LA BIOCHIMICA DETERMINA I MIEI STATI D’ANIMO

Mio fratello Giorgio mi dice sempre che i nostri stati d’animo dipendono dalla nostra biochimica. Il che è sicuramente vero in parte, perché altrimenti non si capirebbe il fatto che l’alcool e altre sostanze possAno influenzare prepotentemente la nostra psiche. D’altra parte i fattori che agiscono sulla nostra psiche sono molti e fra questi ci sono anche le parole degli altri, le quali agiscono come onde d’aria che incontrano il nostro timpano e vengono veicolate dal nervo acustico e dalla corteccia. Dire che la biochimica determina i nostri stati mentali è un’affermazione fortemente metafisica. Di certo ha un’influenza. Non è ancora stato dimostrato che tutte le mie scelte sono determinate dalla mia costituzione materiale. Nel frattempo io ho la chiara percezione di avere alcune limitate libertà di scelta. L’onere della prova penso che spetti a chi vuole dimostrarmi che tale percezione soggettiva della libertà sia illusoria.

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6 commenti

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6 risposte a “LA BIOCHIMICA DETERMINA I MIEI STATI D’ANIMO

  1. eikan

    Il caso vuole che abbia postato poc’anzi un commento sul relativismo della percezione la realtà neurochimica.
    Sembra un po una questione di uova e di galline, chi è nato prima? E’ indubbio che la percezione venga modificata dal contesto, ad esempio stress o piacere, così come è stata misurata la capacità del cervello di produrre frequenze d’onda differenti da quelle dello stato di veglia, attraverso la meditazione. Il punto è che comunque la traduzione della realtà nel nostro cervello avviene su base chimico/vibratoria. Si traduce in chimica l’emozione suscitata in me da mia figlia ed io a mia volta ritraduco in gesti concreti la mia risposta chimica etc etc. La vibrazione giunge attraverso il suono e si propaga fisicamente anche attraverso l’acqua presente nel nostro corpo, ma qui il concetto di vibrazione comincia a discostarsi un tantino da quello ufficiale. Senza nulla togliere alla libertà soggettiva, ogni elemento della realtà è scindibile in vibrazione e finchè si parla di frequenze ok. Il punto è che anche semplicemente vedendo noi percepiamo vibrazioni differenti, ma non solo a causa della luce/colori. Facendo un esempio: se una persona muta ed una sorda si guardassero solo senza toccarsi, comunque avrebbero uno scambio emotivo interpretando i loro volti. In questo caso che messaggio biochimico c’è stato? Oltre l’olfatto, le frequenze dei colori bastano per spiegare l’interpretazione della mimica? Quello che viene percepito è si una sorta di vibrazione che a sua volta si tradurrà in una realtà neurochimica, ma questo tipo di vibrazione non è indagato dalla scienza. Come al solito ciò non vuol dire che non esista. Personalmente poi sono affascinato dalle analogie che mi fa piacere riscontrare con i miti della creazione dove all’origine c’è il verbo/vibrazione e dalle ricerche sul potere taumaturgico del suono.

  2. e

    ma a questo tipo di argomentazioni non si puo’ semplicemente rispondere con un argomento olistico? Anche se si arrivasse a dimostrare che la biochimica ci determina, noi comunque siamo liberi perche’ la somma della nostra realta’ materiale supera quella realta’ stessa. Questo di piu’ io lo chiamo spirito. Giusto?

  3. Chiamarlo spirito mi sembra sia insufficiente. La biochimica umana produrrebbe lo spirito! Indubbiamente lo spirito è un prodotto che fa parte di un elaborazione complessa nella quale va compresa la biochimica, ma non mi sembra sufficiente, perchè entrano nel gioco delle entità, come le emozioni, che non appartengono a categorie determinate e determinabili. Mentre la vinificazione produce anche la grappa (lo spirito); il processo biochimico produce le emozioni le quali si presentano come sentimenti i cui valori non hanno caratteristiche predittive ai fini comportamentali.
    A mio parere Giorgio,ha parzialmente ragione.
    “I nostri stati d’animo dipendono” ANCHE “dalla NOSTRA biochimica”.
    NOSTRA in maiuscolo perché la biochimica del comportamento è diversa da individuo a individuo. Ma anche qui ci sono delle regole e qualche valore può saltar fuori per scoprire qualche uniformità.
    —————–
    N.B. Sono amatore in sociologia e tutto ciò che si trova a monte del comportamento delle persone in gruppo, mi è ignoto.
    Amatore è un incrocio tra il dilettante ed il cultore.
    L’amatore è quella persona che non capisce di dire delle colossali fesserie perché parla di cose che esulano dalla competenza dello specialista cui sta comunicando.
    Lo dico, perché é da dieci anni in qua che sono amatore in sociologia; nessun sociologo mi ha mai interpellato, né io ne ho cercati perché i loro scritti sono tesi alla sola manipolazione di masse dove le persone sono semplicemente numeri.

  4. No Eugenio, se le molecole determinassero ogni nostro stato d’animo non sarebbe vero l’olismo, perché la somma delle parti farebbe il tutto. Questa in filosofia si chiama “sopravvenienza forte” del mentale sul fisico.

  5. alfredo

    Prendiamo, ad esempio, un immobile grezzo, completamente vuoto, privo di infissi, di servizi igienici, di acqua, di luce, ecc., dotato soltanto di mura perimetrali e copertura. Se decidessimo di viverci, è evidente che andremmo incontro a dei disagi considerevoli, fino a quando non apporteremo all’immobile tutte quelle opere necessarie a renderlo effettivamente abitabile ed in ultimo a dotarlo anche di arredi e suppellettili.
    Sembrerebbe evidente che il nostro stato mentale (di abitante), sia fortemente determinato e condizionato da ciò che funzionalmente ed esteticamente esso possa contenere.
    Eppure sono convinto che il nostro stato d’animo e il nostro senso di libertà, non dipenda affatto dalle cose o dalle loro funzionalità, ma dal “vuoto” ancora disponibile. E questo “vuoto”, che per sua natura non possiede e non deve possedere alcuna caratteristica, è “vuoto” dappertutto ed è tutto uguale, dal vuoto delle particelle subatomiche al vuoto intersellare: accedere al “vuoto” significa accedere al Tutto, all’Infinito.
    E così, quel senso di benessere e libertà che riusciamo qualche volta a percepire, non deriva tanto da ciò che siamo riusciti ad accumulare in casa ( o dentro noi stessi), ma da quell’angolino ancora rimasto “vuoto” (o che siamo riusciti a svuotare) e nel quale – chissà perché – ci piace tanto tuffarci per poterlo riempire di noi stessi.

  6. Le frequenze influiscono sugli stati d’animo!
    M.B.

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