BERLIN ALEXANDERPLATZ

A giugno, quando sono stato a Berlino, ho alloggiato in un albergo in Alexanderplatz. Allora, come non leggere il grande romanzo di Alfred Döblin, da cui trasse un celebre sceneggiato Fassbinder? Berlin Alexanderplatz è un libro lungo e difficile, che in alcuni momenti provoca una profonda angoscia. Döblin racconta la storia di Franz Biberkopf, un magnaccia che, uscito dal carcere, decide di vivere onestamente. L’autore non ci dice quello che succede, ma ci racconta quello che capita nella testa dei personaggi, dal che dobbiamo capire la trama. In questo simile all’Ulisse di Joyce, al quale viene spesso paragonato. Di qualche anno successivo, 1929, esso racconta la Berlino della Repubblica di Weimar; come quella di Leopold Bloom, è un’epopea cittadina. Ma c’è una differenza, Döblin non ha istanze naturalistiche, come Joyce, per cui, per descrivere i pensieri dei protagonisti, usa metafore e immagini anche molto forti. La storia è sostanzialmente quella di Giobbe. Franz, vivendo onestamente, andrà incontro a una serie tragica di fallimenti e sarà vittima di ingiustizie feroci. Questo lo porterà a una rabbia profonda, fino a quando, quasi sul punto di morire, si renderà conto che la scelta di vivere onestamente non paga più di quella di vivere come un delinquente, cioè non è questa la ricompensa della scelta dell’onestà E ciò malgrado, alla fine del romanzo, egli ribadirà la sua decisione di una nuova vita. Straordinaria la vivacità e la poesia con cui Döblin descrive la vita della malavita attorno ad Alexanderplatz. Solo Pasolini in Una vita violenta raggiungerà vette di così grande poesia nel raccontare la vita marginale delle città.

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1 Commento

Archiviato in LETTERATURA

Una risposta a “BERLIN ALEXANDERPLATZ

  1. sara

    Ho pensato a due cose. La prima risale a un po’ di tempo fa. Seguivo le lezioni di Bonora, è un biblista morto ormai da parecchi anni, su Giobbe.
    La cosa che mi aveva proprio colpito e alla quale ho continuato a pensare è all’inizio del cap. 38 del libro di Giobbe. Dio, dopo che gli amici “teologi” di Giobbe si son dati un bel daffare a difendere Dio, a dare consigli a Giobbe e dunque hanno parlato a lungo, prende la parola e si rivolge a Giobbe. Dio parla con Giobbe e non con chi l’ha difeso accusando l’uomo. E allora ho pensato: ecco basta questo.
    L’altro brano ancora non mi lascia tranquilla, sarà per un’altra volta.

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