CRIMINI E MISFATTI DI WOODY ALLEN

Torno spesso a pensare alla dottrina di Socrate secondo cui il male non è altro che ignoranza, così controintuitiva per noi, che siamo abituati ad associare il male a una volontà cattiva. Eppure la conoscenza sembra essere qualcosa che per noi è più facile da correggere della volontà. O meglio è proprio mediante l’intelligenza che possiamo contrarre quelle abitudini, che, secondo Aristotele, ci portano alla virtù. In un certo senso per gli antichi il male è il non sapere che ci sono alternative a ciò che si è fatto. Ricordo una bella scena di “Crimini e misfatti” di Woody Allen, nella quale un gangster senza scrupoli si reca alla casa della sua ex amante, che lo ricattava, e che aveva fatto uccidere. Di fronte al cadavere della donna egli sembra convinto che le cose dovevano andare così e che non c’era alternativa. Ecco un aspetto importante del male: non riuscire neanche a immaginare altre possibilità.

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6 commenti

Archiviato in FILOSOFIA MORALE

6 risposte a “CRIMINI E MISFATTI DI WOODY ALLEN

  1. sara

    veramente molto bella la conclusione!

  2. Però nel compiere un’azione palesemente buona pur ignorando altre possibilità non si sta compiendo il male. Come si può dunque costruire una teoria del male (o del bene) su questa base: ignoro, quindi faccio il male.
    Sicuramente, e ne sono convinto da anni, conoscendo il bene non si può che farlo, perchè sarebbe stupido il contrario. Non conoscendolo però non è detto che si faccia il male; al limite si agisce male, ossia in modo inefficiente, senza una ragione precisa. E’ come brancolare nel buio.

  3. sara

    Beh, io direi che non è proprio così lineare la scelta del bene e del male, sappiamo benissimo che spesso siamo di fronte alla scelta di due valori e scegliendone uno in qualche misura possiamo fare del male perché tralasciamo l’altro. Anche secondo me brancoliamo nel buio, brancoliamo però! l’importante è non stare fermi.
    Nel caso di Judah nel film di Allen, non possiamo dire che lui non sapesse che c’erano anche altre possibilità, Ben, il rabbino, più volte durante le visite oculistiche, gli aveva suggerito di parlare con la moglie, raccontare tutto e sperare nel suo perdono. E Judah, ripensa ogni tanto a queste parole, bellissimo il suo viaggio verso la casa nella quale ha abitato e il ricordo della discussione a tavola tra i parenti..
    Vi riporto questo lavoro preso da un corso di aggiornamento di tantissimi anni fa e che riporta appunto alcuni dialoghi interessanti del film.

    Il temporale, quando lui torna a casa, non è solo un dato d’ambiente, ma esprime il dilemma di Judah, fra la luce dei lampi e il buio totale. Si sente la voce di Ben (è nascosto nell’ombra,ma è lui a “fare luce”):”..Non potrei più vivere se non credessi con tutto il mio cuore in una struttura morale con un senso vero, col perdono, e in un Essere supremo, altrimenti non ci sono basi per sapere come vivere, e io ti conosco tanto da sapere che una scintilla di quest’idea è certamente anche dentro di te”. Il fuoco cova sotto la cenere, nel caminetto, e dal buio escono ogni tanto dei punti luminosi.
    Ben. Non credi che Dio vede? ..
    Judah –Dio è un lusso che non mi posso permettere.
    Ben-Ora tu parli come tuo fratello Jack. .
    Judah -Jack vive in un mondo reale, come tu vivi nel regno del cieli. Io ero riuscito a star fuori dalla Verità,poi lei mi ha trovato improvvisamente… Non c’è altra soluzione che quella di Jack, io schiaccio un bottone e riprovo a dormire, la notte… .
    Ben – E tu potresti dormire? Questo veramente sei?.. La legge, Judah, senza la legge c’è solo tenebra.
    Judah – Parli come mio padre. A che giova la legge se è un ostacolo al conseguimento della giustizia?

    Le luci che ritornano lo riconducono (flashback) alle candele delle funzioni ebraiche della sua fanciullezza. Vede, anzi è presente, al pranzo pasquale della sua famiglia. La zia materialista (definita una vecchia russa leninista) rimprovera al padre di imbottire la testa dei ragazzi di “superstizioni”e sostiene che la moralità esiste per chi la vuole, che non c’è nulla di certo. Judah interloquisce:
    “Se uno commette un crimine, se uno uccide…”-.
    Padre –Allora in un modo o nell’altro verrà punito.
    Zio – Se verrà scoperto…
    Zia – E io dico che se può commetterlo e dopo la fa franca, e decide di non farsi affliggere dalla morale, è in un ventre di vacca…
    Zio (al padre) – E se la tua fede fosse sbagliata?-
    Padre -Avrei sempre una vita migliore di tutti quelli che dubitano.
    Zia – Stai dicendo che preferisci Dio alla verità?
    Padre -Se è necessario io sceglierò sempre Dio, alla verità.
    Bambino- Questo non lo capisco. ..

    Uscito dal cinema, Cliff dice alla nipote (a proposito del suo insorgente interesse per Hailey)che è dilaniato dalla questione etica, che è difficile mettere d’accordo cuore e cervello. Riceve una telefonata: Levy si è suicidato. E’ sconvolto dalla notizia; un uomo superiore, sopravvissuto agli orrori della deportazione, cantore, della vita, che si contraddice ammazzandosi! Rivede con Hailey un brano del video. In cui Levy dichiara: “Ci dobbiamo sempre ricordare che a noi, dopo la nostra nascita, è necessario tantissimo affetto al fine di persuaderci a rimare in vita… L’universo è un luogo assolutamente freddo, lo investiamo dei nostri sentimenti e in determinate condizioni sentiamo che il gioco non vale assolutamente la candela”
    Dopo un colloquio desolato tra Cliffe e Hailey, da due bambini vestiti di chiaro che mangiamo la torta si passa all’incontro tra Cliff e Judah.
    Cliff- Sto pensando al delitto perfetto.
    .Judah – Per il cinema? lo ho giusto un giallo straordinario…La mia è la storia di uno che ha avuto tutto dalla vita….
    Judah racconta, in terza persona, la sua stessa vicenda. Ancora bisogno di confessarsi? No, piuttosto, anche se non ha dimenticato, ha “rimosso” il suo peccato. Intercalato da un cinico avvertimento di Lester alla moglie di Cliff(“Cliff deve maturare, deve tornare su questa terra. Noi viviamo in un mondo vero, dove non pagano le grandi aspirazioni…”). continua il colloquio tra Judah e Cliff. .
    Judah -Poi, una mattina, il sole risplende, lui si sveglia, la sua famiglia è attorno a lui, la sua crisi si è dissolta…
    Ora è del tutto libero, la sua vita ora è completamente normale, è rientrato nel suo mondo protetto, pieno di agi e di privilegi.
    Cliff- Ma potrà tornare come prima?
    Judah -La gente va in giro con i suoi peccati… Questa è la realtà.
    Cliff- Se uno si costituisce e assume le sue responsabilità, allora si ha la tragedia.
    Judah – Lei vede troppi film,e io sto parlando della realtà.
    E si ricongiunge alla moglie, sicuro di sè, anzi raggiante. La cinepresa torna lentamente su Cliff pensieroso: lui è la coscienza, lui ha parlato della tragedia (nel senso della catarsi), lui è l’idealismo, perdente a confronto col “realismo” degli altri (Judah, responsabile di crimini; Lester, responsabile di piccoli misfatti), ma portavoce dell’autore, il quale chiaramente ci guida al giudizio e alla condanna, invitandoci al tempo stesso a guardarci dentro, a condannare noi stessi. .
    Il finale ci mostra il rabbino ormai cieco ballare con la sposa biancovestita; poi, su alcuni flash della vicenda appena vista, udiamo la voce di Levy: “Per tutta la vita siamo posti di fronte a scelte morali, alcune di esse importantissime… e noi siamo determinati dalle scelte che abbiamo fatto… La felicità umana non sempre è inclusa nel disegno della Creazione. Siamo solo noi, con la nostra capacità di amare, che diamo significato
    all’universo indifferente… La maggior parte degli esseri umani ha la forza di insistere e persino di trovare gioia nelle cose semplici, nella loro famiglia, e nella speranza che le generazioni future possano capire di più”

    Forse chi non riesce ad immaginare altre possibilità si chiude totalmente sul poco che vede e pecca di presunzione, è come se si mettesse al posto di Dio.

  4. Ringrazio Sara anche per aver corretto il mio errore. Il gangster è il fratello e Judah è un oculista. Avete messo in luce altre due condizioni del “fare il male”. L’azione deve essere decisamente dannosa, come un assassinio ecc., per evitare l’obbiezione di Kara, e “vedere alternative” dovrebbe essere sostituito da “considerare delle alternative effettivamente praticabili”, per andare incontro a Sara. Allora fare il male significa danneggiare qualcuno senza considerare praticabili altre possibilità. Poi purtroppo, contro kara, ci sono alcuni che fanno il male consapevolmente e non sono stupidi, sono banditi.

  5. Il fascino del Lato Oscuro…

    Usa la forza Luke!

  6. alfredo

    Del male riusciamo a percepire soltanto il suo aspetto negativo, ecco perché ci crea un senso di disagio e di indignazione, in sostanza, ne abbiamo paura.
    Sono convinto che il male, in questo mondo di dualità, ha il suo opposto positivo in altre dimensioni che normalmente ci vengono precluse. Discorso inverso, ovviamente, vale per ciò che definiamo “bene”.
    E qual è il comportamento dell’uomo quando viene colpito da questi due misteriosi eventi? Incredibile a dirsi, eppure al bene aggiungiamo altro bene e rafforziamo il male con altro male, alterando sempre più ciò che per sua natura tenta di trovar equilibrio…
    Chissà, forse era corretto il comportamento di Woody Allen…

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