BERLINO

Recentemente sono stato a Berlino, una citta profondamente ferita, ma anche estremamente interessante. Dappertutto le tracce della Shoah e del muro. Ovunque cantieri e progetti architettonici innovativi. Una società che vive nutrendosi moralisticamente del proprio senso di colpa. Mi ha colpito un articolo che ho letto sulla Frankfurter, giustamente tradotto da Internazionale questa settimana, in cui si denuncia il tentativo del nuovo Sindaco di Roma Alemanno di intitolare una strada ad Almirante. L’intervento è documentato e spietato. Ne esce un’Italia balorda da operetta che si trasforma in tragedia. Mentre leggevo qualcosa mi disturbava. Pensavo che quasi sicuramente il nonno dell’autore poco o molto era stato compromesso con le nefandezze del nazismo. E allora perché negare questa parte orrenda dell’uomo che è in tutti noi, la celebre “banalità del male” messa in luce da Arendt? Non mi fa particolarmente piacere che una strada venga intitolata ad Almirante e combatterei contro questa ipotesi se facessi parte del Consiglio Comunale di Roma, ma non scomoderei i massimi sistemi per una questione del genere. Negare la Schoah come fa Ahmadinejad è orrendo, ma anche negare che ognuno di noi avrebbe potuto essere partecipe per debolezza di quelle nefandezze è pericoloso. Come disse una volta Pino Cacucci, parlando di Irma Bandiera, che si fece trucidare dai fascisti senza denunciae il nome dei compagni, non possiamo chiedere a noi tutti persone normali di comportarsi da eroe, come Irma ha fatto. Non so se è giusto abusare del moralismo. Il filosofo tedesco Krippendorf in quegli stessi giorni mi diceva che la Germania sopravvive moralmente proprio grazie a questa proscrizione morale totale del nazismo e che un politico, anche di destra, se si lascia sfuggire una battuta fuori posto, come quelle ormai abituali in Italia, ha finito la sua carriera. Probabilmente è che noi italiani siamo diversi – in meglio, più tolleranti, ma anche in peggio, troppo tolleranti.

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2 commenti

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2 risposte a “BERLINO

  1. In europa penso sia una della citàà più in fermento Berlino, ricca di nuovi stimoli e nuove tendenze. Non penso ci abiterei, sono troppo provinciale.
    I tedeschi però mi sono sempre piaciuti, come mentalità collettiva: la loro precisione, il rigore, l’organizzazione. Magari non sono proprio così, però penso ci vanno vicino e la storia, nel bene e nel male, ha costruito questa fama: la macchina bellica tedesca, in entrambe le guerre, era indiscutibilmente superiore; soltanto gli errori dei comandanti supremi hanno permesso agli alleati di vincere.
    Sinceramente non trovo giusto cercare di cancellare e nascondere ogni riferimento al Nazismo: è stato un periodo storico che come tale va studiato e capito, senza condirlo con troppi giudizi. Forse non si riesce a fare perchè c’è troppa gente ancora viva che ha vissuto quel periodo. Un tale slancio all’eliminazione porta solo alla creazione di tensioni in senso opposto, crea movimenti sommersi che si alimentano vivendo oltre il consentito, morale e legale. Una sana discussione storica, a tutti i livelli sociali, mitigherebbe queste tensioni.
    Anche per questo non sono mai stato favorevole alle dichiarazioni con cui gli stati chiedono scusa per le colpe di governi o regimi passati: è come la vecchia maledizione delle tragedie greche per cui le colpe dei padri ricadono sui figli. Se la Germania ha sbagliato in passato non è questa odierna realtà che deve prendersi l’onere della scusa e del risarcimento, così come la chiesa non dovrebbe chiedere scusa per Galileo e l’Inquisizione.

  2. Ho visto sabato un documentario sulla Berlino sotterranea. Molto molto interessante. Ho scoperto cose che penso pochi sappiano.
    Quando si dice della follia dei Nazisti si pensa solo alla guerra ed alle stragi. Invece, almeno in una iniziale fase, essi avevano grandi piani di sviluppo a lungo termine. E uno di tali piani si chimava Germania: una nuova veste che avrebbe reso Berlino la cpitale di un nuovo e potente impero. Ed i piani, affidati a Speer, erano grandiosi, mastodontici. Di tutto ciò quasi nulla fu costruito realmente e di quel poco resta ancor meno. Impressionanti sono però due tronconi di tunnel sotterraneo interamente in cemento armato che avrebbe dovuto, una volta completati negli anni ’50, essere delle autostrade di ingresso e uscita dal cuore di Berlino. Idee simili sono state poi utilizzate ai giorni nostri. Ma si sa che l’ingegneria tedesca era un piao di gradini avanti a tutti.
    Di quel periodo restano più che altro i tantissimi bunker e tunnel sepolti sotto tutta la città e alcuni bunker di superficie. La robustezza di queste strutture di superficie era tale che esse risistettero ai bombardamenti più massicci, dando rifugio sicuro a decine di migliaia di persone, e fu impossibile farle crollare anche a conflitto finito. Una di queste costruzioni, la Flat tower fu infatti sommersa di detriti dato che risultava indemolibile anche con gli esplosivi.
    Peccato che certe cose non vengano insegnate nelle scuole. Pezzi di storia che potrebbero perdesi inesorabilmente.

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