IL PROBLEMA DELLA DONNA

Il problema della donna non è tanto, come spesso si dice, che nella nostra società vengono premiati più i maschi delle femmine. In effetti è vero che la maggior parte dei luoghi di potere è in mano agli uomini. Ma la ragione credo sia più profonda. Nella nostra cultura, ma forse non è sempre stato così e non è così dappertutto, hanno più valore le cose che l’uomo sa effettivamente fare meglio della donna. Non nascondiamoci dietro a un dito: maschio e femmina sono diversi, cioè hanno capacità differeenti, in media. Il problema è più radicale, forse. Abbiamo costruito un mondo dove quello che la donna sa fare meglio conta meno. E questa asimmetria porta con sé disastri. Le donne sono più flessibili e più capaci di comprendere le emozioni degli altri, sono più pazienti e più riflessive. Questo in media, ovviamente. Poi ognuno di noi è diverso dall’altro. Nella nostra società conta invece la forza, la capacità analitica, la velocità, la prepotenza, la tenacia. Tutte cose in cui l’uomo supera la donna, in media. Come sarebbe una società più equilibrata, più femminile? Penso che sarebbe più ospitale, anche per l’uomo.

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17 commenti

Archiviato in POLITICA, SOCIETA'

17 risposte a “IL PROBLEMA DELLA DONNA

  1. Omo Omini Lupus
    La donna non riesce ad essere proprio un lupo, l’uomo sì.
    Si sa che chi riesce a guadagnare più soldi, nella nostra società, conta di più; e l’ambizione maschile crea la disparità tra i sessi

  2. Certo una società più equilibrata sarebbe sicuramente migliore, non solo per gli uomini ma anche per l’ecosistema circostante, che forse verrebbe maggiormente rispettato.
    Però occhio perchè molte donne sono anche molto lunatiche e tendono a fare poco gruppo, cosa molto utile nel lavoro.

  3. sara

    Ieri sera riprendendo in mano un libro di filosofia africana sono rimasta colpita nel leggere questa frase: – all’interno di una comunità un bambino è considerato figlio di tutte le madri presenti. Vicendevolmente, la madre di un bimbo è madre di tutti i bambini della comunità…… il legame madre-figlio salda in un rapporto di corresponsabilità, l’intero insediamento -. Il mio stupore è stato prima di tutto il fatto che questa cosa già la sentivo mia. Mi rendo conto guardando i miei figli, di quanto sia importante. Non temo anzi desidero che gli adulti a cui a volte affido i miei figli, siano per loro come delle mamme e dei babbi. Quando da noi ci sono bambini a me vien fuori questo atteggiamento e lo avverto come un compito nei loro confronti. Viene spontaneamente meno in presenza della loro mamma o del loro babbo. Quello che vedo più spesso però è un eccessivo individualismo anche in questo ambito, come se dei figli degli altri non si debba avere cura. So anche che queste sono questioni delicate, ma quello che intuisco ha a che fare con una dimensione direi quasi costitutiva dell’essere donna, che forse è stata un po’ sepolta a danno un po’ di tutti.

  4. Prendersi cura, anche se per poco tempo, dei figli degli altri trattandoli come proprii è sicuramente congenito ad ogni madre. Ricordo che ho sperimentato questa cosa molte volte quando ero piccolo.
    L’individualismo che riscontri in molte madri odierne, tuttavia, potrebbe nascere dalla grave crisi educativa a cui stiamo assistendo. I nostri genitori era pressochè tutti educati allo stesso modo dagli odierni nonni: la cultura prevalentemente contadina pre boom industriale prevedeva regole ferree e valori condivisi da tutti.
    Poi la grande crescita ed il benessere hanno minato queste fondamenta: per i figli, giustamente, si cerca di avere il meglio e si cerca di educarli in modi meno rigidi. Il classico del figlio che da genitore non vuole diventare come il prorpio padre. Quindi ognuno ha educato i figli secondo le proprie idee, che spesso non coincinono con quelle degli altri genitori, siano essi anche i più stretti amici.
    A questo punto lasciare un figlio ad altri non è cosa facile: e se lo sgrida quando tu non riterresti opportuno oppure è troppo lassivo? Sta in ogni caso rovinando il tuo lavoro di educatore. Così si preferisce non fare nulla, sentire l’altro bambino come un ospite e non come un figlio da educare.
    Di questo passo le cose possono solo peggiorare, aggravate anche, notizia di questi giorni, dalla maternità sempre più tarda nelle donne italiane, cosa che io ritengo del tutto contro natura.

  5. e

    è la vecchia idea di riempire i parlamenti di donne, magari ci sarebbero davvero meno guerre.

  6. Pensavo che questo post avrebbe scatenato una discussione più ampia!

  7. condivido con te riguardo alle qualità che la nostra società considera come positive e che sono necessarie per avere successo, ma devo contraddirti su un punto:
    – in letteratura le capacità di donne e uomini non emergono come differenti, salvo su tre punti: le capacità visuo-spaziali, le capacità verbali (a vantaggio delle donne), in minima parte le capacità logiche (a vantaggio degli uomini). Sinceramente, però, solo per le visuo-spaziali si può attribuire valenza biologica, mentre per le verbali, ad esempio, si pensa che le madri parlino molto di più con le bambine facendo in modo che queste sviluppino maggiormente queste capacità (fattori ambientali); per quanto riguarda le capacità analitiche vale lo stesso discorso: i genitori sostengono che i maschietti sono portati per le materie scientifiche e le bimbe per le materie umanistiche e non le scientifiche portando a un disimpegno per le le materie scientifiche.
    A livello fisico la differenza è però evidente e credo sia l’unica differenza sostanziale.
    La differenza nella struttura economico produttiva da alcune femministe viene identificata col termine patriarchia: gli uomini costruiscono un mondo dove gesticono il potere e attraverso la svalutazione femminile impediscono la ristrutturazione della struttura.
    Domanda: parlando di ermeneutica e dei fattori che entrano in gioco nelle interpretazioni che diamo… quanto spesso si è consapevoli di agire in un certo modo non in quanto esseri umani, ma in quanto individui di genere maschile?e avete mai pensato che la storia essendo scritta da uomini è un’interpretazione maschile dei fatti?

  8. alfredo

    Se la donna vorrà affermarsi sull’uomo dovrà trovare il modo per farlo da sola, con le sue capacità.
    Se è l’uomo che le lascia spazio, non vale: sarebbe come far vincere un bambino al gioco.

  9. eikan

    Questo non è neanche maschilismo o paternalismo.
    Questo si chiama colonialismo.
    E mi ricorda da troppo vicino i discorsi sui poveri selvaggi che non sarebbe etologicamente giusto aiutare perchè se la devono cavare da soli…

    Per quanto riguarda ciò che si suppone possa essere prerogativa femminile non vi è niente di certo, fisiologia a parte.
    Potrei umilmente consigliare la lettura di un classico sul rapporto rivoluzione scientifica/concezione della natura e del femminile? “La morte della natura ” di Carolyn Merchant

  10. non credo sia una questione di aiutare o non aiutare, ma piuttosto di possesso di beni e diritto a possedere questi beni.
    un professore universitaro usa questo racconto per chiarire la questione:
    “una volta chiesi a una mia collega cosa vedesse allo specchio la mattina, lei mi rispose: una donna negra.
    qualsiasi donna, non di colore, alla stessa domanda risponderebbe unicamente di vedere una donna, ma non direbbe di vedere una donna bianca”
    In quanto siamo uomini non perciamo i privilegi e i benefici e le ragioni reali che supportano lo stato di cose attuale, perchè appartenendo alla “razza” che possiede il potere diventiamo invisibili a noi stessi.

  11. alfredo

    Vincenzo osserva giustamente che “le donne sono più flessibili e più capaci di comprendere le emozioni degli altri, sono più pazienti e più riflessive… e che “nella nostra società conta invece la forza, la capacità analitica, la velocità, la prepotenza, la tenacia”, e poi conclude: “come sarebbe una società più equilibrata, più femminile? Penso che sarebbe più ospitale, anche per l’uomo”.
    Ma è proprio questo, ciò che è accaduto! – Infatti la maggiore capacità della donna di comprendere le emozioni degli uomini, di essere più riflessive verso gli uomini, e più pazienti con gli uomini, ha dato la possibilità agli uomini di estrinsecare pienamente le proprie caratteristiche: forza, capacità analitica, velocità, prepotenza, tenacia. In sostanza, se l’uomo è così rispetto alla donna, lo è proprio perché la donna ha potuto manifestare al meglio le proprie caratteristiche…Non ha senso, quindi, concedere alla donna i ruoli ed i compiti che per loro natura spettano all’uomo. A meno che non si voglia caricare su di loro anche ciò che dovrebbe e che D E V E fare l’uomo. E allora si, eikan, che sarebbe colonialismno !!!

  12. alfredo

    Vincenzo, poi, osserva che una società più equilibrata, al femminile, sarebbe più ospitale per anche l’uomo. Ma in effetti è già, così: in questa società, dove la donna può manifestare al meglio e liberamente la propria femminilità, l’uomo ci si trova benissimo… E allora, cosa c’è da cambiare?

  13. scusa alfredo, ma femminilità e mascolinità non sono concetti biolgicamente determinati, bensì socialmente costruiti.
    per la società occidentale ci sono dei significati, mentre nell’amazzonia ce ne sono altri. Quando dici “manifestare liberamente la propria femminilità” sembra ti riferisca a uno schema che discende dallo stato di natura, mentre di natura ci sono il pene e la vagina e poco altro.

  14. alfredo

    Ma è così, piccochiu!
    Mi riferivo proprio all’interrogativo di Vincenzo, che si chiedeva:
    “Come sarebbe una società più equilibrata, più femminile?”
    Non credevo che ci potesse essere una particolare società coi connotati fisici da te indicati.
    Boh? Io non ci sto capendo più niente.

  15. eikan

    E’ interessante notare che la maggior parte delle persone a sentir parlare di matriarcato pensano subito soltanto ad un’inversione dei ruoli di forza e di potere. Altri studi sostengono la capacità (biologica?indotta culturalmente?) tutta femminile di usare contemporaneamente emisfero destro ed emisfero sinistro. Il buffo è che da questo punto di vista tutti i filosofi o le dottrine religiose che parlano di superamento dellà dualità(e non semplice scelta) a questo punto si rifanno ad una capacità umana utilizzata solo dalle donne…
    Di necessità virtù.
    Il multitasking l’abbiamo inventato noi.

  16. eikan

    In particolare alfredo la mia femminilità è tutto ciò che mi fa essere -me- essendo io una femmina.
    Salve essere tacciata di mascolinità quando manifesto presunte prerogative maschili quali l’audacia la tenacia la sicurezza e la lucidità mentale.
    Quindi o io non sono pienamente una donna(ed è strano che non me ne sia ancora accorta…)
    oppure come vedi le presunte prerogative servono ad altri scopi.
    Precisamente dirci chi dobbiamo essere.
    Che tu non sbatta mai contro i limiti imposti da questi “dati di natura” può essere un vantaggio per te, ma fino ad un certo punto,ciao.

  17. alfredo

    Credo di aver capito che il nocciolo della questione stia tutta in questa affermazione di Vincenzo: – “Abbiamo costruito un mondo dove quello che la donna sa fare meglio, conta meno” –
    Ora mi chiedo, abbiamo chi? Chi è che ha costruito questo mondo dove ciò che sa fare l’uomo conta di più? Noi soli uomini? E le donne cosa facevano nel frattempo, sono state a guardare inermi, forse? Non credo proprio. Secondo me le donne sono sempre state molto accondiscendenti nei confronti dell’uomo: e questa è una delle cose che sicuramente le donne sanno fare meglio…

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