può recare grave offesa, se non è giustificata da un fondato motivo.
    Penso che Ipazia alluda a quest’ultimo sentimento.
    Ecco il link che mi ha chiarito un po’ le idee!
    http://www.wmrconsulting.it/la-rabbia-un-emozione-negativa.ct-27.html

  4. Interessanti le considerazioni di Piero. Direi che, almeno dal punto di vista linguistico, la rabbia è l’emozione, che poi può sfociare in ira più lunga eintensa (“l’ira funesta…”) o in collera più breve e passeggera. Il problema non è la rabbia, che spesso è giusta. Spesso, anzi, ci arrabbiamo troppo poco di fronte alle ingiustizie. Il mio tentativo è quello di trasformare la mia ira in collera. Ha comunque ragione Ipazia, sarebbe meglio non andare neanche in collera.

  5. alfredo

    L’ira, quando arriva arriva. Il vento chiede forse scusa, quando soffia a 200 km all’ora? Il vento chiede forse scusa, quando non soffia affatto lasciando naufragar la vela in alto mare? Anche l’uomo è un e-vento naturale, solo che ancora non lo sa.

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