LE REGOLE

Nei suoi bei libri Roger Caillois ci ha fatto capire la distinzione fra sacro e profano intesa come contrapposizione fra i giorni feriali in cui si rispettano le regole e si lavora e quelli festivi in cui si trasgredisce e si dissipa. Questi comportamenti tipicamente umani hanno riscontro nella folla che invade i centri commerciali il sabato e la domenica e spende quello che ha guadagnato durante la settimana. Oppure nelle tifoserie che vivono le partite di calcio della domenica come situazioni senza regole all’insegna della violenza e dell’alcool. Come a tutti anche a me non piacciono molte delle regole che ci siamo imposti o che ci vengono imposte. Non riesco però a vivere bene questa contrapposizione, che è perfettamente funzionale a quelle regole, soprattutto se esse sono causa di sfruttamento e ingiustizia. Non sono mai riuscito ad apprezzare questa saltuaria deregulation. Vivo molto meglio il tentativo di mettere in discussione quotidianamente le regole, mostrandone gli eventuali limiti, provando a rispettarle, praticandole e tentando di testimoniare una pratica differente là dove si rilevano delle iniquità. Credo che questo sia molto più costruttivo. Cioè una critica quotidiana dall’interno, senza sperare solo la domenica una palingenesi che non avverrà mai.

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5 commenti

Archiviato in FILOSOFIA POLITICA, SOCIETA'

5 risposte a “LE REGOLE

  1. oh oh, sono curioso di sapere l’opinione della simpatica Sara su questo post. Qui si sta equiparando la funzione di Dio a quella di un centro commerciale!

  2. Però non è sempre stato così. Per secoli la distinziona tra sacro e profano, se vogliamo mantenere la stessa filosofia di ragionamento, stava nel fatto che durante la settimana si obbediva alle regole dettate dall’autorità temporale vigente, mentre durante i giorni festivi si sottostava alla dottrina della Chiesa. In ogni caso sempre obbedire si doveva.
    Solo adesso, da quando cioè il lavoro è al centro della nostra vita, si sfruttano i giorni liberi da esso per uscire dagli schemi che ci siamo scelti.
    Concordo con te sul punto di visto costruttivamente critico nei confronti delle regole: troppo facile cercare di trasgredirle e poi accampare scuse.

  3. sara

    Dedico queste parole all’impertinente Eugenio.
    Premetto che non ho capito bene il pensiero di Enzo.
    Il mio se ne è andato per due strade, una direi personale, l’altra invece prende spunto da alcune riflessioni di Heschel sul sabato.
    Parto da Heschel con una frase di S. Agostino: “nutre la mente soltanto ciò che la rallegra” (Confessioni, XIII libro) e la faccio subito seguire da un’altra che ho trovato nel libro “Il sabato” appunto di Abraham Joshua Heschel e che dice così: ”amare il sabato è amare quello che abbiamo in comunione con Dio….. Il mondo senza il sabato sarebbe un mondo che ha conosciuto solo se stesso…. Sarebbe scambiare Dio per una cosa, sarebbe l’abisso che Lo separa dall’universo; un mondo senza una finestra che dall’eternità si apra sul tempo”.
    Aggiungo solo un altro pensiero. Il sabato o/e la domenica come momenti di quiete, di attenzione calma a noi stessi e al mondo, attraverso cui ricordarsi che non siamo onnipotenti. Momenti privilegiati nei quali nutrire la mente per rallegrarsi o alleggerirsi.
    Per quanto mi riguarda ho sempre fatto fatica a vivere la dicotomia fra giorni feriali e festivi.
    Mi viene più congeniale cercare il “sabato dell’anima”. (sempre Ago nel De Musica) anche durante i giorni “profani”. Per ora mi fermo qua.
    A chi va al supermercato volentieri anche il sabato e la domenica, non so cosa dire, io faccio fatica ad andarci durante la settimana! Ma se nadarci vuol dire rallegrarsi e alleggerirsi…..

  4. Allora la discussione è stata falsata da una mia ambiguità. Le analisi del sacro e del profano di Caillois si riferiscono al concetto pagano, non a quello cristiano. Tanto che Girard ha mostrato, in modo convincente, nel suo “La violenza e il sacro” che si può leggere il Cristianesimo proprio come la negazione del valore di quel sacro.

  5. sara

    In realtà quella era l’unica cosa che avevo capito. Il resto forse lo devo pensare un po’ meglio per capirlo, ma le capacità di analisi del mondo femminile, in media sono scarse!, i pensieri di Agostino ma del resto anche quelli di Heschel non necessariamente sono da interpretarsi in senso cristiano o religioso-confessionale.

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