IL VERO “ERRORE DI CARTESIO”

Mio padre mi ha raccontato che una volta parlando con il matematico bourbakista Diedonné aveva cercato di perorare l’importanza del’intuizione rispetto ai puri aspetti logici della matematica. Il matematico francese gli aveva risposto: ma che garanzia ho io che quello che senti tu quando parliamo di questi oggetti è lo stesso di quello che sento io? Questa affermazione è un tipico esempio del “vero” errore di Cartesio, non certo di quello che dà il titolo al peraltro bel libro di Damasio, cioè la distinzione fra anima e corpo. Il vero errore di Cartesio è, invece, nella prima Meditazione, quando egli osserva che, siccome i sensi lo hanno ingannato almeno una volta, non si può più fidare di essi. Il suo errore, cioè. è quello di cercare un fondamento assoluto della conoscenza e di non accontentarsi di quelli parziali che sono di fatto gli unici a nostra disposizione. Come dice bene Neurath, nella famosa metafora, noi siamo come naviganti che dobbiamo riparare la nostra barca in cammino, senza mai poter rientrare nelle acque tranquille e sicure di un porto. Tornando a Diedonné, è ovvio che la descrizione degli aspetti intuitivi è incerta, ma è una potente guida nella matematica. Peraltro, dopo la scoperta dei teoremi di Gödel, sappiamo bene che la matematica non è riconducibile alla logica, ovvero il porto sicuro non esiste. E allora è meglio usare ampiamente l’intuizione, consapevoli dei suoi limiti, come fa largamente Roger Penrose nel suo bellissimo La strada che porta alla realtà.

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5 commenti

Archiviato in FILOSOFIA DELLA SCIENZA

5 risposte a “IL VERO “ERRORE DI CARTESIO”

  1. La conoscenza è la conoscenza del mondo che ci circonda. Tutto prende le mosse da lì; e siccome il nostro legame con esso sono i sensi siamo obbligati a fidarci di loro. L’inganno dei sensi, poi, non è mai tale: i sensi sono passivi, dei recettori. E’ il cervello che si inganna da solo assimilando una cosa ad un modello precostruito non sempre inerente (spesso capita con le percezioni spaziali quando non si hanno riferimenti assoluti e il cervello pone come tali punti che assoluti, ossia molto distanti, non sono).

  2. alfredo

    “Cercare un fondamento assoluto della conoscenza e di non accontentarsi di quelli parziali che sono di fatto gli unici a nostra disposizione”. E già, perché evidentemente l’Assoluto, o meglio la Conoscenza Assoluta, esiste, almeno intuitivamente. E questo “Assoluto che ha tutto e che è tutto” è anche necessariamente “indistinto ed indistinguibile” – Ed è, per sua natura, privo di esperienza del “parziale”, E allora che fa? Manifesta questa necessità attraverso l’invenzione dell’uomo, dandogli sensi e conoscenze solo parziali. Ma l’uomo lo sa, e tente intuitivamente alla sua origine “assoluta”. E cos’è questo movimento che va dall’assoluto al parziale e viceversa? Forse è solo un respiro.

  3. La conoscenza assoluta non può esistere. E’ evidentemente una astrazione. Siccome la conoscenza è informazione per essere assoluta dovrebbe contenere tutta l’informazione di un istante di universo, ma questo equivarrebbe a dire che corrisponde con l’universo stesso. Noi uomini ricerchiamo la migliore simulazione, la miglior teoria generale.

  4. alfredo

    “Siccome la conoscenza è informazione per essere assoluta dovrebbe contenere tutta l’informazione di un istante di universo, ma questo equivarrebbe a dire che corrisponde con l’universo stesso.”
    Bravo!!!! Finalmente!!!!!

  5. Mi sembra che qui siamo d’accordo tutti!

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