GLI STUDIOSI E LA DIVULGAZIONE

C’è una tradizione nell’accademia italiana di penalizzare quegli intellettuali che si dedicano al giornalismo. Per cui, se vuoi fare carriera, uno dei precetti da seguire è: prima diventa professore di prima fascia e poi se vuoi, se sei capace e se hai i contatti giusti, dedicati alla pubblicistica! Questo è senz’altro il risultato dell’invidia e del corporativismo, che però ha due conseguenze, una in fondo buona e l’altra nefasta. In effetti la deontologia professionale dello studioso sembra richiedere che prima di tutto dovresti convincere della ragionevolezza o validità di un tuo punto di vista gli specialisti o almeno parte di essi, dopo di che puoi raccontare i risultati al pubblico più vasto. Spesso invece succede che uno si improvvisa divulgatore di una prospettiva che non ha mai passato il controllo dei suoi pari. Se, ad esempio, Sartori scrive qualcosa sulla democrazia nel Corriere della sera, il lettore comune, anche mediamente colto, non può sostenere a ragion veduta che Sartori è un bravo studioso. Al massimo potrà dire che le sue idee lo convincono. Noi sappiamo però che Sartori è un esperto di questi temi, perché i suoi libri già negli anni Sessanta avevano un riconoscimento internazionale fra gli studiosi di politologia. Questo però non capita, ad esempio, per Odifreddi, che è uno studioso riconosciuto di teoria della ricorsività, ma non certo un filosofo, come si atteggia quasi quotidianamente. In fondo quindi, che gli studiosi mantengano un certo controllo sulla divulgazione scientifica non è sbagliato. Tuttavia c’è anche un altro aspetto. In una società democratica in cui la comunicazione gioca un ruolo fondamentale, divulgare i risultati della propria ricerca è un dovere altrettanto importante di quello di non divulgare risultati che non sono stati accreditati dagli studiosi. Così, pur non condividendo spesso l’approccio un po’ troppo scientista, trovo fondamentale l’attività di riviste come “Le scienze”. Molti intellettuali italiani mantengono un aristocratico distacco che è altrettanto deprecabile del parlare e farsi portavoce di ciò che non è stato sufficientemente meditato.

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5 commenti

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5 risposte a “GLI STUDIOSI E LA DIVULGAZIONE

  1. Condivido tutto, però si scrive Odifreddi
    Smile

  2. Io credo che questo post non renda giustizia della drammaticità della situazione. Chi, come me e la maggior parte delle persone, una volta finita l’universita’ va per la sua strada, perde di fatto ogni possibilità di contatto con la conoscenza accademica.
    I quotidiani, salvo eccezioni, sono un ricettacolo di trombonauti invasati dai loro poteruccoli, mentre le riviste in edicola sono poche e di interesse scarsissimo. In radio si riesce ad ascoltare qualche professore, ma la radio non e’ un media cosi’ agevole (un eccezione e’ radio radicale che permette una ricerca nel suo archivio internet molto buona).
    Sulla bisogno disatteso di informazione si pensi all’esempio dell’inaspettato successo che ha avuto il podcast di Laterza con le lezioni di storia. Nulla di piu’ che registrazioni di belle lezioni, ma evidentemente chi vuole trovare un po’ di qualità non sa dove reperirla.
    Forse saro’ imbranato io, ma quando voglio godermi un po’ di divulgazione, devo sempre andare su internet e all’estero (come i webcast della Berkeley, ad esempio).

    E in tutto questo, non passa giorno che non sento qualche professore insultarne un altro o insultare un giornalista perche’ ha provato a far scendere dalla cattedra qualche nozione.

    ps

    Lo scientismo di Le Scienze e’ talmente dogmatico e irritante che non riesco ad affrontarlo.

  3. Le Scienze è un ottima rivista ed è giusto che sia dogmatica e scientista. Si rivolge a gente che su quello specifico argomento ha già delle conoscenze sufficienti. Io per esempio salto a piè pari gli articoli di medicina perchè sono come l’arabo; leggo invece con gusto quelli di fisica, sebbene a volte debba rivedere alcuni passaggi.

    Sulla divulgazione penso che sia giusto che a farla siano anche studiosi non di massimo livello con teorie ormai comprovate. Non so quanto il giudizio dei pari, che spesso non sono esenti da preconcetti, sia equo e definitivo. Gettiamo la pietra nello stagno e poi vediamo che accade.

    Odifreddi mi piace molto. Ho letto un paio di suoi libri; a volte è come leggere un Umberto Eco più spiritoso. Perchè non definirlo un filosofo? Cosa definisce questa categoria di persone? Io oso ritenermi tale pur non avendo nessun titolo o riconoscimento. La filosofia è uno stato mentale, una disposizione del pensiero, non una casta.

  4. E’ vero c’è troppa separazione fra accademia e sapere divulgativo. Però non capisco perché approvare il dogmatismo. Tu kara scambi la parte per il tutto. Se Le scienze è troppo scientista non vuol dire che sia una cattiva rivista e se è una buona rivista non significa che tutto quello che contiene sia buono!

  5. E’ un errore che commetto quello di confondere e fondere la parte con il tutto.
    Il dogmatismo è utile perché fissa le conoscenze acquisite. E’ lo stato dell’arte. E’ sbagliato però non porsi ulteriori domande e cercare di andare oltre i dogmi. E i dogmi non devono essere difesi a tutti i costi ma essere cambiati di volta in volta, con le conquiste scientifiche.

    Ma se non tutto ciò che Le Scienze contiene è buono, come posso io profano sapere se sto leggendo le idee del futuro o delle turlupinate? Azz, qui mi sono contraddetto e sono venuto dalla tua parte.

    Kara 0 – Vincenzo 1

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