I PRIVILEGI DEI DOCENTI UNIVERSITARI

In questi giorni circola sui giornali un’ennesima campagna stampa contro i docenti universitari e i loro presunti privilegi, soprattutto da parte della destra, che così giustifica i forti tagli alla spesa per la formazione universitaria statale che ha messo in cantiere. Dal punto di vista economico i nostri stipendi sono piuttosto tristi. E’ vero che un professore ordinario a fine carriera può arrivare a guadagnare 4000 euro, mentre un operaio bene che gli vada ne guadagnerà 1500, ma per raggiungere quel livello occorre superare molti concorsi e raggiungere una notevole specializzazione. Teniamo conto che un primario a fine carriera guadagna il doppio e non si può dire che sia più specializzato, al massimo alcuni direbbero che è più utile. Il che nell’immediato è vero, ma alla lunga non credo che la formazione sia meno importante della salute. Inoltre negli altri paesi europei lo stipendio dei docenti universitari è significativamente maggiore che da noi. Detto questo, occorre però aggiungere che i privilegi in effetti ci sono, ma non sono di carattere economico. Di fatto lo Stato italiano non chiede quasi nulla a noi docenti, il che è la manna per avvocati, medici, architetti e ingegneri, i quali, pur essendo professori, passano la maggior parte del loro tempo nei loro studi privati guadagnando cifre rispetto alle quali lo stipendio da prof. è irrisorio. Questo è il vero privilegio. Rispetto a esso i docenti che si occupano di formazione di base, cioè biologi, fisici, storici, matematici, filosofi, letterati ecc. sono in una situazione di grave imbarazzo. La maggior parte di loro fa solo ricerca e didattica, dando all’istituzione in media molte più ore di lavoro e guadagnando esattamente come i loro omologhi delle altre discipline.

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20 commenti

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20 risposte a “I PRIVILEGI DEI DOCENTI UNIVERSITARI

  1. alfredo

    Ma daaiiii, professore, certi privilegi sono cose da prendere con filosofia…

  2. Caro Vincenzo, non dia retta al patafisico Alfredo! All’ultimo suo commento sul mio blog sul tema “I tempi della libertà”, gli ho risposto che scrive roba per gonzi.
    Il guaio è che individui di tal fatta, sotto la copertura dell’anonimato, non consentono di trattare gli argomenti in modo serio. Sono come quelli che intervengono nelle aule universitarie solo per disturbare o per sviare il discorso su tematiche inconferenti.
    Non scrivo per giustificarlo, ma per valutare l’opportunità di non accettare più l’anonimato sui nostri blog.
    Io ho attivato la funzione “moderazione” e, da quanto vedo scritto in questo suo intervento, cestinerò ogni ulteriore suo commento sul mio blog.
    A futura memoria qui riproduco quello che ha scritto e ciò che gli ho risposto.

  3. Dal blog di pibond.
    Anonimo ha detto…
    Ciao, sono alfredo.
    L’uomo re nella natura?
    L’uomo, semmai, sarà soltanto il re di sé stesso, finché si considera separato dall’ambiente che lo circonda.
    Questa illusione deriva dal fatto che nel cosmo, dove tutto gira, l’ego non trova punti di riferimento fissi, se non in sé stesso, e quindi si autonomina re ponendosi al centro del mondo.
    Questa posizione, però, lo imbarazza un pò, perché si rende conto di non poter conoscere né controllare quasi nulla, e spesso neppure sé stesso.
    E allora cosa fa?
    Racimola un pò di facile umiltà, e, al suo “io” aggiunge una piccola “d”, creando così un alter ego che chiama “dio” a cui delega il governo di tutto ciò che a lui è impossibile conoscere e governare.
    Ovviamente anche quel “dio” non sa nulla di niente, anzi è anche sordo, muto e cieco, ma, abilmente manovrato come una marionetta dall’uomo che lo ha immaginato e creato, acquista tutti i poteri possibili immaginabili, che ovviamente sono e restano inaccessibili all’uomo-creatore.
    Sulla creazione di questo “dio”, qualcuno più sveglio di altri, ha fondato il proprio potere per il controllo su altri uomini.
    Buonanotte, Pietro.
    11:42 PM, ottobre 12, 2008
    ——————————

    Pietro ha detto…
    Buongiorno Alfredo,
    Dio ci ha creati senza imprimere nel nostro DNA il suo marchio di fabbrica. Ci ha lasciati nel dubbio: solo con la fede possiamo superarlo, mentre la ragione ci lascia nel dubbio che cresce in proporzione geometrica all’aumentare della conoscenza.
    Sino al secolo dei lumi la scienza ha visto aumentare lo spazio della fisica e diminuire quello della metafisica. Da allora, molti hanno pensato che l’uomo avrebbe, prima o poi, annullato la necessità della giustificazione metafisica dei fenomeni sperimentalmente non riproducibili, sino al punto di credere al pieno dominio sull’universo mondo e che navigare nello spazio ennedimensionato (cosa assai probabile dopo la navigazione aerea, subacquea e spaziale a tre dimensioni) sia la vera ragione del nostro esistere. In realtà la scienza ha trovato un nuovo confine: non più la metafisica, ma la patafisica quella che spazia nella tua fervida mente e che stimola la mia per rendermi solo ragione della tua.
    “La patafisica, termine coniato dallo scrittore e drammaturgo francese Alfred Jarry, fu definita “la scienza delle soluzioni immaginarie e delle leggi che regolano le eccezioni”. La patafisica è la pratica delle eccezioni alle teorie e di tutti i metodi della moderna e passata scienza, spesso è espressa con un linguaggio apparentemente nonsense. La patafisica ha le sue regole che inglobano tutte le possibilità immaginifiche possibili. Negli intenti di Jarry, era una maniera personale ed anarchica per spiegare l’assurdità dell’esistenza e la sua infondabilità (da Wikipedia)”.
    Insomma caro Alfredo: patacche per gonzi.
    11:13 AM, ottobre 13, 2008

  4. Per quanto riguarda il tema di questo post, non ho nessun commento da proporre se non quello di condividere in pieno ciò che scrivi.
    Vorrei solo rilevare che le risorse oggi sono da ricercare solo nell’eliminare gli sprechi incommensurabili della gestione pubblica.
    Ritengo che la popolarità di Brunetta sia assai significativa al riguardo e tu ne dai già ampia testimonianza dicendo non “occorre però aggiungere che i privilegi in effetti ci sono, ma non sono di carattere economico”.
    ———-
    Se il docente più fortunato restituisse il privilegio all’università, non è che anche il beneficio economico subirebbe un analogo trasferimento?
    ———-
    Non è che l’università avrebbe più risorse per compensare i docenti che raccolgono attorno a sé i maggiori interessi culturali?

  5. Spero di non offendere nessuno quando dico che però io un po’ “la destra” la capisco.

    Tu fai giustamente un riferimento al fatto che la formazione non conti meno della salute: sono cento volte d’accordo.

    Credo però che il giudizio negativo sul fatto che un professore universitario guadagni 4000 euro sia fondato non tanto su motivi “ideologici” quanto sullo squallore che mediamente il “lavoro” di detti professori rappresenta.

    Nella mia esperienza universitaria, ho visto ogni genere di cosa. Ho visto professori obbligarmi a comprare loro libri lunghi 45 pagine, di cui 30 di citazioni, al costo di copertina di 60 euro. Ho passato interminabili ore in aula ad ascoltare tali professori leggere svogliatamente 3 pagine di libro, per poi dirci di studiare per conto nostro le altre 30. Sempre che dopo 6 righe non chiamassero l’assistente a proseguire mentre si “allontanavano per una telefonata importante”. Di 45 minuti ovviamente.
    Ho visto professori assegnarmi un titolo per la tesi di laurea per poi rendersi irreperibili per 4 settimane di ricevimento, e alla quinta quando finalmente si sono degnati di ricevermi rispondermi “lei chi è? mi scusi, ho già troppe persone per questa sessione”. Ho dovuto correggere la tesi di laurea di mia sorella perchè la sua relatrice gliela ha rispedita con “correzioni all’indice e alla bibliografia. Confido che saprà seguire queste linee guida per il resto del testo”. Ad una settimana dalla consegna.
    Sono stato ad appelli che dovevano iniziare alle 15 e finire alle 18, in cui il professore si è presentato alle 15.45 e ci ha annunciato che avrebbe interrogato 10 persone (ovviamente i suoi seminaristi) perchè doveva essere in ufficio per le 17. Sia benedetto il doppio lavoro. Ho perso il conto delle volte in cui il mio amore per la conoscenza e l’amor proprio verso lo studio è stato preso a schiaffi da professori che parlavano al telefono mentre mi interrogavano, o chiacchieravano con assistenti e personale vario. Una volta un mio professore di Diritto Amministrativo mi ha fatto una domanda, poi si è alzato, mi ha detto “continui a parlare, torno subito”. Tre minuti dopo è tornato, mi ha guardato, ha detto “Già finito? 24”.

    Sono sicuro che ci sono delle perle in mezzo a tutto questo. Sono certo che ci sono grandi insegnanti ed educatori nell’università italiana che combattono il sistema e amano il loro lavoro. Ma ti assicuro che la mia esperienza, quella dei miei fratelli, e della maggior parte dei miei amici è che mai, usciti dal liceo, ci saremmo potuti aspettare di vedere cultura e formazione umiliate, derise, sfruttate e calpestate come abbiamo visto fare in università, e per la maggior parte dai nostri professori. Ripeto, credo ci siano grandi insegnanti che meritano il nostro rispetto, ma tutto lo squallore che ho visto mi ha lasciato un sapore amarissimo in bocca.

  6. alfredo

    Buon giorno Pietro, devo ammettere che i tuoi tentativi di catalogarmi sono un vero spasso!
    Visto che mi hai presentato al professore, ritengo di dover riepilogare l’elenco degli appellativi che mi hai affibiato, così come si può rilevare sui tuoi ultimi due post del tuo blog:

    1) Prototipo di ognuno.
    2) Liberal popolare.
    3) Ben accetto agli altri.
    4) Vicino ai musulmani.
    5) Agnostico.
    6) Qualunquista.
    7) Luterano.
    8) Antiveltroniano.
    9) Vincolo e non sparpagliato.
    10) Dovrei tagliarmi i baffi.

    Ed ora, dulcis in fundo, mi hai onorato di queste 40 righe di testo per spiegare a tutti che sono anche “patafisico” e “patacche per gonzi”,
    mentre hai dedicato soltanto 8 righe di commento al professore.

    Pietro, Pietro…
    Sei fortunato perché il professore prenderà tutto con filosofia. E’ il suo lavoro!

  7. Non ho ben capito dove vuoi andare a parare, Vincenzo.
    Comunque concordo con il Mendicante: troppe volte ho visto come il professore universitario, che ad ingegneria solitamente fa anche consulenze per ditte esterne, tratta lo studente come una pezza da piedi. Un lauto stipendio deve giustificarsi con i risultati, la soddisfazione degli allievi, la reale bravura nell’insegnamento.

  8. alfredo

    X karagounis e il mendicante.
    L’atteggiamento dei professori da voi lamentato, è proprio ciò che serve per preparare gli allievi alle amare e dure prove della vita reale: dovrebbero essere pagati di più proprio per quello.

  9. sono pienamente in accordo con te

  10. Alfredo, stai dicendo una emerita stro….
    Chi vede la vita reale come un susseguirsi di prove e difficoltà non ha capito molto. La vita va guidata e non seguita; io non ho incontrato grandi difficoltà, ma ho superato delle prove e ne sono uscito migliorato. Ma non per questo ho perso il mio ottimismo. Se dovessi vedere difficoltà ovunque me ne starei rintanato in caso per sempre.

    L’atteggiamento di certi professori è da denigrare perchè irrispettoso degli sforzi altrui: se uno studente già sapesse tutto, come molti di loro pretendono, che cavolo ci andrebbe a fare a lezione? Poi io sono il primo a dire che gli studenti non hanno nessun diritto di scegliere come dovrà essere la scuola perché loro devono limitarsi a studiare ed imparare al meglio. Tuttavia l’insegnante deve saper trasmettere la sua conoscenza e non soltanto farla cadere dall’alto con superiorità.

  11. alfredo

    x karagounis78 –
    Concordo con Lei, dott. Karagounis, riconosco che la mia era soltanto una emerita stro…e vorrei ringraziarLa di cuore per avermelo fatto notare così rudemente.
    E’ mia convinzione che questa sua dura critica nei miei confronti, certamente mi tornerà utile, nel caso in cui mi venissi a trovare nelle condizioni di dover esprimere un parere, magari in situazioni più importanti e decisive sia per la mia persona che per la collettività.
    Le auguro ogni bene e spero Lei voglia ancora onorarmi delle sue delucidazioni… 😉

  12. Non mi piace come il tema proposto da Vincenzo sia trattato sino a questo punto. Non mi piace perchè è avvilente constatare lo stato di frustrazione che il corpo dei docenti offre agli studenti e al mondo esterno.
    ———–
    Per favore, date una mano alla Gelmini per rimettere a posto le cose. Mi pare che le sia stata conferita l’autorità sufficiente per operare nel senso giusto.
    I docenti si valutino e si contino tra loro: la loro autorità dovrebbe essere scientificamente valutabile o no? Lo stesso facciano gli studenti. Chi studia con profitto bada ai fatti suoi e non manifesta.
    Ebbene, brava gente, continuate a non manifestare, ma contatevi e fatevi sentire col vostro voto, quando richiesto.
    ———–
    L’Università deve godere di una forma di extraterritorialità dove il potere è esercitato dal Rettore, che è il garante della legalità.
    Nelle università non dovrebbero entrare né religiosi, né ideologi, né politici e tantomeno la polizia, se non su espressa richiesta del Rettore.
    Come da sempre, credo.

  13. ALFREDO

    X pibond – Scusa ma non capisco il senso di ciò che affermi quando dici che nelle Università non dovrebbero entrare né religiosi, né ideologi, né politici.
    Ma i religiosi, gli ideologi e i politici, non sono diventati tali proprio perché hanno frequentato le Università?

  14. Volevo significare che nelle università non predichino religiosi, ideologi e politici. Costoro stiano solo ad ascoltare o, se invitati, per pronunciare una loro lectio magistralis!!
    Idem per la polizia, a supporto del Rettore, per mantenere l’ordine e la legalità intra moenia.

  15. ALFREDO

    Ma, Vincenzo!
    Perché ti lamenti che avvocati, medici, architetti e ingegneri guadagnando cifre rispetto alle quali, i docenti che si occupano di formazione di base, cioè biologi, fisici, storici, matematici, filosofi, letterati ecc., sono irrisorie?
    Se proprio ti senti di dover vantare gli stessi loro diritti, puoi sempre farli valere nelle sedi opportune rivolgendoti ad un avvocato.
    Se poi le lungaggini e l’incertezza di un eventuale ricorso amministrativo ti dovessero procurare fenomeni di insonnia o irritabilità, puoi sempre rivolgerti ad un medico specialista di tua fiducia.
    Secondo me, la tua onorabile professione svolta all’interno dell’edificio universitario (progettato da architetti ed ingegneri), ha già quanto la società in cui vivi sia disposta ad offrire.
    Niente, però, ti vieta, di scegliere un’attività diversa, magari meno gratificante ma più remunerativa:
    per un filosofo con la mente aperta come te, cambiare non sarà poi così difficile…

  16. ALFREDO

    Per pibond che scrive: – “volevo significare che nelle università non predichino religiosi, ideologi e politici. Costoro stiano solo ad ascoltare o, se invitati, per pronunciare una loro lectio magistralis!!
    Idem per la polizia, a supporto del Rettore, per mantenere l’ordine e la legalità intra moenia”

    +++++

    Credo di aver capito ciò che vuoi dire: secondo te le Università dovrebbero essere un luogo riservato come le chiese, le sedi di partito e le caserme, perché solo così sarebbe garantita la libertà di pensiero. Sbaglio?
    Una domanda, pibond: ma quelli che hanno manifestato nel 1968, non sono gli stessi che poi ci hanno governato e che ci governano?

  17. Se cambieranno i Rettori che invitano i facinorosi, come spero, i sessantottini e mangiapreti spariranno dalla circolazione.
    Poi la moda del sessantotto va scemando rapidamente.
    Piuttosto temo che si stiano diffondendo ideologie peggiori, ma la cosa esula dall’argomento dei privilegi dei docenti.
    Conumque, Alfredo, se non dici da che parte stai, le tue argomentazioni sono molto semplicemente argute ma scassa cazzo.

  18. ALFREDO

    x pibond –
    Mi spiace Pietro, ma non ho elementi necessari e sufficienti per rispondere alla tua incessante domanda con la quale mi chiedi chi sono e da che parte sto.
    Perciò continua pure a dire e pensare di me ciò che vuoi: l’importante è che ti faccia sentire bene.
    Buona serata 🙂

  19. Mi spiace che un docente universitario riproponga i soliti stereotipi sugli universitari che si sentono in giro.
    Sicuramente ci sono avvocati, commercialisti e ingegneri (come sono io) che passano più tempo nei propri studi che all’Università, così come conosco filosofi o letterati che si presentano all’Università una volta al mese. Tuttavia le generalizzazioni costituiscono uno dei peccati maggiori nei quali si possa incorrere, che possono portare a conseguenze sciagurate.

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