L’OGGETTIVITA’ DELLA MORALE

Certo in tutte le diverse parti del mondo e nelle diverse epoche gli uomini seguono usi e costumi anche molto differenti, ma questo non significa che non ci sia una morale almeno in parte indipendente e oggettiva. Sarebbe come dire che siccome la maggior parte degli uomini pensa che lo spazio sia euclideo, allora esso è veramente euclideo. E invece sappiamo che è più ragionevole ritenere che sia una varietà riemanniana. Sapere quale sia questa morale indipendente è un altro discorso. Se qualcuno arriva dicendo “ecco ho trovato la morale seguitemi!”, di lui bisogna diffidare. Un conto è l’oggettività della morale, un conto il fatto che noi non sappiamo bene quale sia questa morale. Non siamo quindi legittimati ad abbandonare la ricerca del bene solo per il fatto che ogni uomo ha un suo diverso concetto di bene. Inoltre c’è una parziale spiegazione assai semplice della enorme pluralità delle morali. La maggior parte di noi vive quello che Feud chiamava il conflitto fra es e superego, cioè fra le pulsioni e la morale che ci è stata inculcata. Teniamo però presente che la morale che ci è stata inculcata è frutto spesso di una convenienza. I genitori di un eschimese insegnavano al figlio che è giusto offrire la moglie all’ospite perché avevano il problema di rimescolare i geni, mentre il siciliano ammazzava la moglie adultera perché può risolvere altrimenti questo problema. Dunque i costumi che sono così diversi lo sono anche per convenienza. Non solo, ognuno si adatta la sua morale in base al proprio vantaggio singolare. Dunque tutte queste morali che circolano non sono il frutto di una seria riflessione, ma dei nostri diversi desideri e propensioni. Possiamo serenamente continuare a ragionare su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

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18 commenti

Archiviato in FILOSOFIA MORALE

18 risposte a “L’OGGETTIVITA’ DELLA MORALE

  1. alfredo

    Mi pare di aver capito che tu non condivida il fatto che ognuno adatti la sua morale in base al proprio vantaggio singolare, desiderio o propensione, e auspicheresti invece che questa (morale) fosse il frutto di una seria riflessione.
    Ebbene, trovo giusto e conveniente questo tuo desiderio, anche perché scaturisce dal fatto che tu, per mestiere o propensione, sei uno abituato a riflettere e ragionare…

  2. Penso che l’oggettività della morale non possa trovare conferma della sua esistenza trovando risposte a domande direttamente sulla morale, ma unicamente a domande derivate da un quesito antropologico: “Cos’è l’uomo?”
    Dando una definizione a questa domanda si potrebbe indicare una via, il giusto, il necessario, per realizzare la condizione di essere umano nella sua più grande pienezza. Considerando che gli esseri umani sono diversissimi nelle loro individualità, ma eccezionalmente uguali a uno sguardo globale, ritengo che esistano due piani relativi alla morale:
    – la morale condivisa e oggettiva, che discende dalla stessa condizione di umanità.
    – la morale individuale che discende dalla nostra esclusività, come essere ognuno irripetibile, su questa terra.
    Osservo però che a livello di realtà non venga confermato nessuno dei due principi. Il primo non viene accettato perchè non siamo in grado di accettare di essere tutti figli della stessa madre, il secondo perchè non possiamo accettare di avere tutti padri diversi.
    In merito all’auspicio di una riflessione condivisa sul tema della morale, lo percepisco come un bisogno impellente. Non esistono solo morali culturali, ma anche morali subculturali e ancora subsubculturali (esiste la morale occidentale, la morale italiana, la morale lombarda, la morale lavorativa, la morale di una data organizzazione, di una classe lavorativa ecc) esiste una frammentazione della morale che va di pari passo con la presunzione di affermare la correttezza del proprio gruppo di appartenenza. Comunque non è questo che mi spaventa, piuttosto l’assunto postmoderno dell’essere sempre performante, perseguito nella frammentazione identitaria.
    Io devo essere massimamente avvocato con gli avvocati, massimamente psicologo con gli psicologi, massimamente operaio con gli operai. Da ciò ne consegue che devo assumere massimamente la morale di ogni gruppo sociale o culturale, andando nella direzione opposta rispetto a una morale condivisa, perchè nel momento in cui sono disposto a cambiare continuamente abito alla mia morale ne consegue che questa non è poi cosa molto importante per me.

  3. Forse andate troppo in fretta per le mie modeste e poco agili facoltà di ragionare. Scusate ma in fatto di morale, sono tetragono. La morale ha quattro aspetti e tutti devono funzionare in senso armonico:
    1. morale personale e civile;
    2. morale economica;
    3. morale sociale;
    4. morale antropologica.
    La testa del bruco di Alfredo DEVE possedere in sè un’etica tetravalente; il legislatore: un’etica trivalente; un’operatore economico: un’etica bivalente; la persona che va a spasso per strada in tram, in auto o a piedi: un’etica monovalente.
    Quando il cittadino va a votare, DEVE assumere un’etica tetravalente.
    Credo che questa classificazione non contraddica il pensiero di Vincenzo.

  4. sara

    Condividendo il pensiero di Cesare mi sono venute in mente alcune cose: non è cosa da poco osservare che gli uomini di diverse latitudini e epoche storiche, siano arrivati ad una medesima conclusione formulata nei due interdetti fondamentali: quello dell’omicidio e quello dell’incesto, quasi che l’intuizione comune fosse stata dobbiamo preservare la vita e quindi…; poi è chiaro, da questi due interdetti sono venuti tutti gli altri, se l’altro non lo posso uccidere, in qualche misura se gli rubo la mucca o se dico il falso sul suo conto lo “uccido”, quindi non rubare e così via. Mano a mano che scendiamo alle regole del vivere sociale, è chiaro che i valori riconosciuti di volta in volta hanno suggerito appunto quali regole dovevano essere rispettate per difendere quel dato valore, e sappiamo bene come i valori che una società può decidere di difendere sono solo alcuni, e quello che per noi un tempo era fondamentale oggi potrebbe non esserlo più, realmente, perché potrebbe non esserci più bisogno di difenderlo dal momento che è entrato nel comune sentire. In realtà le cose sono molto più complesse! Tornando al discorso dell’oggettività della morale l’unica cosa che ritorna nei miei pensieri è la parola :Ascolta. Me ne accorgo a partire dalle relazioni che mi costituiscono: sono madre, moglie, insegnante, amica ecc..La mia fatica ad essere giusta, ad agire moralmente dipende in larga misura dalla mia incapacità, o poca capacità ad ascoltare. E quando ascolto, mi accorgo paradossalmente di raggiungere anche me stessa, di accorgermi anche di me stessa. Chissà, l’oggettività di cui parla Enzo mi ha fatto pensare a qualcosa che debba essere ascoltato, a qualcosa che già c’è e non sia da inventare. Un ultima parola sulla morale a 4 direzioni di Piero; è un bel casino, non credo, almeno a partire dalla mia piccola esperienza, che si possa arrivare all’armonia e al rispetto totale delle 4 dimensioni simultaneamente, penso sia molto più complesso, sofferto e drammatico riuscire anche solo a tener presente tutti gli aspetti, la scelta è sempre anche un taglio, dunque sempre dolorosa più che armonica, almeno per me.

  5. Come sempre io sto dalla parte dell’oggettività, dell’esistenza di una qualche morale assoluta che dobbiamo soltanto palesare. Dice giustamente Sara che tanti differenti popoli hanno raggiunto le medesime condizioni; sicché si può presumere che la mente umana ragioni allo stesso modo circa certe questioni. Il perché accada non ci interessa in questo caso.
    Questa morale assoluta potrebbe dunque essere la somma dei minimi comun denominatori di tutte le morali “locali”.

  6. Ralph Waldo Emerson:
    “Nela vita, passi il tempo a guardarti dal danno che il vicino della porta accanto, ma viene un giorno nel quale ti rendi conto del danno che tu stesso gli procuri. Quel giorno gli chiederai di condividere una norma comune di comportamento.”
    Ho sentito questa citazione qualche giorno fa e penso che non corrisponda testualmente così come è scritta.
    Comunque ritengo che, dal senso si possa evincere che l’ogettività dell’etica nasce dalla necessità di convivere, da una parte e, dall’altra, di supplire alla mancanza di amore condiviso.

    Perchè penso che l’etica abbia quattro direzioni?
    Perchè tutto dipende da chi è il vicino:
    1. tu stesso nel rapporto con gli altri:
    2. il tuo gruppo sociale nel rapporto con gli altri gruppi
    3. la tua nazione con le altre nazioni
    4. l’essere umano nel quale noi tutti siamo inglobati

  7. Riporto un detto di Ralph Waldo Emerson così come l’ho sentito qualche giorno fa:
    “Nella vita, passi il tempo a guardarti dal danno del vicino che abita alla porta accanto, ma viene il giorno nel quale ti rendi conto del danno che tu stesso gli procuri. Quel giorno gli chiederai di condividere una norma comune di comportamento.”
    Ritengo che, da questa frase, si possa evincere che l’oggettività dell’etica nasca dalla necessità di convivere, da una parte e, dall’altra, di supplire alla mancanza di un amore condiviso.
    ———
    Perchè penso che l’etica abbia quattro direzioni?
    Perchè tutto dipende da chi è il vicino:
    1. tu stesso nel rapporto con gli altri:
    2. il tuo gruppo sociale nel rapporto con gli altri gruppi
    3. la tua nazione con le altre nazioni
    4. l’essere umano nel quale noi tutti siamo inglobati
    L’etica è unica ma ognuno ha un proprio percorso etico da condividere con gli altri
    ——-
    Questo commento sostituisce il precedente. Prego Vincenzo di eliminarlo, se gli è possibile. E’ stato un incidente.

  8. X Sara: credo che una morale oggettiva, come sostiene Pietro, non può nascere che dalla condivisione, ma cosa è così comune da poter essere condiviso se non l’umanità, l’essere tutti esseri umani? Sono d’accordo con te riguardo alla ricerca di leggi comuni, accettate senza codici, ma l’incesto è contro natura… siamo esseri incestuosi!Freud dice che maggiore è la proibizione, maggiore è il desiderio proprio sul tema dell’incesto. E’ riprovevole ma la morale oggettiva, a mio parere, non deve discostarsi dall’essenza di umanità che è in tutti noi. Una sorta di buon se lavaggio alla Rousseau e l’omicidio, a differenza dell’incesto, discende dall’essersi allontanati dallo stato di natura. L’uomo per natura non ucciderebbe (sempre parere personale), ma in questa società si.
    X Pietro: condivido la tua segmentazione in morali differenti e ne condivido 2 su 4. Il punti 2 e 3, quello relativo alla nazione e alla formazione di gruppi sociali, non lo comprendo a fondo.
    Seppur siano pienamente sensati e siano anche condivisibili credo rispondano a una logica violenta. Mi spiego: i principi 1 e 4 richiamano l’essere uguali, essere tutti uguali, mentre i punti 2 e 3 si fondano sulla differenza e la diversità. Come posso condividere se creo dei gruppi artificiali che si percepiscono come differenti su criteri fittizi? Credo che il principio di nazione contraddica il punto 4, la nazione è un concetto anti visione univoca dell’essere umano.

  9. scusate l’italiano ma ho scritto di getto.ciao

  10. x Sara.
    La risposta che ti da piccochiu è la stessa che uso ora per rispondergli.
    Dice “L’uomo per natura non ucciderebbe (…), ma in questa società si” comporta il principio morale di “non uccidere” che deve essere condiviso da tutte le persona e dall’umanità intesa come istituzione.
    x piccochiu.
    Se l’ONU avesse il governo del mondo e l’umanità coltivasse una sola religione, la violenza e le diversità cui tu fai accenno non sussisterebbero.
    Le direttrici etiche 2. e 3. verrebbero assorbite in 1. e 4., con la trasformazione delle Nazioni in Associazioni regolate da principi di sussidiarietà.
    Questo è il sogno di pace universale.

  11. Ragazzi mi fate girare la testa. Dite troppe cose e faccio una gran fatica a rimetterle in ordine. C’è il disagio delle mille morali di cui parlate, però, come dicevo, questo non significa che non ci sia la morale. Mettersi in ascolto per cercare di capire quale sia, ben sapendo che non ci riusciremo mai fino in fondo.

  12. Ottima l’osservazione di Alfredo, anche dare molta importanza al ragionare è una visione parziale che a me conviene, perché passo il tempo a ragionare. Toccato!

  13. Perchè c’è la morale?
    Quali di queste frasi non sono vere:
    1. La morale è una peculiarità antropologica.
    2. La morale esiste perchè l’uomo sa distnguere tra azioni buone e azioni cattive.
    3. Solo gli uomini sanno di fare il male.
    4. Il bene non è l’opposto del male.
    5. Oliver (il Labrador, mio coetaneo di 12 anni) mi ama e mi fa tanto bene.
    6. Ogni essere vivente ha la sua morale.
    7. Ogni famiglia ha la sua morale.
    8. Ogni forma sociale o politica ha la sua morale.
    9. Ogni nazione ha la sua morale.
    10. L’ONU ha la sua morale.
    11. Feynman è utile per spiegarci quale sia la sua morale e potrebbe esserci di grande aiuto per farci osservare come interagisce che il mondo che lo circonda, ma non potrebbe mai imporci un comportamento in contrasto con l’etica della società cui appartiene.
    Tutto quanto precede a prescindere dai diritti e dai doveri e dalle leggi che li regolano.

  14. ALFREDO

    La frase che ha più probabilità di essere vera è questa:
    ” Commento di pibond — Ottobre 17, 2008 @ 3:46 pm ”

    Morale: la verità si cela dove meno te l’aspetti.

  15. Ho chiesto:
    Perchè c’è la morale?
    Quali di queste frasi non sono vere:
    ……..
    non “quale frase che ha più probabilità di essere vera”.

    “La verità si cela dove meno te l’aspetti” è banale e non risponde alla mia domanda.

  16. ALFREDO

    x Pibond.
    Ho capito, Pietro, adesso ci riprovo a rispondere prendendo atto dei tuoi rilevi:

    1) La frase vera è questa:
    “Commento di pibond — Ottobre 19, 2008 @ 4:16 pm”

    2) Quella non vera è quest’altra:
    “La verità si cela dove meno te l’aspetti” è banale e non risponde alla mia domanda”

    3) Esiste la morale perché esiste l’immoralità.

  17. Vedo se riesco a capire ciò che vuoi dire.
    Il mio cane si chiama Oliver. Esiste Oliver ed esiste il cane.
    Il mio cane non si chiama Oliver. Non esiste Oliver ed ho il dubbio che i cani esistano.
    Il contrario di cane il “non cane”.
    Credo che il ragionamento non funzioni, perchè declamare l’inesistenza del cane perchè molti cani, tra cui il mio, non si chiama Oliver è una grossa sciocchezza.
    Tuttavia, si dà caso che il mio cane si chiama Oliver e tutto va a posto, anche perché ho sentito altre persone chiamare il loro cane Oliver.
    Oliver esiste e il cane esiste. Il non cane è un’altra cosa, un gatto, una pulce, un ramarro, il vaso di zia Caterina ecc.
    —————-
    Vediamo se la cosa funziona così anche per la moralità.
    Io sono morale perchè il mio comportamento è etico. Quindi: la morale esiste.
    Alfredo è immorale (… te la sei cercata!) perchè il suo comportamento non è etico. Quindi Alfredo è immorale.
    Dal tutto si deduce che esiste la morale perchè esiste l’immoralità oltre al fatto che Alfredo è il negativo di Piero.
    Ma è vero anche il viceversa e cioè che Piero sia il negativo di Alfredo perchè l’etica di Piero e di Alfredo sono contrastanti tra loro, quindi che Alfredo pensi di essere morale e Piero, invece immorale.
    Caro Alfredo, ti voglio tanto bene, ma pensare che io esisto perché tu esisti, la cosa mi resta moto indigesta e se, stanotte non dormirò, ti citerò per danno biologico (peso più di 70 chili, datti una regolata!).
    —————–
    Ciò vuol dire che definire una cosa col suo contrario è molto interessante, ma spesso è una solenne fesseria.
    ——————
    Invito tutti a leggere “L’uomo e il pollo”.
    http://www.pibond.it/argomenti/pecunia_e_moneta/pecunia_e_moneta.htm
    Accetto proposte per continuarlo.

  18. ALFREDO

    La dualità essere/non essere permea tutte le cose, compresa l’etica e la morale.

    Quando da distanza fra le due cose è nulla, quando l’esistenza e la non esistenza
    coincidono, allora è il mondo reale.

    Sono le parole che fanno la differenza, Pietro, sono soltanto le parole a definire questo mondo di illusioni, così come viene percepito da corpo e mente.

    Solo quando pronunci Oliver, allora appare il tuo cane.
    In caso contrario, Oliver non esiste come essere distinto e separato dal resto del mondo, ma va a far parte dello sfondo indefinito ed indefinibile di tutto ciò che pronunci istante per istante e che è diverso da Oliver.

    Prova, è semplice, potrai contatarlo tu stesso.

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